Il Festival di Sanremo, nato nel 1951, non è solo una gara canora, ma lo specchio fedele dell’anima italiana. Pochi sanno che, nella sua primissima edizione, l’atmosfera era ben lontana dai palchi monumentali di oggi: il pubblico cenava ai tavolini del salone delle feste del Casinò, trasformando l’evento in una sorta di serata di gala al ristorante. In quell’anno i cantanti in gara erano appena tre: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, ma dovettero alternarsi per interpretare ben 20 canzoni totali.

Negli anni ’50 il regolamento prevedeva la “doppia esecuzione”: ogni brano veniva presentato da due interpreti diversi con arrangiamenti differenti, permettendo al pubblico di votare la composizione più che il cantante. Fu in questo contesto che Nilla Pizzi divenne la prima regina indiscussa, trionfando nelle prime due edizioni e con la vittoria del 1951 ricevette un premio di sole 30.000 lire…una cifra che oggi ci fa sorridere, ma che allora segnò l’inizio di un impero economico e culturale. Il vero spartiacque arrivò però nel 1958: le braccia spalancate di Domenico Modugno sulle note di Nel blu dipinto di blu modernizzarono il Festival, trasformandolo in un fenomeno internazionale.
Con il passaggio agli anni ’60, la televisione rese Sanremo un rito collettivo, ma fu il tragico 1967 a segnare una rottura definitiva con il passato. Luigi Tenco partecipò con Ciao amore, ciao, cantata in coppia con Dalida. Dopo l’eliminazione del brano e il mancato ripescaggio, l’artista fu trovato senza vita nella sua stanza all’Hotel Savoy. Il suo biglietto d’addio fu un duro atto di protesta contro un sistema che premiava la canzonetta facile a discapito della qualità. Questo evento scosse l’opinione pubblica e pose fine all’era della “canzonetta spensierata”, aprendo le porte a testi più impegnati e a una nuova consapevolezza culturale.

Gli anni ’70 e ’80 hanno poi consacrato il Festival come tempio del pop e dell’eccesso, tra look eccentrici e grandi ospiti internazionali. La storia di Sanremo è costellata di aneddoti memorabili: dai vuoti di memoria in diretta alle improvvisazioni orchestrali, fino ad abiti talmente teatrali da oscurare la musica stessa. È proprio questo mix di talento cristallino, imprevisti e un pizzico di follia che, ancora oggi, rende il Festival un appuntamento imprescindibile e intramontabile.


