Recensione a cura di Ivana Tomasetti
Un romanzo dall’intreccio molto articolato che vede l’alternanza di racconti in tempi diversi, narrando la storia di una famiglia spagnola. Sono le figure femminili che prendono la scena, soprattutto perché si occupano di un’attività artistica che le contraddistingue: disegnatrici di porcellane nel quartiere di Triana a Siviglia e nella fabbrica della Cartuja.
Sono personaggi che potremmo chiamare “esuberanti”, che si legano gli uni agli altri in modo lento e sapiente: il lettore resta sospeso fino all’ultimo chiedendosi il grado di parentela tra un personaggio e l’altro fino a che il cerchio si chiude. La curiosità viene appagata attraverso una serie di fatti che svelano la realtà a poco a poco. Il finale ci riserva un inconsueto colpo di scena e l’ultima discendente troverà finalmente il tassello mancante che dà significato all’intera vicenda raccontata nel romanzo. Le donne della famiglia si tramandano la passione per il lavoro in cui eccellono, lasciandosi anche travolgere da passioni amorose che hanno spesso un finale di sofferenza. Viene sottolineata la differenza sociale, i quartieri malfamati di Triana e i loro abitanti, in una apparenza che nasconde verità ben più complicate e intriganti. Lungo il corso della narrazione si sveleranno gli insospettabili legami di parentela.
A guidare il lettore e a chiarire il racconto, ogni capitolo si identifica con una data: la vicenda si snoda tra il 1850 e il 1902, un arco di tre generazioni, legate insieme da un piatto di porcellana che passerà di madre in figlia, costituendo un’eredità di grande significato identitario, affettivo e culturale.

Lo sviluppo logico si destreggia in vari feed-back che riprendono le storie dei personaggi, analizzandone le caratteristiche caratteriali e i pensieri di odio, amore, attrazione, violenza.
La figura che più colpisce, a pare mio, è quella di Macarena: un carattere forte, orgoglioso e indipendente, capace di qualche bizzarria, che non si lascia sopraffare dalle persone che la circondano e che alla fine sceglierà la sua vita seguendo il cuore. Nonostante sia solo la serva di casa, risponde con coraggio alla figlia viziata della ricca famiglia in cui vive, che ha distrutto per divertimento le porcellane.
“«Lei, signorina, ha mancato di rispetto a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di quel servizio, distruggendolo e affermando di poterne disporre come vuole. L’arte potrà anche essere comprata, signori, ma meritarla è un’altra questione!» Il discorso lasciò i presenti ammutoliti.”
Un’altra figura di rilievo è Trinidad, ultima discendente, che attraverso il suo viaggio a Siviglia alla ricerca dei segreti di famiglia, riuscirà a dare una svolta alla fabbrica di ceramiche proprio attraverso quel piatto che ha avuto in eredità da sua madre.

La figura dell’oppositrice è raffigurata a tinte fosche: alza le mani sopra il nipote ventenne senza che questi osi ribellarsi; al contrario dei personaggi femminili, quelli maschili sembrano avere nervo solo nell’azzuffarsi per il “possesso” della stessa innamorata. Brigida è la figura che cerca di mettere zizzania ed è contenta nell’umiliare gli altri: non rispetta i canoni relativi a una figura adatta a dirigere una scuola (di ceramica). I rapporti tra i personaggi vivono di violenza, talvolta vista come unico modo di rapportarsi: gelosie e menzogne intrecciano la vita di Macarena, che si ribella, ma che all’inizio, non ha ancora ben chiaro quale sia la scelta di vita migliore tra l’uno e l’altro dei suoi innamorati.
I personaggi di questa saga sembrano indicarci che la passione per l’arte si tramanda nel sangue della stessa generazione e che i legami con la propria terra non si possono infrangere. Sembra aleggi in loro uno spirito gitano che li rende artisti focosi e impareggiabili come ballerini di flamenco. Possiedono il coraggio di vivere e di affrontare le difficoltà, ma anche la capacità di lasciarsi trasportare dal sentimento che li pervade.
Altri personaggi comprimari sono quelli della famiglia dei padroni della fabbrica, delle “zie”, delle donne “nobili” che appaiono solo di sfuggita per colorare la scena e contrastare con le origini “povere” della famiglia delle vasaie. Sorprese ci aspettano nel corso degli eventi.
L’ambiente è la città di Siviglia: Triana, il quartiere dei vasai, le rive del Guadalquivir, il Palazzo Reale… tutti dettagli che ci fanno conoscere una città dal fascino ineguagliabile e le cui strade immaginiamo di percorrere.

“Mentre attraversavano plaza del Triunfo, che univa la cattedrale al Palazzo Reale, Trinidad teneva stretta la sua valigia. L’aveva tirata fuori dalla pensione solo per trasportare il piatto di ceramica che aveva portato con sé dall’Inghilterra.”
Il romanzo può considerarsi un’invenzione narrativa efficace proprio per l’originalità dell’ambientazione nella quale i personaggi agiscono. Conosciamo i dettagli dell’arte della ceramica, le difficoltà pratiche inerenti al lavoro.
Lo stile è lineare e scorrevole, non emergono differenze tra le voci dei personaggi: la scelta della terza persona non lo sottolinea. Si legge in modo veloce nonostante la quantità di pagine.

Il messaggio che ci arriva è la capacità di superamento dei pregiudizi: relegare una persona dentro stereotipi denota una mancanza di apertura mentale che noi oggi cerchiamo di superare e a cui Macarena si ribella, diventando così un personaggio moderno e suscitando la nostra simpatia. Lo stesso avviene per il giudizio sulle donne in generale, viste come oggetti per il soddisfacimento del desiderio maschile, retaggio di un’altra epoca, in un sistema patriarcale.
“«Tua madre possedeva un talento straordinario» disse, impassibile. «Immagino che mi sia sfuggito perché non era altro che un’operaia. E perché ci siamo incontrate nel momento sbagliato. Se l’avesse scoperta Juan Luis, forse sarebbe stata lei e non tu a essere accolta sotto la mia tutela»”
Per chi vuole scoprire la Siviglia di fine Ottocento e il mondo della porcellana della Cartuja, che esiste ancora oggi.
Aguilera Inma è nata a Malaga nel 1991. È giornalista e illustratrice.
I PRO
Molteplici punti di modernità e di inventiva: lettura scorrevole, racconto di una famiglia, un alone di mistero. Un romanzo che si legge piacevolmente.
I CONTRO
Forse troppi e non sempre coerenti i cambi di opinione da parte dei due personaggi principali che vivono la loro storia d’amore intrisa di rabbia.
TRAMA
Siviglia, 1902. Trinidad Laredo parte sola dall’Inghilterra alla volta della fabbrica di ceramiche della Cartuja. Porta con sé un unico indizio: un piatto decorato a mano. È convinta che quell’oggetto custodisca un segreto legato alla celebre manifattura di ceramiche Pickman, dove da generazioni si producono i servizi di porcellana più raffinati d’Europa. La storia di Trinidad si intreccia con quella della fabbrica e della sua proprietaria, María de las Cuevas, custode di un’eredità minacciata dal declino, e con le vicende di due donne del passato: Felisa, pittrice silenziosa e tenace, che sogna un futuro diverso in cui possa esprimere sé stessa e il suo talento, e Macarena, decoratrice appassionata e ribelle, in fuga dal conformismo e dai limiti imposti alla sua libertà. La fabbrica è il cuore pulsante di una Siviglia in trasformazione, dove le tensioni sociali ribollono come il fuoco nei forni e ogni oggetto racconta una storia. Mentre presente e passato si intrecciano, Trinidad dovrà decidere se portare alla luce la verità o proteggerla. Una saga affascinante, che rende omaggio alla bellezza della ceramica e alla forza silenziosa delle donne che l’hanno plasmata.




