Narrativa recensioni

La signora del Neroli – Chiara Ferraris

Recensione a cura di Valeria Lorusso

Un romanzo che profuma di ferite, radici e rinascita

La signora del Neroli di Chiara Ferraris è uno di quei libri che non si limitano a raccontare una storia: la distillano, come si distilla un’essenza. È un romanzo che lavora per stratificazioni — memoria, corpo, silenzio, identità — e che usa il profumo come chiave d’accesso a ciò che non può essere detto. La scrittura di Ferraris è intima, quasi epidermica: non descrive, sfiora; non spiega, evoca.

La trama segue il ritorno della protagonista nella casa dell’infanzia, un luogo che non è solo geografico ma emotivo, sensoriale, quasi uterino. È un ritorno forzato, ma inevitabile: la vita l’ha condotta altrove, ma il passato ha un modo tutto suo di reclamare spazio. In quella casa, tra oggetti che sembrano trattenere il respiro e stanze che odorano di agrumi e polvere, la protagonista si trova a fare i conti con una storia familiare fatta di omissioni, di dolori tramandati come eredità silenziose, di donne che hanno resistito più che vissuto. Ogni stanza è un varco: un oggetto, un profumo, un gesto quotidiano riaprono i ricordi che la protagonista aveva imparato a tenere sottovetro. Il romanzo procede così, per ondate di memoria, alternando presente e passato senza mai forzare il ritmo: è la memoria stessa a decidere quando emergere.

Il neroli — l’essenza estratta dai fiori d’arancio — diventa il simbolo di tutto questo: un profumo che cura, che apre, che brucia dolcemente. È il filo che unisce passato e presente, ferita e guarigione.

“Raccogliere fiori d’arancio è un privilegio…E’ una grande responsabilità, ma anche un grande onore.”

La protagonista è una donna complessa, costruita con una delicatezza che non scade mai nella fragilità stereotipata. Ferraris la ritrae come un corpo che ricorda prima ancora della mente: ogni odore, ogni gesto, ogni oggetto diventa un detonatore emotivo. La sua forza non è eroica, ma quotidiana; non è rumorosa, ma ostinata. È un personaggio che cerca la verità non per vendetta, ma per sopravvivenza.

“Tutto il mio destino è racchiuso nei miei palmi. Lo so benissimo, questo. Ma non scritto su una linea che si spezza. Non credo a queste sciocchezze, sono solo superstizioni. Credo nelle mie mani, perchè sanno fare bene il loro lavoro e perché sono operose. 
Per nessun altro motivo.”

La signora del neroli figura quasi archetipica, sospesa tra realtà e mito. È la custode di un sapere antico, femminile, corporeo. Non parla molto, ma esiste con una presenza che riempie la pagina. È un personaggio che incarna la possibilità di una guarigione che non cancella il dolore, ma lo trasforma. La sua aura di mistero non viene mai del tutto sciolta, e proprio per questo resta impressa come un profumo persistente.

“Lei sa capire gli eventi. Non in maniera precisa, più che altro sono indicazioni. In tanti si rivolgono a lei, per farsi togliere il malocchio o farsi leggere la mano, e tutti credono che dica la verità.”

Familiari, vicini, figure del passato sono tutti tratteggiati con una precisione che li rende tridimensionali anche quando compaiono per poche pagine. Sono specchi, ferite, appigli. Ognuno porta un frammento di verità e contribuisce a costruire quel mosaico emotivo che è il cuore del romanzo.

Non archivio, non ricordo statico: la memoria qui è un corpo che pulsa, che chiama, che pretende di essere ascoltato. È un tema trattato con una sensibilità rara, senza retorica, senza sentimentalismi.

Ferraris racconta il corpo come luogo di dolore, ma anche di resistenza. È un corpo che ricorda, che trattiene, che parla attraverso sensazioni e odori. Il neroli diventa quasi una lingua alternativa, un modo per dire ciò che non può essere detto.

Gli agrumi, la terra, il vento caldo: non sono sfondo, ma voce narrante. La natura accompagna, amplifica, traduce gli stati d’animo. È un romanzo che si legge anche con il naso, con la pelle, con il respiro.

Arrivata all’ultima pagina, ho avuto la sensazione di aver respirato un profumo che non voleva più andarsene. La signora del Neroli è un romanzo che non urla, ma sussurra — e proprio per questo colpisce più forte. È la storia di una donna, sì, ma anche di tutte quelle che hanno imparato a ricostruirsi partendo da un frammento, da un odore, da un ricordo che finalmente smette di fare male.

PRO
– Profondità psicologica della protagonista e delle figure femminili.
– Atmosfera intensa.
– Temi universali trattati con delicatezza e autenticità.

CONTRO
– Ritmo lento, chi cerca una trama più dinamica potrebbe percepirlo come statico.
– Non tutte le domande trovano risposta, perché Ferraris privilegia l’allusione alla spiegazione.

La signora dei neroli – Edizione cartacea
La signora dei neroli – Edizione ebook

SINOSSI

A Vallebona, paesino sul litorale al confine tra Italia e Francia, si stendono lunghi, quasi infiniti campi di alberi d’arancio amaro. Emma fin da bambina è stata scelta per il delicato ruolo di raccoglitrice, perché ha mani piccole e una mente svelta. Ha sempre amato il suo compito: si inebria del forte aroma dei fiori, macchia le dita dell’olio profumato che la famiglia Fontana distilla, impara sempre più ogni aspetto di un’arte contadina e artigiana. Quest’anno avrà un compito nuovo e difficile: scegliere quali delle sue sorelle parteciperanno alla raccolta. Dovrà guardare le loro mani, valutare se sono piccole e adatte a toccare fiori fragili. Non è facile né piacevole scegliere, ma d’altronde crescere significa assumersi nuove responsabilità. Un’altra novità la attende in questa raccolta ed è l’attenzione che Emma suscita in un ragazzo: Domenico, il figlio dei signori Fontana, che l’ha sempre tormentata con scherzi e giochi e ora, invece, sembra volerle stare vicino per altri motivi. Lo stesso capita con Giordano, cugino di Domenico, molto diverso da lui, appena arrivato da Torino, dove ha studiato per diventare avvocato. La signora del Neroli è una storia di rivalsa e affermazione: pur di difendere la terra e il lavoro che ama, Emma dovrà affrontare l’amore e il contrario dell’amore, subire un destino infausto, e confrontarsi con un ragazzo che si è fatto uomo troppo in fretta, arrogante e violento.

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