Curiosità

Sapete chi era Betty Broadbent?

Betty Broadbent nota come “Venere tatuata”, è considerata la donna tatuata più fotografata del XX secolo. Nel 1981 è stata la prima persona a essere inserita nella Tattoo Hall of Fame, istituita per celebrare le figure più influenti e pionieristiche nel mondo del tatuaggio.

Tra il XIX e il XX secolo era frequente che le persone tatuate trovassero impiego nei circhi per esibire il proprio corpo come forma d’arte e attrazione spettacolare. Con il passare del tempo, tuttavia, l’interesse per questo tipo di esibizione iniziò a diminuire, anche se la diffusione dei circhi e dei cosiddetti side show continuarono a richiamare pubblico fino agli anni Cinquanta.

Tra gli anni Venti e Trenta gli artisti tatuati raggiunsero l’apice della popolarità. Le donne, in particolare, ottenevano spesso un successo maggiore: il pubblico, infatti, sembrava attratto dal contrasto tra l’immagine tradizionale di femminilità, associata a grazia ed eleganza, e l’aspetto sorprendente, talvolta percepito come misterioso o esotico, conferito dai tatuaggi estesi sul corpo.

Molte performer alimentavano questa fascinazione costruendo racconti sensazionalistici sulle proprie origini, parlando di rapimenti o tatuaggi imposti con la forza. Narrazioni di questo tipo risultavano spesso più efficaci, sul piano commerciale, rispetto alla semplice verità di una scelta volontaria.

Non tutte, però, adottarono questa strategia. La più celebre donna tatuata della storia, Betty Broadbent, costruì la propria carriera su una presentazione diretta e trasparente della sua arte, ottenendo ampio riconoscimento.

Il suo interesse per i tatuaggi nacque a quattordici anni. Mentre lavorava come tata ad Atlantic City conobbe Jack Redcloud, che la presentò al tatuatore newyorkese Charlie Wagner, autore dei suoi primi tatuaggi. Fu proprio Wagner a introdurla nell’ambiente circense e, grazie alla mediazione di Clyde Ingalls, Betty ottenne il suo primo ingaggio.

Nel 1927 il suo corpo contava già oltre 565 tatuaggi. Si esibì con il Ringling Brothers and Barnum and Bailey Circus nel ruolo di “Signora Tatuata”, pubblicizzata come “Venere Tatuata”. Con il tempo ampliò le sue competenze, imparando a cavalcare buoi, cavalli e muli, arricchendo così le proprie performance.

Parallelamente apprese il mestiere di tatuatrice e lavorò in studi a Montreal, San Francisco e New York. Nel 1937 iniziò tournée internazionali con circhi indipendenti in Nuova Zelanda e Australia. Tornata negli Stati Uniti, continuò a esibirsi fino al 1967, anno del ritiro dalle scene con il Clyde Beatty Circus.

Nel 1939 partecipò a un concorso di bellezza al New York World’s Fair 1939, il primo trasmesso in televisione. Pur non vincendo, attirò grande attenzione mediatica e contribuì a mettere in discussione gli stereotipi sull’immagine femminile, dimostrando che le donne potevano essere più di ciò che sembravano in superficie.

Continuò a esibirsi come Venere Tatuata per molto tempo dopo che la maggior parte degli artisti tatuati avevano abbandonato lo spettacolo e non si ritirò dal palcoscenico fino all’età di cinquantotto anni, lasciando il suo ultimo lavoro con il Clyde Beatty Circus nel 1967.

Dopo il pensionamento si stabilì in Florida, dove continuò a dedicarsi al tatuaggio come artista privata. Morì serenamente nel sonno nel 1983, a settantaquattro anni, due anni dopo il riconoscimento ufficiale nella Tattoo Hall of Fame.

I tatuaggi della Broadbent le coprivano schiena, braccia, petto e parte superiore delle gambe senza un tema unitario. Tra i più famosi e spettacolari una Madonna con il bambino sulla schiena, i ritratti di Charles Lindbergh sulla gamba destra e di Pancho Villa su quella sinistra, oltre a un’aquila che si estendeva da spalla a spalla, realizzata in più sedute. In un’intervista al The New York Times dichiarò che proprio l’aquila era stato uno dei tatuaggi più dolorosi, ma “che ne era valsa la pena”.

Betty Broadbent rivendicò sempre la rispettabilità del proprio lavoro e curò con attenzione la propria immagine pubblica. Evitava eccessi nell’abbigliamento, non amava il nome d’arte che la identificava e rifiutava l’oggettivazione sessuale spesso associata alle performer tatuate. Si distaccò dalle narrazioni sensazionalistiche e difese la propria autonomia professionale e personale.

Fu una femminista a pieno titolo sostenendo il diritto delle donne al lavoro, all’indipendenza economica e a un’esistenza sottratta ai condizionamenti e al giudizio altrui.

Ancora oggi Betty Broadbent è ricordata come una figura centrale nella storia del tatuaggio moderno: un’artista che contribuì a trasformare una pratica marginale in una forma di espressione riconosciuta e rispettata.

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