Recensione a cura di Concetta Di Lorenzo
La prima guerra mondiale è terminata da qualche anno, ma gli effetti di quel doloroso conflitto sono ancora ben vivi in chi lo ha vissuto. La Parigi post-bellica ha voglia di riappropriarsi della vita che le è propria: produrre arte, cultura e cambiamenti, ridere, divertirsi, peccare, lavorare, contestare. La complessa realtà parigina del dopoguerra, che cerca di ricostruire strutture ed esistenze, viene affrontata magnificamente da Michaela Watteaux nel suo I delitti di Rue du Louvre per la Casa Editrice Nord.
Man mano che ci si avventura tra le pagine del libro si aprono davanti agli occhi del lettore i diversi mondi che convivono nella città più interculturale d’Europa; mondi che si incontrano, si scontrano, interagiscono, si fregano l’un l’altro, si ignorano. Così accanto al mondo degli artisti e dei letterati dai nomi altisonanti, diventati poi famosi, dell’alta aristocrazia militare e scientifica, convive un sottobosco di figure costrette ad arrangiarsi come può per vivere, o di reduci di guerra deturpati nel corpo e nell’anima, umiliati ancor più che dalle mutilazioni subite, dal disprezzo nutrito nei loro confronti dalla società parigina dell’epoca. In questa realtà così variegata, dove può succedere di tutto, si nasconde l’essere umano con le proprie debolezze, le proprie paure, il proprio coraggio. Egli può diventare allo stesso tempo eroe e antieroe, vittima e assassino di sé stesso pur di portare avanti alla meno peggio la propria esistenza.

Con una narrazione elegante ma decisa, l’autrice ci porta nella Centrale Telefonica Gutemberg in Rue du Louvre, dove lavorano decine di donne, sorvegliate da un cerbero in gonnella, che mettono in comunicazione telefonica tutto il mondo. Nella Centrale matura la coscienza per i diritti civili delle donne che porterà alle prime azioni di protesta per una più equa rivendicazione salariale.
Alla Centrale Gutenberg arrivano voci da tutto il mondo. Presidenti della Repubblica, marescialli, re. Confidenze amorose s’intrecciano con segreti di Stato… Banchieri, uomini d’affari e truffatori fanno scorrere sul filo decine di milioni di franchi al minuto. Costruiscono e demoliscono fortune nel tempo di una telefonata…
In questo frenetico ambiente si infiltra una giovane giornalista decisa ad indagare sulle condizioni lavorative delle centraliniste che, insoddisfatte delle erogazioni salariali più basse rispetto agli uomini e non appoggiate dal sindacato CGT, stanno silenziosamente preparando uno dei primi scioperi della storia. Ma qualcuna più coraggiosa delle altre non ha paura di protestare chiaramente, come Tatiana Darmont
Tatiana Darmont era madre di un bambino settenne ed era stata assunta alla Gutenberg da un paio d’anni grazie alla sua condizione di vedova di guerra. Era una che non le mandava a dire, ma, nonostante la schiettezza e le opinioni socialiste che non temeva di rivendicare a voce forte e chiara, era sempre riuscita a schivare il licenziamento… Di recente aveva stracciato la sua tessera di aderente perché gli uomini non appoggiavano le loro rivendicazioni. Altre ragazze dei centralini parigini avevano seguito il suo esempio e reclamavano la parità salariale, richiesta che la commissione Trépond, chiamata a esaminare le istanze delle donne delle PTT, aveva appena respinto. Intimorito dalle minacce di scioperi a oltranza, avanzate dai maschi..

Ma Tatiana viene trovata morta ammazzata. Qualche giorno dopo anche un’altra centralinista viene ritrovata morta e, come Tatiana, immersa nell’ acqua di una fontana, con accanto una maschera di quelle usate dai reduci di guerra deturpati al volto. La presenza delle maschere fa subito pensare a Etienne Mangrin, custode della Gutemberg che usa una maschera per nascondere il suo volto sfigurato. Tutto troppo scontato e il poliziotto incaricato dell’indagine non crede che sia Mangrin l’assassino.
Incontriamo così l’ispettore Paul Varenne, cocainomane per la necessità di dimenticare i suoi incubi nelle trincee e tormentato per l’assenza di una fidanzata svanita nel nulla durante la guerra e mai ritrovata. Osteggiato da un prefetto che lo reputa un buono a nulla e incalzato dal sottosegretario alle poste che vorrebbe chiudere l’indagine al più presto, Varenne si muove tra mille difficoltà fino a venir estromesso dall’indagine. Ma come tutti i testardi non rinuncia a cercare l’assassino.
L’unico aiuto gli viene dalla dottoressa Mathilde de Villedieu psicoanalista all’ospedale psichiatrico Sainte Anne, che cerca di rimettere in carreggiata gli alienati dalla guerra e che ha come paziente la bella e misteriosa Antoinette, sensuale cantante al cabaret Le Bœuf sur le toit.

Si prosegue con lentezza in un’indagine che sembra arenarsi più volte, ma poi improvvisamente cominciano a susseguirsi delicati colpi di scena che colpiscono la mente del lettore senza aggredirla. E credo che in questa delicatezza stia la peculiarità letteraria dell’autrice.
Varenne e Mathilde si trovano a confrontarsi con silenzi omertosi, identità fasulle, esperimenti medici vietati ma mai abbandonati, festini immorali, persone apparentemente irreprensibili che in realtà non lo sono affatto, ma alla fine riusciranno a trovare il bandolo di quell’intricata matassa.
Nota assolutamente positiva è che alla fine lo sciopero si fa e paralizza tutto il mondo bene che teme la parità salariale, l’emancipazione femminile e un probabile cambiamento dei ruoli. L’autrice sembra voglia dirci che nonostante i molti ostacoli, la vita va avanti e si evolve; e con la volontà comune i sogni più irrealizzabili potranno anche diventare realtà.
Trama
Parigi, 1925. Tra i locali di lusso, le danze disinibite nei cabaret e i cenacoli fumosi dei poeti surrealisti, la città sembra essere proiettata in una nuova era di cambiamento e benessere. Simbolo di questo rinnovato progresso è la Centrale Gutenberg in rue du Louvre, il più grande centralino telefonico di Parigi, che dà lavoro a decine di ragazze finalmente libere di esprimersi fuori dalle mura domestiche. Ma questo sogno rischia d’infrangersi quando due di loro vengono trovate brutalmente assassinate, con il volto sfigurato e coperto da una maschera simile a quelle usate dai soldati rimasti sfregiati durante la Prima guerra mondiale. Un dettaglio che induce a concentrare i sospetti sull’indiziato più ovvio: Mangrin, un reduce ferito nel corpo e nell’anima, che si guadagna da vivere come custode della Gutenberg. Tuttavia la teoria non regge allo scrutinio di Paul Varenne, un ispettore di polizia che ha provato sulla propria pelle gli orrori delle trincee e si è inimicato i superiori a causa del suo anticonformismo e della sua testardaggine. Convinto che Mangrin non sia altro che un capro espiatorio, Varenne inizia a indagare, rendendosi presto conto che quegli omicidi non sono che la punta dell’iceberg. Aiutato da Mathilde de Villedieu, una giovane e brillante psicoanalista legata a una delle vittime, Varenne si farà strada tra le pieghe più oscure della società parigina, inseguendo una verità tanto tragica quanto pericolosa, che coinvolge persino i vertici del potere. E tra loro c’è chi è disposto a uccidere pur di mantenere il segreto. Un giallo storico che è anche un viaggio affascinante nella Parigi effervescente e contraddittoria degli Années folles, divisa tra l’entusiasmo per il futuro e le ombre di un passato che nessuno vuole ricordare.
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