Narrativa recensioni

Il sogno di Louis Vuitton – Eva Maria Bast

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Il baule è la borsa da viaggio per antonomasia, la più antica e la più elegante. Nato per esploratori, avventurieri, dandy, principi ed artisti, è da sempre uno straordinario custode di affascinanti itinerari e di memorie antiche. Oggi il baule è meno utilizzato rispetto al passato: è diventato uno scrigno, il depositario di oggetti e del tempo che fu, un pezzo da collezionismo o d’arredo.

I bauli sono straordinari custodi di antiche memorie. All’apertura di un vecchio baule, riaffiorano miriadi di immagini, odori dimenticati e aneddoti curiosi. Dall’inizio del XIX secolo a oggi, ne sono stati prodotti centinaia di migliaia. Ognuno con la propria storia. Ognuno con una diversa destinazione nel mondo. Alcuni riposano in soffitta. Altri sono esposti in un museo. Altri ancora, proseguono il loro viaggio

Nel corso dei secoli, i bagagli si sono evoluti, divenendo, come spesso accade nella moda, riflesso dei cambiamenti economici e sociali.

Durante l’Illuminismo non c’era famiglia nobile che non intraprendesse un viaggio con carrozze trainate da cavalli cariche di bauli e cappelliere. È proprio nel Settecento che l’idea di bagaglio inizia ad avvicinarsi a quella odierna: sono gli anni delle lunghe traversate oceaniche e dei Grand Tour nell’Europa continentale, intrapresi dai giovani delle famiglie più abbienti.

La storia del bagaglio è legata soprattutto a un Paese e a un nome: la Francia e Louis Vuitton.

Ed è proprio questa vicenda a costituire il fulcro del romanzo Il sogno di Louis Vuitton di Eva-Maria Bast, tre60 editore, traduzione di Francesca Maria Gimelli. Una narrazione che fonde realtà e finzione, trascinandoci nel mondo della moda, dell’ambizione e dell’innovazione che hanno contribuito a costruire l’eredità di Louis Vuitton.

Louis Vuitton è un semplice ragazzo di un villaggio di montagna della Francia orientale quando, a soli quattordici anni, decide di lasciare il suo paese natale, Anchay, e di percorrere a piedi oltre duecentocinquanta chilometri per raggiungere Parigi. Qui inizia a lavorare come apprendista presso Monsieur Maréchal, rinomato fabbricante di valigie, specializzandosi nella costruzione e nell’imballaggio dei bauli. All’epoca i principali mezzi di trasporto erano le carrozze e i bagagli, casse di pioppo realizzate a mano e su misura, venivano maneggiati con scarsa cura. I pochi viaggiatori del tempo si affidavano quindi ad artigiani capaci di proteggere i loro effetti personali: figure come Maréchal e il suo giovane e promettente aiutante.

In quell’atelier parigino il giovane Louis lavora con impegno ed è sempre più apprezzato. Coglie lo spirito del tempo e il bisogno di viaggiare in modo più confortevole, avviando una carriera rapida fondata sulla maestria artigiana, sul savoir-faire, sulla creatività e sulla cura del dettaglio. La sua abilità artigiana e la capacità di personalizzazione i prodotti in base alle esigenze dei clienti attirano l’attenzione dell’alta società, di capi di Stato e di magnati di tutta Europa, fino a essere convocato dall’ imperatrice Eugénie de Montijo, moglie di Napoleone III, che lo nomina suo personale maker-box.

Forte dei riconoscimenti, decide di mettersi in proprio e apre il suo primo negozio-laboratorio, Louis Vuitton Malletier, al numero 4 di Rue Neuve-des-Capucines.

È qui che, lavorando su un design più funzionale, rivoluziona il baule e inventa quella che diventerà la “valigia-icona”: un parallelepipedo a base rettangolare, anziché bombata come era consuetudine all’epoca, leggero ma resistente, impermeabile e più agevole da caricare su navi e treni.

Quelli sono anni cruciali per i trasporti: viene inaugurata la prima ferrovia francese e una nave europea attraversa per la prima volta l’Oceano Atlantico. Per Louis il successo è enorme.

I viaggi con la ferrovia erano molto più comodi rispetto a muoversi con le carrozze di posta […] Le casse dovevano essere prima trasportate alla stazione e poi caricate, ma senza poter essere accatastate adeguatamente a causa dei coperchi curvi […] Perché non seguire la linea naturale delle assi e fare coperchi piani? Così sarebbe stato possibile accatastare i bauli, senza problemi e senza correre il rischio che si spostassero”.

Ma non tutto corre in modo perfetto: dovrà infatti lottare per difendere la propria azienda e la sua famiglia.

Eva-Maria Bast racconta tutto questo con uno stile fluido e accessibile, talmente scorrevole da ricordare a tratti la sceneggiatura di una fiction più che un romanzo storico. Bellissime le pagine che descrivono l’entrata del giovane Louis a Parigi:

Era una giornata estiva particolarmente bella quando entrò in città […] Fu tuttavia sorpreso, e anche un po’ deluso, ritrovandosi in un ambiente quasi rurale […] Si era immaginato Parigi più grandiosa e anche più mondana […] Aveva appena raggiunto il quartiere Faubourg Saint-Marceau, quando ansimò spaventato. In che zona orribile era finito! Altro che città della luce! Lì era terribilmente angusta e buia, le case erano l’una a ridosso dell’altra […] c’era un tanfo terribile. Ovunque si aggiravano creature cenciose, povere e macilente […] Si affrettò a proseguire, poi si fermò […] Aveva raggiunto la Senna e al centro di un’isoletta vide torreggiare una gigantesca cattedrale di una grazia e di una bellezza da togliere il fiato. Doveva essere Notre-Dame […] La sua vista fu per Louis un colpo di fulmine. Se quello era il cuore e l’anima di Parigi, pensò, allora era nel posto giusto, malgrado i quartieri prima rurali e poi oscuri attraversati sin lì. Certo, non aveva ancora scoperto perché chiamassero Parigi città della luce. Ma non esisteva il minimo dubbio che fosse una città ricca di contrasti.

Come precisa nelle note dell’autrice, la scarsità di fonti sulla vita privata di Louis Vuitton l’ha portata a colmare i vuoti biografici con l’immaginazione, prendendosi alcune licenze narrative. È il caso, ad esempio, dell’incontro con George Sand e del loro lungo rapporto amichevole, così come della conoscenza di Émilie, moglie di Louis, con Gustave Flaubert e Sarah Bernhardt, elementi frutto dell’invenzione romanzesca.

Il sogno di Louis Vuitton” non è solo una semplice biografia romanzata, ma anche un omaggio a chi, con sacrificio e tenacia, riesce a far emergere il proprio talento fino a conquistare il successo. Il romanzo privilegia i buoni sentimenti, i legami familiari e un’idea di amore declinata a tutto tondo, forse con un’insistenza eccessiva: in alcuni passaggi il tono sfiora la mielosità, culminando in un finale dal sapore marcatamente consolatorio, degno del più lacrimevole degli happy ending:

Louis attirò sua moglie e i suoi figli tra le braccia. “Sì, mon coeur. Alla fine, l’amore vince sempre.

Ho apprezzato molto il modo in cui la Bast accompagna le vicende personali di Louis Vuitton attraverso alcune delle grandi fratture storiche dell’Ottocento francese. Siamo nella Parigi degli anni Trenta e Quaranta, una città in profonda trasformazione, dove l’artigianato convive con le prime spinte della modernità. Con l’avvento del Secondo Impero di Napoleone III, la capitale diventa palcoscenico di lusso e potere: una mostra nell’atelier di Nadar e il dipinto Impression, soleil levant di Monet portano alla nascita dell’”impressionismo”; l’industrializzazione rompe gli equilibri tradizionali, trasformando mestieri, tempi di vita e rapporti umani; il volto di Parigi cambia grazie ad Georges Eugénie Haussmann che ridisegna la città con ampi viali e migliaia di lampioni a gas, contribuendo a consolidarne l’appellativo di Ville Lumière.

In questo clima di fiducia nel progresso viene inaugurata l’Esposizione Universale di Parigi, celebrazione dell’ingegno e dell’innovazione industriale, simbolo di un’epoca proiettata verso il futuro.

Ma sotto questa superficie brillante affiorano presto le crepe: l’attentato a Napoleone III incrina l’illusione di stabilità; l’epidemia di colera mostra il volto più fragile della modernità; la guerra tra Francia e Prussia esaspera ulteriormente le tensioni sociali. Il crollo definitivo arriva con la Comune di Parigi, che precipita la città nel caos tra barricate, violenze e distruzioni.

Quanto si era trasformata un’altra volta la città, pensò Louis. Prima da una città medievale pervasa da cattivo odore e piena di vicoli bui in una signora splendida ed elegante, il centro del mondo, e ora nel più autentico inferno. Era stato tutto vano. Le opere urbanistiche di Haussmann, tutto il denaro speso per compierle: tutto perduto. Persino il palazzo delle Tuileries, dove Louis era entrato e uscito così spesso, giaceva in macerie. Come poteva l’essere umano essere così stupido?

Ne emerge un romanzo che intreccia la grande storia dell’Ottocento con le vicende private di Louis Vuitton, offrendo una riflessione efficace sulla capacità di leggere le crisi come occasioni di rilancio e di trasformare le difficoltà in opportunità.

Come suggerisce il titolo, al centro resta il sogno: quello che ha spinto il giovane Louis Vuitton a non arrendersi, sostenuto anche dall’incoraggiamento materno:

Puoi realizzare tutto ciò che desideri. Credi nei tuoi sogni: diventeranno realtà”.

PRO

Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e l’autrice riesce a far convivere figure storiche e personaggi di finzione in un intreccio ben calibrato, mantenendo una coerenza narrativa credibile.

CONTRO

Le numerose libertà sul piano storico e l’abbondanza di elementi da romance potrebbero non incontrare il gusto di tutti.

Il sogno di Louis Vuitton – Edizione cartacea
Il sogno di Louis Vuitton – Edizione ebook

SINOSSI

Parigi, 1835. Louis Vuitton ha appena tredici anni quando lascia la sua famiglia in un piccolo borgo di montagna per cercare fortuna altrove. Quell’altrove è Parigi e, dopo alcuni anni trascorsi a fare lavori saltuari, nel 1837 inizia un apprendistato presso un noto artigiano parigino, tal monsieur Maréchal, che confeziona bauli e offre servizi di imballaggio. I parigini viaggiano sempre di più, non solo in carrozza, ma anche in treno e in nave, e c’è una grande richiesta di figure specializzate in grado d’imballare gli oggetti da trasportare. Nel laboratorio di Maréchal, Louis si distingue subito e i suoi servizi sono richiesti non soltanto tra le dame dell’alta società, ma anche a corte dall’imperatrice Eugenia, la moglie di Napoleone III. Sono momenti d’oro per Louis, sul lavoro ma anche nella sfera privata, quando incontra Émilie, l’amore della sua vita, che sarà la madre dei suoi figli e lo sosterrà nella carriera, soprattutto quando, nel 1854, deciderà di mettersi in proprio e di aprire il suo atelier al numero 4 di Rue Neuve-des-Capucines, vicino a Place Vendȏme. Lì potrà finalmente concretizzare la sua idea geniale: rendere il bagaglio più pratico e leggero, per essere trasportato più agevolmente. I suoi bauli rettangolari, con la copertura piatta e i bordi arrotondati diventeranno famosi in tutta la Francia. Ma proprio quando l’attività sembra andare a gonfie vele, pronta per conquistare i mercati stranieri, il successo comincia a vacillare. Invidie e gelosie nell’atelier sembrano pericoli ben più minacciosi per la famiglia Vuitton della guerra che incombe sul Paese…

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