Viaggio nella storia

Le stranezze della Storia: l’epoca vittoriana

Se pensiamo all’Ottocento vittoriano, l’immagine che balza subito alla mente è quella di un’epoca austera, dominata da una moralità ferrea, corsetti strettissimi e un’etichetta quasi soffocante, eppure, grattando appena sotto la superficie di quella rispettabilità di facciata, si scopre un mondo che oggi definiremmo senza mezzi termini bizzarro, se non del tutto inquietante.

Era un periodo di contrasti violenti, dove il progresso scientifico più sfrenato conviveva con superstizioni medievali e dove la morte non era un tabù, ma una compagna quotidiana da mettere in mostra con orgoglio quasi teatrale. Una delle tradizioni più spiazzanti per la nostra sensibilità moderna era senza dubbio quella della fotografia post-mortem (un articolo a riguardo sul nostro sito a questo link): poiché i ritratti fotografici erano costosi e rari, spesso l’unica occasione per immortalare una persona cara era dopo il suo decesso. Le famiglie posavano accanto ai defunti, che venivano talvolta sistemati con supporti metallici per sembrare ancora in vita, con gli occhi aperti o addirittura dipinti sulle palpebre chiuse, creando immagini che oggi ci trasmettono un brivido lungo la schiena ma che per loro erano preziosi pegni d’affetto.

Questa ossessione per il lutto si rifletteva anche nei gioielli realizzati con i capelli dei morti, intrecciati meticolosamente in spille o bracciali, e nell’uso delle “lacrimatoie”, boccette di vetro in cui le vedove raccoglievano le proprie lacrime; una volta evaporato il liquido, il periodo di lutto stretto poteva considerarsi concluso. Ma se la morte era onnipresente, la vita quotidiana non era meno pericolosa, spesso a causa di una moda letteralmente assassina. Il verde smeraldo, ad esempio, era il colore più amato del secolo, ma il pigmento utilizzato per ottenerlo, il celebre verde di Parigi, era a base di arsenico. Le donne indossavano abiti che rilasciavano polveri tossiche a ogni passo e le pareti delle case erano ricoperte da tappezzerie che, con l’umidità delle case londinesi, sprigionavano vapori letali, portando a morti misteriose che solo col tempo vennero collegate alla decorazione d’interni.

Anche la medicina dell’epoca sembrava uscita da un romanzo dell’orrore: per calmare i bambini che piangevano o per curare una banale tosse, non era raro l’uso di sciroppi che contenevano dosi massicce di oppio, cocaina o morfina, venduti liberamente in farmacia come rimedi miracolosi. E mentre la scienza muoveva i primi passi verso la modernità, l’ossessione per lo spiritismo travolgeva ogni classe sociale, dai sobborghi ai palazzi reali; non era strano che una serata tra amici finisse con una seduta spiritica per invocare defunti o per assistere alle performance di medium che producevano “ectoplasmi” che oggi sappiamo essere semplici garze o albume d’uovo.

Persino l’igiene personale era un campo minato di stranezze, con la diffusa convinzione che lavarsi troppo potesse aprire i pori della pelle alle malattie, portando molti a preferire l’uso eccessivo di profumi pesanti per coprire odori che oggi troveremmo insopportabili. Anche a tavola le abitudini erano singolari, figlie di un impero che portava in Inghilterra cibi esotici e talvolta estremi, come le gelatine di carne decorate in modi architettonici o la discutibile moda di mangiare tartarughe marine, diventate uno status symbol fino a rischiare l’estinzione. In questo scenario, persino il tempo libero aveva risvolti grotteschi: una delle “attrazioni” più popolari per i londinesi era la visita ai manicomi come Bedlam, dove, pagando un piccolo biglietto, i cittadini potevano passeggiare tra le celle e osservare i pazienti come se fossero animali in uno zoo, deridendoli o stuzzicandoli per puro divertimento domenicale.

C’era poi il fenomeno dei “fregoli” o mangiatori di fuoco e le fiere dove venivano esibite persone con deformità fisiche, i cosiddetti “freak show”, che rappresentavano l’apice dell’intrattenimento popolare. Nonostante questo voyeurismo crudele, l’etichetta sociale rimaneva rigidissima su questioni apparentemente futili: un uomo non poteva rivolgersi a una donna senza una presentazione formale, e si diceva che persino le gambe dei pianoforti dovessero essere coperte con dei centrini perché considerate troppo “provocanti” o simili a quelle umane. È questo paradosso a rendere l’epoca vittoriana così affascinante: un mondo che inseguiva la perfezione formale e il progresso tecnologico del telegrafo e del vapore, ma che rimaneva immerso in un bagno di arsenico, oppio e misticismo, celebrando la vita attraverso i rituali della morte e trovando il bello nel macabro in un modo che non si sarebbe mai più ripetuto nella storia.

Leggere oggi di queste usanze ci fa sorridere, ma ci ricorda che ogni epoca ha le sue cecità e che quello che per noi è progresso, per i posteri potrebbe essere l’ennesima, incredibile stranezza da raccontare in una rubrica dedicata alle bizzarrie del passato.

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