Curiosità Viaggio nella storia

Il mondo segreto appeso alla cintura. Storia della chatelaine

Sono ben due gli idiomi a cui si fa risalire l’origine del termine “chatelaine“: il francese, a cui appartiene la parola châtelaine, tradotta con l’espressione “signora del castello, a sua volta derivata dal latino castellanusovvero “padrone della fortezza”.

Era un accessorio che, agganciato alla cintura raggruppava piccoli accessori utili, adeguati ai bisogni dei proprietari: gli abiti dell’epoca, infatti, non avevano tasche grandi o comode e le donne portavano solo piccole borse o reticoli. Tuttavia, si presentava la necessità di trasportare tutti quegli oggetti necessari che noi, attualmente, infiliamo nelle nostre borse che, per molti versi, possono considerarsi meno pratiche delle chatelaines: quante volte ci è capitato di cercare le chiavi o il cellulare in fondo a una borsa capiente e non trovarli subito?

La storia ci racconta che la chatelaine, come viene chiamata dal XVII secolo, risale all’antica Roma  quando si portavano legate alla vita monili per la cura dell’estetica, come pinzette, custodie per detergenti, profumi.

Tuttavia, il loro uso prese piede nel medioevo, poiché era consuetudine portare il mazzo di chiavi fissato alla cintura con una catena.

Come accennato prima, la parola chatelaine deriva dal termine francese châtelaine, “signora del castello“, colei che deteneva l’onere e l’onore di custodire tutte le chiavi delle numerose porte, armadi, dispense, scrivanie e cassetti, in un’epoca in cui tutto veniva custodito, nulla era nella immediata disposizione degli abitanti della casa.

Avere le “chiavi del castello“, indicava, per così dire, l’anzianità e lo status di una donna che deteneva l’autorità, l’accesso agli oggetti di valore della famiglia, il potere di dirigere la servitù della casa e di accogliere gli ospiti.  

Con il tempo, il termine ha iniziato a indicare anche la catena o il gruppo di oggetti che la castellana portava appesa alla cintura e poi nel Settecento l’invenzione delle tasche solo per gli abiti maschili induce le donne ad individuare in questo oggetto porta-tutto un fedele alleato.

Solo in epoca vittoriana la chatelaine divenne un oggetto da sfoggiare.

Fissata alla cintura con una spilla o con un gancio nascosto dietro un medaglione, su quelle catenelle appese in vita c’era l’intero mondo di chi le indossava: c’erano chatelaines di lavoro, come quelle delle sarte con forbici, ditali, custodie per aghi o quelle delle infermiere con termometri, contenitori per pillole e strumenti medici necessari alla loro attività; chatelaine per il lutto con pendenti porta fortuna o di conforto come cuori, ancore e croci; chatelaine da sfoggiare nei balli con bottigliette di profumi, fiale per i sali, piccolissime borsette per custodire fazzoletti, taccuini, matite. C’erano persino chatelaines per l’allattamento, lo sport, la pittura o le bambole.

Parlavano senza bisogno di parole, svelavano un mondo segreto facendo intuire la vita e le abitudini della persona che la indossava.

Tutti i membri della società, dalle padrone alle domestiche lo portavano, persino i sovrani, anche se più probabilmente si trattava di orologi, borse o ventagli.

Con il passare del tempo, grandi gioiellerie e case storiche come Boucheron, Tiffany & Co, Fabergé e Liberty cominciarono a produrre o a vendere chatelaines. Sempre più raffinate e sempre più elegantemente rifinite, divennero il gioiello-non-gioiello che, nato senza alcuna pretesa estetica, si trasformò nel tempo in un accessorio da esibire e mostrare. 

Utilità e vanità sono dunque le sue due anime: da “borse porta-tutto” destinate a custodire gli attrezzi utili a veri e propri “scrigni di frivolezza” durante le occasioni di rappresentanza.

Nel XIX secolo la chatelaine divenne popolare anche tra gli uomini. Erano realizzati con materiali più resistenti, come l’acciaio e il bronzo, e venivano utilizzati per riporre oggetti pratici come chiavi, forbici e coltelli pieghevoli.

Poi i tempi sono cambiati. L’uso delle chatelaines si affievolì dopo l’ Epoca Edoardiana, forse perché la nuova generazione di donne rifiutò i rigidi modelli vittoriani o perché gli abiti diventarono più funzionali così come gli accessori con l’avvento dell’orologio da polso e le borse più grandi. In questo modo il mondo privato non fu più appeso in vita, ma nascosto in una tasca o in una borsa, lontano da occhi indiscreti.

Ma non è scomparsa del tutto: se ieri era l’ago e il filo oggi sono le cuffiette wireless per lo smartphone e orologi digitali . E oggetti che ruotano intorno all’universofemminileche dentro alla maxi-bag si perdono tra il vuoto cosmico, tornano dove devono stare: a portata di mano

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