Autori Classici Viaggio nella storia

I grandi classici della letteratura: Boris Pasternàk

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

 “Andavano, andavano e cantavano “Eterna memoria” e, quando si fermavano, sembrava che i piedi, i cavalli, i soffi del vento prolungassero il canto sullo slancio. I passanti si scostavano davanti al corteo, contavano le corone, si facevano il segno della croce. I curiosi si infilavano nella processione, domandavano: “Chi seppelliscono?”. A loro veniva risposto: “Živago”. “Ah, ecco come stanno le cose. Allora è tutto chiaro come stanno le cose. “Ma non lui. Lei.” – “Fa lo stesso. Pace all’anima sua. Gran bel funerale .”

L’incipit, si riferisce al funerale della madre di Živago, che stabilisce il tema della vita mentre viene sopraffatta dagli avvenimenti storici, nel tentativo di tramandare l’esperienza umana attraverso la poesia.

In seguito alla morte della madre, Jurij Živago, ancora bambino, viene affidato agli zii. 

Un breve sunto dell’Impero Russo

L’impero Russo, spesso indicato anche come Russia imperiale o Russia zarista, fu l’organismo statale che per volontà di Pietro I il Grande (1682-1725) governò la Russia dal 1721 fino alla forzata abdicazione di Nicola II (1894-1917) a seguito della rivoluzione di febbraio del 1917.

Foto storica dell’Impero Russo (città/evento), immagine in pubblico dominio, fonte: Wikimedia Commons/PICRYL.

Le importanti caratteristiche della Russia, prima e durante la rivoluzione.

Economicamente l‘Impero russo era pesantemente legato all’agricoltura, con una bassa produttività e una forte presenza di servitù della gleba sino a quando questa non venne abolita definitivamente nel 1861. L’economia con il tempo seppe industrializzarsi con l’aiuto di investimenti stranieri nelle ferrovie e nella fabbriche. I terreni vennero perlopiù governati dai nobili locali (i cosiddetti boiardi) dal X al XVII secolo e l’Impero era posto sotto il controllo dell’imperatore, detto zar.

Lo zar Ivan III (1462-1505) preparò il terreno per accogliere le riforme dei secoli successivi: triplicò il territorio del suo Stato, pose fine alla dominazione dell’Orda d’oro, rinnovò il Cremlino di Mosca e fondò le principali istituzioni dello stato russo. Lo zar Pietro il Grande (1682-1725) combatté numerose guerre, costruì un impero moderno e forte al punto da imporsi come una tra le maggiori potenze europee della sua epoca; spostò la capitale da Mosca alla sua nuova città di San Pietroburgo e rimpiazzò i tradizionali e medievali modelli sociali e politici con un sistema razionalista ispirato al modello occidentale.

Il pensiero di Pasternak nella rivoluzione russa.

Lo stile di Pasternak, come si evidenzia nell’incipit de “Il dottor Živago“, viene definito da una ricerca filosofica dell’assoluto, un’idea comune dell’umanità dove il poeta spiega la vita universale, ma è distante come soggetto e fa uso della natura come voce e immagine che prende coscienza di sé senza esprimersi direttamente.

La natura, come voce e simbolo diventano una narrazione di vita che sembra assumere una voce propria; formando un sistema di pensiero che influenzano la visione del mondo senza mai scendere in particolari narrati con un idioma eccessivamente politico. Pasternak, valuta tutt’al più l’essenza della storia dell’epoca, gli effetti più nocivi del dopo rivoluzione, i mutamenti sociali causati  da uno sconvolgimento avvenuto male e troppo rapidamente. Jurij e Lara cercano di restare se stessi, costanti nella loro emancipazione, soprattutto mentale e sentimentale.

La gioventù di Pasternak

L’infanzia di Pasternak trascorre a Mosca in un ambiente culturale e artistico di alto livello.

Figlio di Leonid, un noto pittore e Rosa Kaufman, pianista. La loro casa è un punto di riferimento per intellettuali e artisti, tra cui Lev Tolstoj. Da qui iniziano le sue prime esperienze artistiche a cui segue, aiutato dalla madre, la sua passione per la musica, prima di dedicarsi alla poesia e alla filosofia. Un ambiente che plasma la sua sensibilità artistica e la sua visione del mondo, che lo porta poi a dedicarsi completamente allo studio della filosofia, anche grazie ai soggiorni in Svizzera e in Italia.

La sua infanzia si svolge in un’epoca che sarebbe stata travolta dalla Rivoluzione che segnò profondamente il corso della sua vita.

Živago: il personaggio

Il libro narra la vita movimentata di Jurij Andreevič Živago, un medico e un poeta, la cui trama è intrecciata alla guerra civile, combattuta tra bianchi e rossi a seguito della rivoluzione d’ottobre. 

Živago è diviso dall’amore per due donne. Sposato con sua cugina Tonia, viene travolto dall’amore e dal desiderio per la crocerossina Lara Antipov. Nel corso della storia si avvicenderanno incontri, dolorose separazioni e riunificazioni, fino al tragico finale.

Il romanzo è stato  scritto tra il 1946  e il 1955. Nell’allora Unione Sovietica, Pasternak, rinnega la facciata eroica promossa dal regime comunista: viene rifiutato dalla rivista moscovita, Novyj Mir, che l’accusa di “visioni” filosofiche. Stimato “non in linea”, lo scrittore è messo alla stregua di un reazionario, che in breve tempo si estende, per cui il libro  viene pubblicato nell’Unione Sovietica soltanto nel 1988.

L’opera fu pubblicata in anteprima mondiale in Italia il 15 novembre 1957 dalla Feltrinelli, che  la ottenne vincendo la competizione contro gli editori americani e francesi, e fu un successo universale. In un solo anno vennero pubblicate 31 edizioni.

 Agli studi di filosofia e letterari, alla prima adesione al cubofuturismo, al comportamento dubbioso verso la rivoluzione, alle purghe staliniane e alla sua determinazione, cerca di trovare un percorso, anche se di compromesso, per non essere costretto ad abbandonare il suo paese.

“L’abbandono del mio paese equivarrebbe per me alla morte.”

Il premio Nobel

Il 10 dicembre 1958 il segretario dell’Accademia di Svezia annuncia al pubblico: “L’assegnazione del Nobel alla letteratura, andato a Boris Pasternak, è stato rifiutato”.

Un filmato ripercorre la vita complicata dello scrittore nell’Urss di Stalin.

Lo scrittore vive la bocciatura del suo romanzo con grande sofferenza a causa delle pressioni e dell’accanimento del regime sovietico che ne impediscono la pubblicazione in patria, che gli costa il Premio Nobel. Mentre il suo romanzo diventa un successo mondiale e un’icona di libertà di pensiero, lui, come riportano le fonti, è una vittima di censure e ostilità, che lo portano a vivere nelle ristrettezze, nell’indigenza e nella solitudine, fino alla morte.

È dopo la prigionia, presso i partigiani rossi dei boschi, quando Živago ritorna a Jurjatin da Lara, che è possibile approfondire la condizione incerta e fragile del loro rapporto sentimentale. Quel loro legame ostinato e forte nell’autodeterminarsi, “…e adesso che facciamo?” così contrario alle nuove leggi marxiste, che sopprimono di fatto l’individualismo e la capacità di vivere liberamente le proprie emozioni.

Non c’è più spazio per vivere passioni intime e personali, per indugiare in una poetica emotiva che permettesse  di svelare la propria vera essenza, dove non ci fosse l’interesse comune. Quest’atmosfera ci porta dritti nel clima del romanzo di George Orwell: “1984.”

Il dottor Živago (film)

La storia si svolge principalmente in Russia, toccando città come Mosca e la campagna siberiana. Il film di David Lean,  con interpreti principali, Omar Sharif e Julie Christie, fu girato in gran parte in Spagna, usando luoghi come Granada e Aranjuez e in Finlandia  e Canada per le scene innevate e montagnose. Nel 1998 l’American Film lo inserì al 39° posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

Il film fu presentato al 19° Festival di Cannes. Vinse cinque Golden Globe e cinque Oscar, tra cui quello per la musica con il tema di Lara, di Maurice Jarre, con centinaia di migliaia di copie vendute raggiungendo la prima posizione nella Billboard.

Il romanzo si apre con un funerale, la morte della madre di Živago e si chiude con la morte dello stesso protagonista. Il tema della sua vita, sarà schiacciato dal processo di trasformazione e di evoluzione nel tempo, alla ricerca di purezza e di libertà.

L’umanità sta riattraversando un’epoca buia in cui si mette in atto l’insensatezza di  una “cancel culture” che vorrebbe emarginare la cultura; romanzi e poesia compresi.

È fondamentale rispettare il proprio istinto anche se l’universo marcia nella direzione opposta. È questo il messaggio che il dottor Živago ci lascia.

“Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti. A loro non si è svelata la bellezza della vita.”

Consigli di lettura

La nostra vita
Aleksandr ed Evgenij Pasternak

“La nostra vita” è un grande affresco del “casato” Pasternak e al tempo stesso un vero e proprio ritratto delle città in cui vissero, in particolare di Mosca. Nel volume, a cura di Ljiliana Avirovic, sono riuniti alcuni scritti dei due figli di Boris Pasternak , Aleksandr (tratti da “Le vicinanze lontane” ed Evgenij (da “Materiali per una biografia”), più due opere del padre, “Storia di una controttava” e “L’infanzia di Zena Ljuvers”. Il filo rosso che si snoda in tutto il libro è la musica: il “dolce peso” che il padre Boris conobbe fin da bambino  gli serve per estrarre dall’anima quello che la parola non può. In gioventù infatti Boris Pasternak si dedicò intensamente agli studi musicali; più  tardi li abbandonò ma la musica continuò ad essere sottesa nella struttura della sua opera, al punto da essere utilizzata nelle poesie in sostituzione dei versi quando il poeta avvertiva l’inadeguatezza della parola. “Storia di una controttava” intorno al 1913, nello stesso periodo de “Il gemello delle nuvole”, è la prima raccolta di liriche presenta un ampio spettro della vena creativa pasternakiana. Alla base del racconto ci sono i ricordi dei viaggi del 1906 e del 1912 in Germania, patria del grande Romanticismo, che a Pasternak fu sempre idealmente vicino. Infine “L’infanzia di Zena Ljuvers” rappresenta il prototipo della prosa poetica pasternakiana, di delicato e fragile spessore: la volontà di sfiorare con la parola ciò che è in sé indicibile.  

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