Dopo aver esplorato i misteri della Vita Nova, il nostro viaggio verso il Dantedì insieme a Francesco Fioretti entra nel vivo della cronaca. Sì, avete letto bene: cronaca. Perché i tre canti che presentiamo oggi non sono reperti da museo, ma specchi deformanti della nostra attualità più brutale.
Fioretti, con la consueta precisione dello storico e il fiuto del giallista, ha ripescato dal cassetto altri tre testi concepiti nel 2021 e li ha consegnati all’Intelligenza Artificiale. Il risultato è una trilogia sonora che trasforma Francesca da Rimini, Ulisse e il Conte Ugolino in icone rock-sinfoniche di un mondo che non ha mai smesso di soffrire delle stesse malattie.
Ecco le tre nuove tappe di questo esperimento tra letteratura e futuro.

francesca
Un femminicidio, uno dei tanti, allora come oggi. E la causa è sempre la stessa: amor ch’a nullo amato amar perdona, alla lettera “amore che non condona l’amare a nessun amato”, ovvero “amore egoista, spietato, incapace di condonare la reciprocità”. E la medicina del tempo di Dante, come la neurofisiologia odierna, collegava questa passione, quando diventa compulsiva, agli stati d’ansia. Noi diciamo le “farfalle nello stomaco”, Guido Cavalcanti, il grande amico di Dante, parlava di “spiritelli”. E la tempesta e il volo confuso di storni in cui Dante condensa l’immagine persiste nelle nostre “tempeste ormonali”. Amore “s’apprende”, termine specifico già usato da Guinizzelli per indicare il fuoco che attecchisce sulla brace: attecchisce e divora le anime gentili (nobili, ben educate). E Gianciotto, Gianni il ciotto (“lo zoppo”, “lo sciancato”, come traduce Sermonti), il marito geloso, “non condona l’amare all’amata”. Storia di oggi, storia di ieri, storia di sempre.
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ulisse
Il testo di questo brano, in endecasillabi, era già comparso nella Selva oscura, la rielaborazione in prosa romanzesca dell’Inferno di Dante pubblicata da Rizzoli nel 2015. Ulisse, il personaggio più drammaticamente attuale dell’Inferno di Dante, non riusciva a restare nemmeno lì interamente confinato nella prosa. Ulisse è l’essere umano, o meglio la prospettiva che l’essere umano, nel caso non sia destinato a nessuna teleologia divina, sia solo un brutum animal non tanto diverso dagli altri, solo un po’ più dotato di neocorteccia. Eppure titanico, gigantesco nella sua sete di conoscenza. Se non ci fosse un disegno intelligente nel creato, di cui siamo parte, il suo naufragio è il nostro. Eppure il racconto della sua ultima impresa al di là dei confini dello scibile continua a non essere del tutto inferno. Oggi l’Ulisse dantesco è atterrato sulla Luna, va a caccia di Marte, esplora i confini del sistema solare. L’umanità che in lui s’incarna si scopre sempre più sola, eppure ancora non può fare a meno di oltrepassare le sue Colonne d’Ercole. Bestiale sotto molti punti di vista, ma in questo no: in questo, in ogni caso, divina.
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ugolino
Un politico avido di potere, trasformista per costituzione, dapprima ghibellino, che poi s’allea col leader guelfo Nino Visconti, quindi trama alle sue spalle ed è infine tradito dal ghibellino Ruggieri, alleandosi col quale (oggi si direbbe “larghe intese”) aveva tradito a sua volta il vecchio alleato. Antropofagia simbolica, l’arte di fagocitare alleati e nemici, in un gioco finito male, nello scontro finale con la propria immagine speculare, con un altro se stesso (Ruggieri). “Morto di fame” nel senso infine letterale del termine. Eterno gioco machiavellico della politica? Altro fantasma eterno immortalato dalla fantasia dantesca.
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