Articolo a cura di Donatella Palli
È il 1550 quando il duca Cosimo I de’ Medici e sua moglie Eleonora di Toledo acquistano Palazzo Pitti, dal nome del suo primo proprietario, il mercante fiorentino Luca Pitti, morto nel 1472. Con la decadenza della famiglia, il palazzo era ormai in stato di abbandono e l’erede Bonaccorso Pitti si era deciso a venderlo.
Curioso che, pur essendo stato abitato per circa quattro secoli da tre dinastie — i Medici, gli Asburgo-Lorena e i Savoia — il palazzo abbia mantenuto l’antico nome.
Passato nel 1860 tra i beni della Corona d’Italia e abitato, negli anni di Firenze Capitale (1865-1871), da Vittorio Emanuele II, fu donato nel 1919 allo Stato italiano insieme con la piazza e con il giardino di Boboli.
Costruito sulla collina di Boboli, in Oltrarno, vicino al Ponte Vecchio, il Vasari attribuisce il progetto al Brunelleschi:
“di tanta grandezza e magnificenza, che d’opera toscana non si ha ancora veduto il più raro né il più magnifico”.


Alla morte di Cosimo, quattro anni dopo, nel 1574, il nuovo granduca (il padre lo era diventato nel 1569), Francesco I, fece rinchiudere Camilla in un convento di clausura, dove morì nel 1590.
Il palazzo si presentava con due piani oltre al piano terreno, con sette ordini di finestre e tre portoni. La parte posteriore cambiò aspetto nel decennio successivo all’acquisto, con la costruzione di un immenso cortile a loggiato sui tre lati e una grande terrazza affacciata sul giardino tergale (Ammannati).
La facciata fu realizzata, come quella del palazzo quattrocentesco, con enormi blocchi di pietra appena sbozzata (il “bugnato” fiorentino), con le chiavi degli archi decorate da maschere e teste di arieti.

Come si era arrivati a questo acquisto?
Ce lo racconta Carla Maria Russo in “La figlia più amata”. Eleonora aveva una vera e propria mania per la vita salutare e voleva per i figli una vita all’aperto, fuori città. Bonaccorso Pitti si fa avanti e propone a Riccio, il collaboratore del duca, il palazzo in vendita. Riccio promette di riferire alla duchessa.
“Su questi argomenti conta solo il parere della duchessa”, dice Isabella de’ Medici nel romanzo citato di Carla Maria Russo.
“Considerata l’esigenza di mia madre di poter disporre di un vasto parco-giardino, ricco di ogni tipo di alberi e piante, per prima cosa si procedette a realizzare un impianto idraulico efficiente, che garantisse l’acqua necessaria, prelevandola da una sorgente fuori le mura e depositandone una abbondante scorta in un bacino, mascherato da grazioso laghetto con anatre, cigni e numerose altre specie di fauna e flora”.
Per Cosimo ed Eleonora, il loro matrimonio, benché combinato, fu d’amore. Spendiamo qualche parola su questi “due pezzi da novanta”!
cosimo i de’ medici
Cosimo diventa il secondo duca di Firenze a diciott’anni, nel 1519, dopo la morte di Alessandro, ucciso dal cugino Lorenzino. Era erede di un ramo cadetto della famiglia Medici, detto dei “popolani”, ma aveva un DNA prestigioso, essendo figlio di Giovanni dalle Bande Nere, il più famoso soldato di ventura dell’epoca, e nipote della grande Caterina Sforza.
La madre era Maria Salviati, figlia di Lucrezia de’ Medici, a sua volta figlia di Lorenzo il Magnifico.

Alla sua elezione, gli oligarchi confidavano che sarebbe stato facile, all’occorrenza, manipolarlo a proprio vantaggio, data la giovane età, ma si sbagliavano. Cosimo si rivelò da subito un lavoratore instancabile e s’impose sia sul piano internazionale, ottenendo il riconoscimento dell’imperatore Carlo V, sia in politica interna, riunendo nelle proprie mani il potere legislativo e l’amministrazione ordinaria, creando una nuova burocrazia i cui ruoli erano ricoperti da individui delle province non aderenti alle consorterie cittadine. Nel complesso, la sua intera politica fu improntata a una volontà di accentramento, effettuando continui viaggi — portando con sé anche Eleonora e i figli — per sorvegliare di persona tutte le iniziative di recupero del territorio toscano.
A lui si deve l’unificazione di buona parte dello Stato toscano.
Dice Claudia Tripodi:
“Sebbene Firenze mantenesse per molti aspetti i privilegi politici, fiscali e giurisdizionali che costituivano l’eredità del suo passato repubblicano, lo Stato di Cosimo mirava ad assumere sempre più un carattere regionale”.
Conferma Elena Fasano Guarini:
“Sotto Cosimo I il ducato acquistava effettivamente dimensioni quasi regionali con l’annessione dello Stato di Siena”.
eleonora di toledo
Eleonora non era certo da meno: oltre ad essere di rara bellezza, come ci testimonia il Bronzino nel suo ritratto del 1545 (6), era figlia del viceré di Napoli Pietro di Toledo, fratello del duca d’Alba, spietato generale spagnolo, e portò a Firenze l’amore per il lusso e l’arte, commissionando infatti un quantitativo di oggetti preziosi e cicli pittorici tali da suscitare stupore e ammirazione.

Pur mettendo al mondo ben undici figli ed essendo il bersaglio di una propaganda feroce perché straniera e abituata a un lusso smodato, la giovane Eleonora affiancherà il marito nel governo del ducato, sostituendolo durante le sue assenze, impegnato nella guerra contro Siena, e lo accompagnerà nei suoi viaggi, tanto da esserle fatale la visita nella Maremma afflitta dalla malaria. Sarà donna di Stato, amministratrice oculata e interessata ad accrescere il patrimonio.
Con Eleonora nacque Boboli.

Il giardino si estende per circa 30 ettari, iniziato nel 1549 su progetto di Niccolò Pericoli detto il Tribolo, mentre a Baccio Bandinelli furono commissionate le fontane e le sculture. L’intero complesso rappresenta uno dei maggiori esempi di giardino all’italiana; fu abbellito da statue (oltre 300 sculture dall’età classica a quella barocca), grotte — la famosa grotta del Buontalenti — concrezioni calcaree in forma di stalattiti, conchiglie e rilievi in terracotta, con l’acqua che scivolava dalle pareti.
Un viale centrale, il Viottolone, affiancato da un duplice filare di cipressi secolari, conduce alla parte alta del giardino, con in cima una vasca ellittica con un isolotto centrale e, al centro, la statua dell’Oceano del Giambologna, 1576.

Nel secolo successivo fu costruito un anfiteatro in muratura (Francesco Susini, 1641) e collocati un obelisco egizio e una vasca delle terme di Caracalla.
Durante il granducato di Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790) furono edificati due complessi architettonici: il Kaffeehaus e la Limonaia.
Il giardino ha quattro ingressi: dal cortile dell’Ammannati di Palazzo Pitti, dal Forte di Belvedere, da via Romana e dal piazzale di Porta Romana.
Per mettere in comunicazione il palazzo ducale — oggi Palazzo Vecchio — e la nuova residenza di Pitti, Cosimo fece costruire da Giorgio Vasari nel 1565 il Corridoio Vasariano.

Lungo circa 760 metri, con 73 finestre, passa sopra la città e il fiume, entra nei palazzi, aggira la torre de’ Mannelli, si affaccia nella chiesa di Santa Felicita e approda a Boboli. Realizzato in occasione del matrimonio del figlio Francesco con Giovanna d’Austria, fu edificato per consentire ai granduchi di muoversi in sicurezza dalla loro residenza privata alla sede del governo in Palazzo Vecchio e anche per evitare il passaggio sul Ponte Vecchio, che allora ospitava le botteghe dei macellai (beccai) e i relativi miasmi. Nel 1593, per volontà del figlio di Cosimo, il granduca Ferdinando I, le botteghe vennero sostituite da quelle degli orafi e gioiellieri fiorentini.
LE COLLEZIONI
“Solo con Ferdinando I e sua moglie Cristina di Lorena — nipote preferita di Caterina de’ Medici, regina di Francia — Palazzo Pitti iniziò ad assumere la funzione di reggia nella quale cominciarono ad accumularsi quei tesori d’arte che ancora oggi lo caratterizzano” (Marco Chiarini, Palazzo Pitti. Arte e Storia).
Il piano terra ospita principalmente il Tesoro dei Granduchi (chiamato in precedenza Museo degli Argenti), uno dei musei di arti decorative più prestigiosi e più ricchi d’Europa. Costituitosi ufficialmente solo nel 1919, raccoglie il frutto prezioso del collezionismo mediceo e lorenese; consta di 24 sale con opere in cristallo, pietre dure, avorio, cammei di manifattura milanese e fiorentina, ma anche tedesca e austriaca. Le sale sono adornate di affreschi seicenteschi e alcune parti erano originariamente utilizzate come appartamenti estivi della famiglia Medici.

Il piano nobile: la Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali e Imperiali occupano l’intero piano. La fastosa quadreria fu istituita tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento dai Lorena, che collocarono in queste sale circa 500 opere, tra cui possiamo ammirare quelle di Filippo Lippi, Botticelli, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Caravaggio, Rubens, Artemisia Gentileschi e molti altri. La Galleria consta di 28 sale, mentre gli Appartamenti Reali di 12.
Il secondo piano ospita la Galleria d’Arte Moderna: dipinti e sculture dal Neoclassicismo agli anni Trenta del Novecento. Era la residenza del granduca di Lorena; offre in 30 sale l’importante nucleo di pittura della scuola dei Macchiaioli, da Fattori, Lega, Signorini, Corcos, Hayes, e poi Pissarro, Rosso, Boldini, Nomellini, Primo Conti, Galileo Chini e molti altri.

Sempre al secondo piano troviamo il Museo della Moda e del Costume: l’evoluzione del gusto e del costume attraverso i secoli. Fondato nel 1983, comprende abiti e accessori dal XVIII secolo a oggi, abiti di opere teatrali, liriche, celebri film. Le opere ospitate vengono esposte a turno secondo una rotazione adottata per ragioni di conservazione.
Inoltre, al secondo piano ci sono anche alcuni quartieri privati, come quello della duchessa d’Aosta e quello del principe di Napoli.
Dal giardino di Boboli si può accedere al Museo delle Porcellane, aperto nel 1973, che ospita le collezioni di porcellane dai Medici fino ai Savoia. Di gran rilievo le opere della Manifattura di Doccia, creata nel 1737 da Carlo Ginori.
Nell’ala laterale destra della facciata (Rondò di Porta Romana) si trova il Museo delle Carrozze, che contiene sette raffinati esemplari di carrozze e tre portantine — veicoli risalenti al XVIII-XIX secolo — appartenute ai Lorena e ai Savoia.
Bibliografia
Palazzo Pitti, tutti i musei, tutte le opere, a cura di Marco Chiarini, ed. Sillabe, Livorno 2001
Palazzo Pitti. Arte e Storia, Marco Chiarini, ed. Becocci, Firenze 1982
I Medici. Ascesa e potere di una grande dinastia, Claudia Tripodi, ed. Diarkos, Santarcangelo di Romagna 2020
Lo Stato mediceo di Cosimo I, Elena Fasano Guarini, ed. Sansoni, Firenze 1973
La figlia più amata, Carla Maria Russo, ed. Piemme, 2023




