Il 25 marzo si celebra il Sommo Poeta Dante Alighieri, ma dimenticate il busto di marmo freddo e le declamazioni polverose. Per capire davvero l’uomo che ha inventato la nostra lingua, dobbiamo scendere nel fango e nel sangue della sua epoca, tra amori negati e crisi esistenziali che sono ancora le nostre.
In esclusiva per Thriller Storici e Dintorni, lo scrittore Francesco Fioretti ci apre il suo laboratorio creativo. Questi brani, nati come testi e suggestioni musicali nel 2021, sono rimasti per anni chiusi in un cassetto, in attesa della scintilla giusta. Quella scintilla oggi ha un nome: Intelligenza Artificiale. Fioretti ha utilizzato le nuove frontiere tecnologiche per dare finalmente voce e melodia a quei versi. Il risultato è un esperimento di “archeologia sonora” che trasforma la letteratura in un’esperienza immersiva.
Ecco i primi tre atti di questo viaggio dantesco.

Il saluto di Bice
Il testo è un riadattamento in versi di un brano della Profezia perduta di Dante (Newton Compton 2013). Dante diciottenne incontra lo sguardo di Beatrice nel giorno del suo primo saluto (raccontato nella Vita nova) e gli sembra di leggervi un’implorazione, una supplica a riscattare, da poeta, la sua esistenza opaca e infelice di donna destinata a un matrimonio d’interesse e a una probabile morte precoce (come capitava spesso allora alle donne, che per lo più morivano di parto). Il brano è un’interpretazione di quello sguardo, che cambierà per sempre la vita di Dante e il destino della letteratura europea.
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Vitanova
Vita nova per Dante significa “adolescenza”, l’età che, secondo lui, finisce a venticinque anni. Non si conosce la data precisa della nascita di Dante. L’unica cosa che sappiamo è che si colloca (nel 1265) nel segno dei Gemelli. Poi conosciamo un’altra data, l’8 giugno del 1290, che, nella Vita nova, è quella della morte di Beatrice. Singolare coincidenza: cade anch’essa sotto il segno dei Gemelli. Se fosse anche la data di nascita di Dante, avremmo svelato un arcano: la morte della donna amata cadrebbe nel giorno del venticinquesimo compleanno del poeta, e sarebbe, quindi, la “data di morte della sua gioventù” (adolescenza, per l’esattezza, a norma del Convivio). La fredda numerologia in cui Dante avvolge quella data acquisterebbe un senso imprevisto. Beatrice, donna reale e al tempo stesso simbolo, si sarebbe impressa così, per sempre, nella carne del poeta.
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La selva oscura
Una crisi di mezza età (Nel mezzo del cammin di nostra vita…). Pazienza che allora cadesse intorno ai trentacinque anni e oggi si sia spostata a dopo i quaranta. E’ l’età in cui ci si rende conto di quanto “potere, soldi, sesso” (il Leone, la Lupa, la Lonza del primo canto del poema) ci abbiano allontanato dalla ricerca della nostra libertà interiore (“libertà va cercando, ch’è sì cara…”). La condizione umana è una “selva d’opacità”, a nessuno si rivela la verità senza l’appannamento dei mille dubbi che ci trascinano verso il basso (“la paura di vivere”). Finché un mentore, magari lo stesso Dante, o Virgilio (“filosofo o letterato”), non ci inviti a compiere questo viaggio nell’inferno dei demoni interiori che rischiano di paralizzarci.
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L’intervista “impossibile” a Dante Alighieri
Le Recensioni apparse su TSD ai romanzi di Francesco Fioretti



