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Viaggi letterari – Madame Bovary e la Normandia di Flaubert

Articolo a cura di Mara Altomare

Un viaggio in Normandia offre un’esperienza unica tra storia, arte, natura e gastronomia eccellente, e può essere anche l’occasione per riscoprire un grande classico della letteratura…

Madame Bovary : il più famoso dei romanzi di Gustave Flaubert, ambientato nella città di Rouen, in Normandia, e nelle vicinanze, cioè nei luoghi della sua nascita ed infanzia.

Si tratta di una delle maggiori opere della letteratura francese ed è una pietra miliare della corrente del realismo, per la cura ed il dettaglio che Flaubert infonde nell’ambientazione e l’attinenza con gli elementi della vita rurale e quotidiana.
Oggi, passeggiare per Rouen, addentrarsi nei vicoli del centro storico, immergersi nelle atmosfere gotiche della cattedrale, attraversare le strade delle vicine campagne, è un’esperienza che permette di entrare nell’anima del romanzo e trovare tutti i luoghi di Flaubert. Ad esempio la sua casa, con la stanza in cui nacque, con alcuni ricordi della sua infanzia e i ritratti di famiglia. E’ possibile visitarla ed è anche un museo della medicina, dove si trovano alcune vere e proprie collezioni di strumenti medici e farmaceutici; un luogo, questo, dedicato al padre di Flaubert, che era un chirurgo.



Non a caso la storia di Madame Bovary è quella della moglie di un medico di provincia, Emma Bovary, che intrattiene relazioni adulterine e vive al di sopra dei suoi mezzi in maniera molto discutibile.

La trama
Il medico Charles Bovary, rimasto vedovo, si risposa con una bella ragazza di campagna, Emma Rouault, donna desiderosa di lusso e romanticherie, vagheggiamenti che le provengono dalla incessante lettura di romanzi. Charles viene da una famiglia benestante ed è un uomo perbene, ma è anche noioso e maldestro. Dedica ogni tipo di cura alla giovane moglie, la quale però, ha sempre più a noia la sua monotona vita matrimoniale, molto diversa da quella che si era immaginata leggendo romanzi.
Per sfuggire alla noia, alla banalità e alla mediocrità della vita di provincia, Emma accetta il corteggiamento di un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis; in seguito intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger.
Confusione, fughe e delusioni porteranno Emma a vivere al di sopra dei suoi mezzi, all’indebitamento e poi al suicidio, a cui seguirà la morte anche del marito.

Da questo iconico personaggio deriva il termine “bovarismo”, per indicare coloro che vogliono evadere dalla monotonia della realtà, in particolare quella delle piccole realtà di provincia. Un atteggiamento psicologico tendente a valorizzare la fantasia e l’istinto fino alla costruzione di una personalità fittizia in contrasto stridente con la realtà.

Chi ha letto il romanzo inevitabilmente si schiera: Madame Bovary si odia o si ama!

E il confine tra amore e odio verso di lei è segnato dallo stile di Flaubert, che la descrive, ridicolizzandola, senza però esprimere mai alcuna condanna su Emma. Si serve di un’ironia tale che una donna pur così capricciosa e volubile, anche se spregiudicata, può essere amata dai suoi lettori e divertire… così come ridicolizza anche il marito Charles, al punto che ci si può concedere di giustificare i tradimenti di Emma …

“La conversazione di Charles era piatta come un marciapiede, e le idee più comuni vi sfilavano nella loro veste ordinaria senza produrre nessuna emozione, di allegria o di sogno. Diceva di non avere mai provato la curiosità di andare a teatro, non sapeva nuotare, né tirare di scherma, né usare la pistola”
“Poi Emma riordinava le idee, si sedeva sull’erba, e frugandola a piccoli colpi con la punta dell’ombrello, non cessava mai di ripetersi: ma perché, mio Dio, mi sono sposata?”
“Si chiedeva se non avrebbe potuto incontrare un altro uomo; e cercava di immaginare come sarebbero stati quegli eventi mai accaduti, quella vita differente, quel marito sconosciuto. Nemmeno uno, tra quelli che s’inventava, somigliava all’attuale marito.”
“Ora Emma sempre più infelice, aveva fatto l’esperienza del dolore accompagnata dalla certezza che non sarebbe mai cessato. Una donna che si era imposta sacrifici così grandi poteva benissimo concedersi qualche capriccio: acquistò un inginocchiatoio gotico, spese in un mese quattordici franchi di limoni per pulirsi le unghie; a Rouen ordinò un vestito di cachemire azzurro; e con gli scuretti chiusi, un libro in mano, se ne stava distesa sopra un canapé con quell’abbigliamento stravagante.”

Flaubert non giudicava la moralità di Emma Bovary: pur evidenziandone la capricciosità e la frivolezza, evitava  di condannarne esplicitamente l’adulterio. Questa posizione fece molto discutere, in particolare il passo in cui si legge: «Lei era disgustata da lui quanto lui era stanco di lei. Emma ritrovava nell’adulterio tutte le piattezze del matrimonio».

Nel 1857, un anno dopo la pubblicazione, “Madame Bovary” venne messo all’indice e Flaubert accusato di oltraggio alla morale e alla religione. Durante il processo, il pubblico ministero Ernest Pinard, citando quella frase, affermò che la contrapposizione tra “le piattezze del matrimonio” e la “poesia dell’adulterio” costituiva un’offesa gravissima ad una delle istituzioni fondamentali della convivenza civile, il matrimonio, tanto che fu formulata l’accusa verso Flaubert di esaltare l’adulterio e creare uno scandalo; accusa da cui venne tuttavia assolto, poiché i giudici non ritennero dimostrabile l’intenzione dell’autore di offendere la morale.

“Madame Bovary” resta comunque un commento all’intera cultura dell’epoca in cui visse Flaubert, con l’accento nettamente posto sull’assurdità di certi protagonisti, sull’inutilità dei riti della Chiesa, su una serie di personaggi secondari emblemi della borghesia del tempo, che Flaubert non esita a criticare tramite la sua vena ironica e a tratti comica. Una scena fra tutte: il chirurgo improvvisato che opera fino all’amputazione un uomo dalla gamba sana… le figure del notaio, del giornalista, del curato, del farmacista, soggetti non tra i più ovvi per i lettori parigini ma che creano un’attrattiva di massa e il successo del romanzo. Un coro di personaggi che in un villaggio tradizionale della Normandia trova davvero l’ambientazione ideale, luoghi che furono per Flaubert scenario della sua vita, ma anche delle sue opere.

Tra tutti merita attenzione la Cattedrale di Rouen, capolavoro dell’architettura gotica e luogo ricorrente nelle opere di Flaubert. In “Madame Bovary” è lo scenario del primo appuntamento clandestino tra Emma e Léon: varcando quel portale ci si immerge nel pieno dell’ispirazione di Flaubert, che da questo posto, dalle sue vetrate e statue, ha tratto spunto anche per altri racconti.

 “Il giovane entrò risolutamente in chiesa, fece dapprima il giro delle navate laterali. Poi tornò a dare un’occhiata sulla piazza. Emma non si vedeva. Tornò indietro fino al coro. Il riflesso dei vetri dipinti si frantumava sul bordo del marmo, come un tappeto variopinto. La grande luce proveniente da fuori si allungava all’interno della chiesa in tre raggi enormi, attraverso i tre portali aperti. I lampadari di cristallo pendevano immobili. Lei stava per arrivare, incantevole, irrequieta, lo splendore raggiante delle vetrate le avrebbe illuminato il viso, e nei fumi profumati degli incensieri ardenti sarebbe apparsa come un angelo.”

E c’è anche un altro posto che merita di essere visto in un viaggio letterario alla riscoperta di Madame Bovary

Si racconta che nel 1851, nel villaggio di Ry, a est di Rouen, si verificò uno scandalo: la moglie di un certo dottor Delamare si suicidò all’età di 27 anni, dopo che il marito e l’insofferenza generale l’avevano spinta ad avere relazioni e debiti. Il marito morì poco dopo, lasciando la figlia. Un amico di Flaubert lo incoraggiò a trasformare questo dramma in un romanzo e, sebbene Flaubert abbia in seguito dichiarato che Madame Bovary fosse pura invenzione, le somiglianze tra questo fatto e la storia di Emma Bovary sono eclatanti. Si pensa quindi che il paesino di campagna Yonville – l’Abbaye, dove è ambientato il romanzo, sia basato su Ry. Da allora, il villaggio è diventato un’attrazione turistica e l’edificio che si ritiene fosse la casa Delemare è ora un museo di Madame Bovary e una Galleria Bovary che espone scene del libro.

La letteratura deve molto a Madame Bovary e a questi luoghi, dove la presenza di Flaubert è tangibile in ogni angolo di questa terra, come in ogni riga del romanzo. Ecco perché la Normandia merita un viaggio che sia anche letterario… qui, in questa cornice suggestiva è ancora oggi possibile dopo quasi due secoli sentire l’eco di Flaubert:

Madame Bovary c’est moi!”

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