Narrativa recensioni

Croci di cenere – Antoine Sénanque

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

È un giorno di febbraio del 1367, Antonin e Robert, due giovani frati domenicani del convento di Verfeil, stanno per intraprendere un viaggio verso Tolosa per conto del priore Guillaume per procurare le pelli indispensabili per una pergamena sulla quale il priore si appresta a trascrivere una confessione che minaccia di sconvolgere le basi della Chiesa, svelando un segreto straordinario legato alla peste che vent’anni prima aveva sconvolto il continente. La neve e il freddo tagliente circonda i protagonisti in un silenzio pungente, intensificando il senso di solitudine e il peso di una sorte segnata dalla morte e dalla colpa. L’autore, Antoine Sénanque, annoda con grande maestria storia e suspense, avventura e spiritualità, mutando il freddo e le ombre in segni premonitori di verità celate.

“Antonin sbirciò Robert che pregava al suo fianco. Che strano frate, Robert, il più ribelle di tutti ai lavori del giorno ma il più fervente nella preghiera. Con il corpo fino al pavimento, le dita intrecciate, mormorava le parole del salmo con una passione non dissimile da quella che lo faceva imprecare contro gli uffizi dell’alba, i francescani e gli inglesi che battevano la campagna.”

L’ambientazione monastica ci fa immergere nel contesto storico del XIV secolo. La vicenda si svolge nel convento di Verfeil, in un clima di profonda spiritualità e tensione storica. Siamo nel 1367, nel sud della Francia, l’autore trae l’ispirazione per il titolo di questo romanzo da un elemento simbolico e religioso, “La Croce”, come segno di dolore: nel contesto del giallo storico, il titolo si collega a un segno che viene impresso nell’anima, che rappresenta il simbolo cristiano delle cicatrici della carne e dello spirito. La “Cenere” richiama il mercoledì delle Ceneri, rito cattolico che dà inizio alla Quaresima, simbolo di penitenza, di morte e vulnerabilità.

La “croce di cenere”sulla fronte o sul corpo dei frati o delle vittime, raffigura una sorta di marchio, esso è l’emblema cristiano delle cicatrici della carne: un amalgama con la fede e la trama investigativa, considerando le vicissitudini e usanze etico-culturali reali, provate dai personaggi in quel secolo.

Il viaggio dei frati, Antonin e Robert, si trasforma in un dramma quando quest’ultimo viene arrestato dall’inquisitore Louis de Charnes, che lo sfrutta per scoprire i segreti del priore Guillaume.

“La verità era il Vangelo di Cristo. Ma Robert non aveva aperto il libro. Il Vangelo lo aveva scritto nel cuore, senza sapere che le parole che vi si trovavano erano le stesse delle pagine sacre lette tanto bene da Antonin. E le aveva predicate a modo suo, per centinaia di leghe su e giù nella Linguadoca,”

Antoine Sénanque è un neurologo prima di essere uno scrittore, in questo emerge una forza e uno stile con una capacità di analisi quasi clinica, degli atteggiamenti acquisiti dai protagonisti, che si ritrovano sia nei romanzi polizieschi che in quelli storici. “Croci di cenere”, edito da Rizzoli, è un romanzo che colpisce per l’intensità narrativa e per l’abilità nel far incrociare storia e filosofia  che valica il Medioevo per comunicare al presente.

Il neurologo, prima dello scrittore, si avvicina alla letteratura, dotato di uno sguardo che non smette mai di interrogare la fragilità umana. Guida il lettore in un gorgo del cuore del XIV secolo, in una Europa ancora segnata dalle ferite della peste nera, governata dal peso dell’inquisizione. L’ambientazione iniziale è il convento di Verfeil, in Francia, luogo a prima vista lontano e protetto, dove la vita scivola tra preghiere e lavori quotidiani nel silenzio dei chiostri, finché ai frati novizi, Antonin e Robert, non viene affidata la missione di procurare pergamene per raccogliere la confessione del priore. Il loro viaggio non è soltanto geografico, da Verfeil a Tolosa fino alle lontane pianure dell’Africa, ma è anche e soprattutto iniziatico.

L’autore, sullo sfondo delle eresie e delle lotte di potere tra Domenicani e Francescani, erige contesti particolareggiati e multisensoriali: costruisce una storia nella storia. Attraverso le sue memorie Guillaume, evoca la figura del teologo tedesco, Meister Eckhart, un personaggio realmente esistito, una figura ascetica, trascinante e discussa, censurata dalla Chiesa per aver annunciato un rapporto diretto con il divino.

Agli antipodi di Guillaume si pone l’ombra dell’inquisitore di Tolosa, Louis de Charnes, suo nemico implacabile: egli è non solo un uomo di Chiesa, ma l’incarnazione del potere. La sua ambizione è illimitata e per difendere la propria posizione non esita a servirsi dei due giovani frati usandoli come strumenti per fermare il priore Guillaume.

“Il racconto di Guillaume infiammava la fantasia di Antonin. La grande figura di Eckhart non abbandonava più la sua mente e, nell’ombra, mostravano tutte le minacce di cui Robert era la vittima. Antonin ancora non capiva perché quel grassone di Louis Charnes desiderasse a ogni costo conoscere il segreto del libro che veniva scritto a quattro mani nella gelida sala di Verfeil. Ma una forza poderosa si alzava dal passato di Guillaume e su di essa il tempo non aveva alcun potere. Quella forza cresceva, capace di schiacciare al suo passaggio tutti coloro che volevano annientarla.

I personaggi di Antoine Sénanque, oppressi da rimorsi e da colpe, (la “croce di cenere” intima), emergono dalle zone buie della coscienza umana. Evocando profonde riflessioni filosofiche e teologiche, che richiamano uno stile che è stato accostato per intensità a quello di Alexandre Dumas.

Nei due giovani frati, novizi autentici nella loro fede, prendono corpo l’innocenza e l’ingenuità di chi ancora non ha incontrato i pericoli del mondo. Il loro viaggio li porterà a un confronto con la brutalità, i soprusi e l’infedeltà, mutando la fratellanza idealmente promulgata nei chiostri a un legame positivo, da vivere e difendere nelle prove più difficili.

Questo percorso mette l’autore in grado di unire introspezione e avventura, tra verità documentate e invenzioni romanzesche. Sono i tratti distintivi del suo stile.

Il vigore del romanzo dà vita allo stile, colto e scorrevole: con un linguaggio che dal silenzio dei chiostri aumenta lo spessore del tempo, attraverso percorsi antichi difendendo segreti secolari, che diventano riflessi propri dei protagonisti: facendone un affresco ricco di umanità, che attraverso il tempo fa si che parli ancora a noi.

Pro

L’analisi dei personaggi li rende reali e presenti nelle loro incombenze quotidiane. Sullo sfondo del chiostro, la vita dei frati scandita dalle preghiere si fonde con l’auto-osservazione attraverso la quale anche il lettore esamina con consapevolezza le proprie emozioni. Sciogliendo i dubbi di chi teme il potere delle idee: quelle idee che liberano i popoli.

Contro

Vorrei citare, se mi è permesso, una inesattezza: a pag 33 si parla della “lue” (sifilide). Ma nel 1367 (l’epoca del romanzo), la malattia, forse c’era già, ma ancora non era nota con questo nome. La prima epidemia,  registrata in Europa, (secondo dati storici), si verificò alla fine del XV secolo, a Napoli, durante un’invasione francese.

Ma forse non è un errore, piuttosto una leggerezza dello scrittore.

Croci di cenere – Edizione cartacea
Croci di cenere – Edizione ebook

Trama

Nel convento di Verfeil la vita è scandita dalle preghiere che distolgono i frati da incombenze più terrene – c’è chi cura il giardino dei semplici, chi si occupa delle cucine, chi si dedica alla scrittura. Ma oggi, un freddo giorno di febbraio  del 1367, frate Antonin e frate Robert si mettono in cammino. L’anziano priore Guillaume, a capo della piccola comunità, sente la morte avvicinarsi, vuole affidare alla pergamena la sua tremenda verità e spedisce i due ragazzi a Tolosa affinché si procurino un involto di velini tra i più preziosi. Novizi nell’ordine come nella vita, i fraticelli non conoscono i pericoli del mondo e ancor meno  la tenebre che tingono l’anima degli uomini e ignorano di essere finiti al centro di uno scontro tra il loro amato priore e il temuto inquisitore della città di Tolosa. La confessione che Guillaume si accinge a rendere minaccia infatti di scuotere la Chiesa, svelando un segreto inaudito sulla peste che vent’anni prima ha devastato il continente, nonché sul ruolo svolto dal maestro Eckhart, il teologo mistico dai sermoni infuocati, adulato e poi maledetto dopo il processo per eresia. Non solo: l’inquisitore sa bene che quelle rivelazioni gli impediranno di realizzare le sue sfrenate ambizioni e i giovani domenicani diventeranno ancora il mezzo che userà per fermare Guillaume, costi quel che costi. Dalle mura insanguinate della casa Seilhan, primo convento dei frati predicatori, alle remote pianure dell’Asia Centrale, Antoine Sénanque intreccia i destini di personaggi storici e immaginari creando un romanzo d’avventura in cui gli inviti rivoluzionari di Eckharte le scelte compiute dai protagonisti assegnano un significato nuovo alla parola fratellanza.

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