Recensione a cura di Valeria Lorusso
La storia si apre a Cremona nel 1546, quando Sofonisba è ancora una bambina ma già percepisce con chiarezza che la sua felicità passa attraverso la pittura. Suo padre, Amilcare Anguissola, nobile illuminato ma pur sempre figlio del suo tempo, decide di sostenerla, pur imponendo limiti rigidi: niente bottega, niente contatto con apprendisti maschi, niente studio di anatomia, prospettiva o geometria — discipline ritenute inadatte a una donna.
Nonostante queste restrizioni, Sofonisba dimostra un talento fuori dal comune.
«Vedete, Sofonisba, se foste nata uomo, avrei fatto di tutto per avervi nella mia bottega… correndo anche il rischio che la vostra luce finisse per mettermi in ombra. Voi non avete realmente bisogno di me, né di nessun altro. Il dono che possedete è da sempre dentro di voi come una rara gemma, grezza ma già perfetta».

La vediamo crescere, formarsi, lottare contro i confini sociali, fino a imporsi come artista in un mondo che non prevedeva spazio per lei.
Ciò che per un uomo sarebbe stato del tutto naturale, per una donna diventava indecoroso, inappropriato, inimmaginabile. Per quanto fossi costretta a conviverci, mai e poi mai sarei riuscita a comprenderlo».
I suoi primi ritratti familiari rivelano una sensibilità nuova, intima, capace di cogliere l’anima dei soggetti.
La sua fama la porta alla corte spagnola ove diventa ritrattista ufficiale e soprattutto maestra di. pittura della giovane regina Elisabetta di Valois.
In questo ambiente impara a muoversi nonostante l’etichetta rigida, scopre la solitudine delle donne e la difficoltà dell’essere artista in un ambiente che la ammira ma la controlla.

La relazione con la regina Elisabetta è un legame affettuoso che dà a Sofonisba un posto privilegiato, la morte prematura della regina la segna profondamente. Rimane in Spagna finchè Filippo II le concede una dote e le sceglie un marito adatto al suo rango.
Sposa Fabrizio Moncada, un nobile siciliano, un’unione affettuosa in cui gode di una certa libertà, ma dovrà combattere anche con le intemperanze caratteriali del marito e con intrighi orchestrati per esautorarlo dal suo ruolo.
Il romanzo mostra con precisione documentaria quanto fosse difficile per una donna accedere alla formazione artistica. Le restrizioni non sono solo sociali, ma tecniche: l’impossibilità di studiare anatomia o prospettiva è un ostacolo concreto. La Anguissola non nasce “artista”: lo diventa attraverso scelte, rinunce, ostinazione.
Rimaneva il fatto che il mio rango e la mia condizione di donna impedivano di vedere riconosciuto il mio status di pittrice, confinandomi in una posizione ibrida, mai chiaramente definita.
Questo significava che i miei lavori, che non era opportuno portassero la mia firma, potevano essere ricompensati solo con regali e favori.”

La pittura diventa un modo per fissare ciò che altrimenti svanirebbe: volti, emozioni, legami. Il romanzo si apre proprio sul rapporto tra memoria e immagine.
Ogni conquista di Sofonisba è ottenuta contro un confine: sociale, familiare, culturale. Il romanzo è un continuo dialogo tra ciò che le è concesso e ciò che lei osa. È il cuore pulsante del romanzo. Montani la ritrae come una donna determinata ma non priva di fragilità, consapevole del proprio talento ma sempre in dialogo con i limiti del suo tempo. La sua voce interiore è resa con grande sensibilità.
Le figure femminili sono sempre al centro della scena, contribuiscono a creare un microcosmo femminile ricco, vivace, fatto di complicità e rivalità.
Lo stile dell’autrice è colto e sensibile, visivo, intimo perchè viene data voce ai dilemmi interiori della protagonista.
Montani riesce a equilibrare rigore storico e coinvolgimento emotivo, creando un romanzo che “prende vita come un quadro davanti ai nostri occhi”.
Il destino di Sofonisba è un romanzo storico elegante, appassionato e necessario. Montani riesce a restituire dignità narrativa a una figura che la storia dell’arte ha spesso relegato ai margini, trasformando la vita di Sofonisba in un affresco vibrante e luminoso.
È un libro che parla a chi ama l’arte, la storia, le biografie femminili e le narrazioni che uniscono rigore e poesia.
Pro
– Ricostruzione storica accurata, basata su documentazione solida.
– Capacità di trasformare la biografia in romanzo, senza perdere profondità.
Contro
– Lentezza in alcune sezioni, soprattutto quelle più descrittive o documentarie.
– Centralità assoluta della protagonista: gli altri personaggi possono risultare meno sviluppati.
– Poca tensione narrativa: è più un romanzo di formazione che un romanzo d’azione.
Sinossi:
Cremona, 1546. È poco più di una bambina Sofonisba Anguissola quando riconosce l’unica cosa che possa renderla davvero felice: dipingere. La sua non è solo un’inclinazione, è una passione dirompente; lei non vuole riempirsi gli occhi con l’arte, vuole crearla. Sebbene la sua epoca non sia affatto generosa con le donne intraprendenti, il nobile Amilcare Anguissola decide di non frustrare le aspirazioni della figlia consentendole di prendere lezioni private, a patto che non vada a bottega, non venga a contatto con gli altri apprendisti, e che le vengano precluse geometria, prospettiva e anatomia. Sofonisba può dunque spingere l’ambizione oltre ciò che mai avrebbe creduto possibile. Nonostante le molte limitazioni, fin da subito dimostra di riuscire a fermare sulla tela le emozioni e i moti dell’anima più profondi di coloro che ritrae. È qualcosa che non si può insegnare, un talento naturale che si unisce al dominio quasi assoluto del mondo inafferrabile di pigmenti, oli, resine. Il suo dono straordinario la porta lontano dalla sua Cremona, a Milano e poi fino alla Spagna degli Asburgo, dove diventa, per quanto non ufficialmente, pittrice di corte. Ma ogni successo lascia un segno, come lo lascia ogni battaglia combattuta per vedere riconosciuto un ruolo appannaggio dei soli uomini. Una sorte avversa costringe Sofonisba a rinunciare al grande amore della vita e il monarca spagnolo Filippo II la obbliga a un matrimonio di convenienza. Nulla invece, nella sua lunga esistenza, la distoglierà mai dalla sua più grande opera d’arte: la costruzione del suo destino di artista libera, che lo scorrere dei secoli non ha scalfito.




