Narrativa recensioni

Come due fiori di loto – Jane Yang

Recensione a cura di Mara Altomare

Due sono le protagoniste del romanzo d’esordio di Jane Yang, ambientato a Canton alla fine dell’800. Un’ autrice che è un piacere conoscere e far conoscere. Di lei sappiamo che è nata nell’enclave cinese di Saigon e cresciuta in Australia, e che, affascinata fin da piccola dai racconti delle nonne sulle memorie delle loro antenate, in una Cina che non c’è più, ha tratto da queste donne della sua famiglia ispirazione per un romanzo, dai contenuti importanti e con uno stile tutt’altro che acerbo.
Due donne ci vengono raccontate, due facce di una medaglia, se pensiamo a questa medaglia come alla Cina del XIX secolo. Due ragazze coetanee, estremamente diverse, con origini distanti tra loro, in una storia di vita, di amicizia e conflitti, in una continua alternanza di prospettiva.

Fonte Wikipedia

Due sono le voci narranti, che si alternano nel racconto delle rispettive vite: Piccolo Fiore e Linjing.

Due sono i fiori di loto che danno il titolo a un romanzo affascinante.
“Fiori di loto”, espressione che indica i piedi di una donna, quella parte del corpo le cui dimensioni rappresentano la misura del suo valore e di un destino più o meno fortunato nel mondo.
Si parla dei fiori di loto fin dalle prime pagine, che, senza filtri, ci trascinano subito nelle tradizioni cinesi, con un approccio anche piuttosto doloroso…

Come in un rito, Piccolo Fiore, a soli 6 anni, sopporta il sacrificio della fasciatura: immobile mentre la mamma le pulisce i piedi e le cambia le bende, le immerge i piedi nell’acqua calda, le massaggia la pianta e le dita fino a staccare la pelle morta, le taglia le unghie; le tampona il piede con un asciugamano e lo cosparge di allume; le avvolge una striscia di cotone pulito intorno al piede.
Le stringe i legacci… La pressione aumenta ogni strato, finché il piede non comincia a pulsare e le lacrime trattenute a pungere gli occhi, mentre la mamma continua ad avvolgere le bende molto più strette, sempre più strette!

“Ti voglio così bene che due anni fa ti ho fasciato i piedi, come se fossi una piccola signora.”


Solo le ragazze con un’immensa resistenza e autodisciplina possono ottenere dei loti d’oro perfetti, affinché le suocere delle buone famiglie le accolgano per i loro figli.

Una moglie che sopporta di modificare il proprio corpo per il marito, gli rende omaggio con la sua sottomissione. Una donna che accetta la propria ridotta mobilità, è legata per il resto della sua vita, metaforicamente e fisicamente, alla casa e alla famiglia.

E Piccolo Fiore é davvero dotata di incredibile resistenza… ma le difficoltà familiari la costringono a diventare una “muizai”, cioè una schiava, e ancora piccolissima viene venduta alla famiglia di Linjing, che diventa così la sua padrona coetanea. A quel punto, svanita la possibilità di poter essere destinata a un marito di alto rango, non sarebbe più necessaria per lei la fasciatura dei piedi, tuttavia Piccolo Fiore insiste su sé stessa con questa pratica, per non gettare al vento i sacrifici compiuti e continuare a sperare in un futuro in cui i suoi canoni estetici possano essere degni di un’elevazione sociale.

Linjing invece, pur essendo nata in una dimora nobile, cresce con i piedi naturali, in una famiglia, e in particolare con un padre, che incredibilmente dimostra interesse e apertura verso il mondo occidentalizzato.

“La fasciatura dei piedi è una mutilazione e una tortura. Persino la definizione “loti d’oro” é beffarda e ingannevole, non c’è niente di bello nelle ossa rotte e nella carne martoriata dei piedi di una bambina o di una donna”

Piccolo Fiore è semplice, bella, mite, dotata per il lavoro e con un grande talento per il ricamo, nell’umiltà si distingue per capacità e coraggio, di fronte ai soprusi subiti.
Linjing è viziata, impaziente, invidiosa, fragile e insicura, cerca di affermare anche in maniera violenta il suo ruolo autoritario di padrona.

“Gli schiavi sono come le erbacce: al primo accento di indulgenza si propagano incontrollati… avrei fatto pagare a Piccolo Fiore la sua insolenza!”

La vita scorre e vede le due bambine, ragazze, donne, legate a doppio filo in destini intrecciati, in un panorama storico che ci fa toccare con mano regole sociali molto chiare, tradizioni, famiglie con più mogli e il grande tema della schiavitù.

Ma questo romanzo ci fa vedere la schiavitù intesa in due possibili condizioni: perché se da una parte ci vengono presentate una muizai contro una padrona, andando avanti con la lettura si coglie sempre più evidentemente quanto la libertà, quella interiore, la libertà di pensiero, appartenga molto di più a Piccolo Fiore che a Linjing, intrappolata, nonostante il suo rango, in un’invidia tale che le fa tirar fuori il peggio di sé, con crudeltà e rabbia.

“Piccolo Fiore poteva anche essere una schiava, ma agli occhi di mia madre era la discepola perfetta, e io soltanto una figlia inetta”

E questo è uno dei possibili messaggi: la profonda riflessione sul concetto di libertà, che fa emergere dalle pagine emozioni e sentimenti; “Come due Fiori di Loto” rimane impresso come un romanzo vivo, che stimola, inquieta, commuove.

Piccolo Fiore è una bambina che dall’incipit del libro si vorrebbe abbracciare, e che quando cresce, matura, impara a lavorare e infine conosce l’amore, si ammira per la donna sicura di sé che è diventata.  Consapevole delle proprie forze, scopre che può scegliere, può anche dire di no, che può mettere in ombra le tradizioni e fare luce sulla sua personalità, con il coraggio di non cedere ai compromessi.

“Voglio un marito che non si vergogni di me, e se non posso averlo preferisco restare sola”

“Piccolo Fiore, tu vuoi un eroe che possa rifare il mondo. Io sono un uomo legato al dovere e alle tradizioni. Se potessi ti sposerei, però la mia famiglia non accetterebbe mai una donna con i piedi naturali. Uno scandalo danneggerebbe tutti, mi stai chiedendo troppo”

Una lettura che propone una trama dai ritmi avvincenti, tra amicizia, rivalità, conflitti e perdono, un romanzo che tiene sempre viva l’attenzione e la curiosità di scoprire il succedersi degli eventi, con una narrazione scorrevole e mai pesante. Ha il merito di trasportarci in un’epoca e dentro a tradizioni che si leggono con un senso di meraviglia e stordimento, perché da qui e dal nostro presente si fa fatica a immaginare la naturalezza con cui venivano vissute certe usanze: ciò che per noi, da questa parte del mondo, appare atroce o assurdo, per la realtà cinese di quegli anni era visto come un valore e un privilegio.

Fonte Ilbolive

E allora ben vengano romanzi come questo, che allargano gli orizzonti e regalano viaggi lontani, con personaggi che se pur di fantasia ci portano a contatto con storie verosimili, possibili, accadute, storie che disturbano ma che è giusto far conoscere.

Come due fiori di loto – Edizione cartacea
Come due fiori di loto – Edizione ebook

TRAMA

Canton, tardo Ottocento. Piccolo Fiore è una bambina di vivace intelligenza e dal formidabile talento nell’arte del ricamo. Ma nella Cina ancora semifeudale di fine Ottocento, le opportunità che le si aprono sono molto limitate. Per questo, fin da quando è piccola, la madre le offre l’unico privilegio possibile alle fanciulle del suo infimo rango, ossia un matrimonio vantaggioso grazie alla tradizionale e dolorosissima pratica della fasciatura dei piedi. Ma queste prospettive di riscatto sono destinate ad annullarsi alla morte improvvisa del padre: per lei ora l’unica strada possibile è quella della schiavitù presso una famiglia di più alto rango. È così che Piccolo Fiore fa ingresso nella casa di Linjing, sua coetanea e padrona. Da quel momento e per gli anni a venire la vita delle due giovani dovrà destreggiarsi tra gli alti e bassi della loro complicata amicizia e le millenarie tradizioni di una Cina sempre più attenta alle nuove tendenze che arrivano dall’Occidente. La storia di due donne molto diverse, delle immani ingiustizie che entrambe subiscono, degli amori e della loro incessante lotta per la libertà diventano in questo romanzo d’esordio la storia di un intero paese, la cui cultura sempre più ci interroga, ci inquieta e ci affascina

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