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Viaggi letterari: il luogo più famoso dell’arcipelago toscano – l’isola di Montecristo

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

Quando si pronuncia la parola “Montecristo”, prima che all’isola, la memoria “schizza”, immediatamente a “Il conte di Montecristo”; il celeberrimo romanzo di Alexandre Dumas. Anche se non tutti sanno che questo capolavoro è stato ispirato proprio da quest’isola.

Un’isola con un passato da monastero, dimora dello scrittore scozzese George Watson Taylor (1816-1865, una leggenda dice che il vero conte di Montecristo sia lui), colonia penale, riserva di caccia dei Savoia e… la magia: hanno fatto di quest’isola un mito.

Questa volta  la rubrica,“Viaggi Letterari,” ci porta all’isola di Montecristo: è un’occasione speciale, siamo in compagnia di una guida insolita; Alexandre Dumas.

Nel territorio italiano ci sono molti luoghi dall’attrattiva selvaggia. Si tratta di luoghi protetti che si possono visitare solo attraverso un regolamento piuttosto rigido. Tra questi c’è l’isola di Montecristo, uno dei luoghi più esclusivi e ambiti dell’Arcipelago Toscano.

Non crediamo serva una scusa per una vacanza nello stupendo mare della Toscana, ma per  Montecristo ce n’è una davvero eccellente. Essa è stata la casa di santi e di pirati, in un avvicendarsi di vite che sono inscindibilmente avvinte a questo grande scoglio sorto dal mar Tirreno.

Esattamente 180 anni fa, Alexandre Dumas, diede il via alla pubblicazione a puntate de Il conte di Montecristo, il romanzo che lo consacrò nell’eccellenza della letteratura mondiale. La località riportata nel titolo esiste davvero: ed è l’isola di Montecristo, appunto. 

La leggenda

 Basta nominarla per richiamare pensieri incredibili. Arcana quanto selvaggia, Montecristo fa parte delle sette isole dell’Arcipelago Toscano. Secondo la leggenda, una perla della splendida collana che Paride donò a Venere e che, caduta dalla mano della dea mentre l’allacciava, precipitò in mare insieme ad altre sei gemme, che vennero tutte mutate in isole:

Elba, Giglio, Capraia, Pianosa, Gorgona, Giannutri, Montecristo.

Isole divise, ma unite dallo stesso mare. Custodiscono le loro storie e quell’energia spirituale delle origini di popoli isolani: popoli che svilupparono una grande capacità di adattamento, di resistenza alle difficoltà e un forte senso di comunità e identità.

Delle sette isole, Montecristo è la più suggestiva: indistruttibile, ripida, con zone dominate da formazioni arbustive e pini.

Benché la caratteristica forma conica e la superficie la rendano quasi inaccessibile, eppure in passato fu abitata da fenici, cartaginesi e romani. Alle persecuzioni dei primi cristiani divenne asilo per eremiti e monaci che vi trascorsero la loro vita solitaria. Quando corsari e pirati saraceni invasero le coste mediterranee l’esiguo nucleo di abitanti riuscì a salvarsi fuggendo e nascondendosi nel monastero di San Michele in Borgo, a Pisa.

Dumas visitò davvero l’isola di Montecristo?

Sicuramente si, anche se non riuscì ad approdarci. È interessante e curioso scoprire come lo scrittore francese ebbe l’intuizione per il suo capolavoro: prendendo spunto dalla realtà, dalla cronaca, dalla geografia dei luoghi visitati.

La visita all’isola, nel 1842, non fu una vacanza vera e propria, ma una sorta di missione diplomatica, anche se alla “maniera di Dumas”.

Lo scrittore era a Villa di Quarto, a Firenze, ospite di Girolamo Bonaparte, ex re di Vestfalia e fratello minore di Napoleone, che lo incaricò di accompagnare il figlio (il principe Napoleone Giuseppe Carlo) in una specie di pellegrinaggio nei posti più significativi per la famiglia imperiale.

Salparono da Livorno diretti all’isola d’Elba, luogo dell’esilio del celebre zio, che esplorarono e dove furono accolti da manifestazioni di affetto da parte dei residenti. Poi si recarono per una escursione nella vicina Pianosa, dove parteciparono a una battuta di caccia. Da lì proseguirono per le altre isole dell’arcipelago toscano.

Dumas rimase colpito particolarmente da una di queste: Montecristo. Non aveva mai sentito il suo nome. Seppe dalle guide che era disabitata, ci vivevano solo capre e pecore allo stato brado.  All’epoca, chi vi approdava, al ritorno in porto era sottoposto a quarantena. E quindi lo scrittore rinunciò, ma non si arrese: chiese di circumnavigarla. A mano a mano che si avvicinavano, il fascino che l’isola sprigionava si faceva sempre più avvincente. Quella bellezza non poteva non stuzzicare la sua appassionata fantasia. Ne rimase talmente affascinato  che le riservò un posto speciale nel suo cuore: “darò il suo nome a un mio romanzo,” promise. E da quella promessa nascerà la sua opera più famosa.

L’origine del nome dell’isola di Montecristo

L’isola di Montecristo in origine, parliamo di età classica, si chiamava “Oglasa,” un nome che proveniva dal greco. Invece quello attuale deriva da un mito legato a San Mamiliano, il monaco eremita che cercò riparo e pace sull’isola nel V secolo d. C.

Secondo l’uso, il santo visse in una grotta sul monte più alto dell’isola consacrandosi alla preghiera e al raccoglimento spirituale. Ma questa supposizione non trova tutti d’accordo, perché alcune fonti riferiscono che l’isola in passato si chiamasse Montegiove, poiché la leggenda raccontava che lì, un tempo, ci fosse un tempio dedicato a Giove: una testimonianza del passaggio dei romani.

L’isola di Montecristo oggi è una riserva naturale

Forse perché la vediamo dalla costa della Maremma, che si erge imponente all’orizzonte, un triangolo di roccia inframmezzato dai tramonti. Forse perché è quasi irraggiungibile o perché una leggenda narra di un favoloso tesoro. Ispirato proprio da questo tesoro Dumas ideò e ambientò in questo luogo meraviglioso, il suo celebre romanzo. Certo è, che tutto ciò, ha dato all’isola di Montecristo un’attrattiva particolare che l’ha circondata di un misterioso alone.

Il suo aspetto è imponente con i 645 metri del Monte della Fortezza, un blocco di granito che deve il suo nome a un forte costruito lì dagli Appiani, signori di Piombino. Le numerose insenature rocciose: da cala Maestra a cala Corfù, da cala Scirocco a cala del Diavolo; sono nomi evocativi, che formano un eccezionale collage di stupende scenografie naturali, oggi severamente tutelate.

Dal 1971 è stata dichiarata riserva naturale ed è stato regolato il flusso turistico. 

Hanno accesso all’isola, con il consenso delle autorità, soltanto mille escursionisti all’anno, tra aprile e settembre, per scopi didattici o scientifici. Gli unici abitanti sono il custode, sua moglie e due guardie forestali. Per chi vive sulla costa e sulle altre isole dell’arcipelago, Montecristo è la quarta per estensione (circa 10 kmq) e seconda per altezza, 645 m. Per chi la studia e la preserva è un ventaglio straordinario di colori e di biodiversità, un laboratorio a cielo aperto: un raro contenitore di forme di vita che qui trovano un nascondiglio ideale; lontano dalla mano devastante dell’uomo. Molto ricco è anche l’ambiente marino. Sul suo fondale, infatti, ci sono praterie di posidonia, anemoni di mare, coralli e fino a circa 40anni fa l’isola era l’habitat ideale per la foca monaca, ormai una specie rara in tutte le acque del Mediterraneo.

Il tesoro dell’isola di Montecristo

Il favoloso tesoro di cui racconta Alexandre Dumas fu tenuto nascosto nella cavità dedicata al santo patrono. Gli storici suppongono che se ne siano appropriati i pirati sbarcati sull’isola, gli stessi che depredarono e distrussero il monastero, mettendo in fuga i monaci, che riuscirono a portar via le spoglie di San Mamiliano. Un’altra leggenda narra che sia stato il saraceno Dragut nel 1553 a guidare i turchi nello spaventoso saccheggio del monastero benedettino, mettendolo a ferro e fuoco, portandosi via le ricchezze custodite dai religiosi.

Il romanzo

Ne “Il conte di Montecristo” il protagonista, Edmond Dantès, si vendica delle ingiustizie subite dai suoi  nemici, proprio grazie al tesoro di cui verrà in possesso, del quale gli aveva parlato, durante la prigionia, all’isola d’If, l’amico e compagno di sventura, abate Faria. L’isola d’If, è poco più di un isolotto, un piccolo scoglio di 3 km quadrati, di fronte a Marsiglia. È una fortificazione costruita tra il 1527 e il 1529 con la funzione di prigione da cui si erge il superbo castello, dove Dumas ambientò il luogo di detenzione di Edmond Dantès e dell’abate Faria.

Dantès, agirà in incognito nella sua vendetta: si farà chiamare “Il conte di Montecristo.”

Mito e vita reale non si intrecciano soltanto nel romanzo, poiché la stessa Montecristo diventerà colonia penale nel 1878, accogliendo i detenuti politici e i loro famigliari per un decennio circa.

Nei pressi di Cala Santa Maria sono ancora presenti i resti del loro insediamento.

“«Addio Dantès, addio Edmond!» Gridava Mercedes sporgendosi fuori dalla terrazza. Il prigioniero intese quest’ultimo grido uscito come un singhiozzo dal cuore lacerato della fidanzata; si sporse dalla portiera, gridò:«Arrivederci Mercedes!»”

Questo passaggio è un esempio della prosa vivace e scorrevole di Dumas, nel quale si fondono avventura e romanticismo, storia e dramma, che penetrano profondamente nell’immaginario collettivo. Il lettore viene coinvolto non soltanto dalla magia dell’isola, ma anche dall’affascinante figura di Edmond Dantès. Un connubio perfetto!

Oggi, per chi visita l’isola, non ci sono più quarantene, ma ci sono delle regole da rispettare.

Quindi, informiamoci e partiamo per questa stupenda isola; dotata non soltanto di bellezze naturali, ma anche storiche. Un mix di natura incontaminata e attrazione letteraria. 

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