Narrativa recensioni

Le amiche dell’atelier francese – Ruth Kvarnström – Jones

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

Stoccolma, 1912.

Il romanzo, “Le amiche dell’atelier francese”, racconta l’ascesa dei grandi magazzini Nordiska Kompianet, nati a Stoccolma nel 1912. Una data che coincise, di lì a poco, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

“Chi era lui per smantellare quel pezzo di storia? Lui che, come tanti altri a Stoccolma, conservava ricordi bellissimi di serate passate allo Sveasalen con gli amici.”

Lui era Josef Sachs, un imprenditore svedese (1872-1949), l’unico proprietario di uno dei più famosi grandi magazzini di Stoccolma: il Nordiska Kompaniet.  Un imprenditore lungimirante. Conosceva i suoi cinquecento impiegati quasi tutti per nome: un datore di lavoro che offriva ai propri dipendenti assistenza sanitaria gratuita e un fondo pensionistico. Attuava concretamente le proprie idee. Consentiva alle donne sposate, sue dipendenti, di mantenere il posto di lavoro.

Märta Eriksson, rifletteva su tutto ciò mentre attraversava la piazza Norrmalmstorg:

“Se solo anche il governo avesse iniziato a vedere le donne come persone indipendenti e non come proprietà dei mariti…perché di fatto era così che venivano trattate. Nel momento stesso in cui pronunciavano il fatidico «sì lo voglio», perdevano la propria indipendenza e, peggio ancora, la propria capacità giuridica.”

Dopo “Le formidabili donne del Gran Hotel” l’autrice accompagna il lettore nei grandi magazzini svedesi dove lavoravano donne coraggiose, che non si facevano intimidire, dando prove di capacità e volontà: forti anche di una profonda solidarietà femminile. In una città dinamica, alla vigilia di grandi cambiamenti dei primi anni del ‘900, prese forma un progetto audace: i primi grandi magazzini della capitale. Luoghi destinati a cambiare per sempre il modo di vivere, di fare acquisti, di lavorare.

Josef Sachs, per far confluire tutte le sedi del Nordiska in un unico edificio, trovò il luogo conforme, dove sarebbe sorta la costruzione, nel palazzo Sparre. Eretto nel 1670 come residenza della famiglia Sparre, trasformato poi in sede del teatro Sveasalen e  in seguito nel cinema Roda Kvarn.

Con la ristrutturazione, il maestoso edificio in granito, mantenendo la sua facciata originale, si trasformò in un monumento per una città in ascesa: il suo interno riprese vita diventando un nuovo vibrante centro, commerciale e culturale. Diventò l’icona della stabilità e dell’eleganza svedesi, sull’esempio dello stile americano.

Märta Eriksson, con l’esperienza maturata al Grand Hotel e grazie a una energia fuori dal comune, venne nominata a dirigere uno dei settori più prestigiosi, l’atelier francese che, con la sua eleganza e innovazione, fa da sfondo perfetto per raccontare le peripezie di un gruppo di giovani donne, animate e desiderose di migliorare la loro condizione economica e sociale e quindi, entusiaste e pronte a mettersi in gioco. Ed è in questo ambito che si approfondisce l’amicizia tra alcune di loro, che lavorano al Nordiska: Torun, Märta, Ottilia, Beda, Karolina, Agatha, Victoria, Isabella, Ellen, Maria. Protagoniste incontestabili di un romanzo dove l’emancipazione femminile e la riscossa sociale acquisirono un rilievo vitale. Tra stoffe pregevoli, clienti schizzinosi, sogni imbastiti pazientemente alla trama delle incertezze quotidiane, tuttavia, emerse qualcosa che ebbe, in quei momenti difficili, un valore inestimabile: un’amicizia profonda, fatta di audacia, di intesa e stima reciproche. L’autrice ha creato bei personaggi femminili: tracciandone un profilo molto tenue, ha lasciato al lettore la libertà di farsene un’idea: empatica e personale.

“Ricamare a perline è una tra le professioni più antiche del mondo. Mia madre me l’ha insegnato, come sua madre lo ha insegnato a lei», spiegò Agatha con un certo orgoglio. «Il principio è molto semplice: infili ago e filo dentro ogni perla, perlina, lustrino, cristallo o quel che è. Certe volte sono talmente piccoli che si fa fatica a beccare il forellino. E poi li cuci sul pizzo, sulla seta, sul velluto, sul tulle o su qualsiasi altro tessuto si tratti.”

Al Nordiska Kompaniet il lavoro continua alacremente, in particolare all’atelier francese.

Ma tutto questo venne sconvolto dalle ombre sinistre della Prima Guerra Mondiale, che invasero l’Europa e stravolsero le loro vite: mettendo alla prova vincoli, affetti, desideri, certezze.

A causa della sua storica politica di neutralità, della sua limitata potenza militare, della sua posizione geografica e dell’incapacità di sostenere economicamente la guerra, la Svezia rimase neutrale. Sono interessantissimi gli excursus storici, con riferimenti agli avvenimenti legati alla Grande Guerra: l’avvento dell’influenza spagnola, la politica, l’emancipazione e il diritto al voto alle donne.

Nonostante la sua neutralità, la fase bellica portò, comunque, privazioni, restrizioni e regole ferree.

“«Stiamo ancora cercando di rimetterci in piedi dopo la guerra. La Svezia, per fortuna se l’è risparmiata». Josef buttò giù quel boccone. La Svezia si era risparmiata la guerra, ma aveva vissuto anni di costante paura in cui scarseggiava tutto e durante i quali tanti bambini andavano a dormire infreddoliti e con le pance vuote. Sì, la Svezia si era risparmiata la guerra, però anche loro ne avevano subito le conseguenze. La guerra come ogni altra cosa, non era tutta bianca o tutta nera.”

È qui, che tra vestiti all’ultima moda e clienti esigenti si fondono e si sovrappongono le storie di sarte, modelle, commesse: ognuna di esse alimenta un suo sogno, ognuna affronta ostacoli apparentemente insuperabili, tuttavia tra gesti di generosità e voglia di  costruirsi una vita indipendente, tra loro si rafforza un vincolo di amicizia indistruttibile.

All’inizio si fa fatica a capire le parentele e amicizie tra i vari personaggi. Continuando con la lettura si recupera, ma è altrettanto impegnativo seguire gli spazi temporali con salti in avanti poco definiti. La narrazione è troppo prolissa in alcuni punti. Non sono riuscita a “legare” con i personaggi, a loro volta poco coinvolti nella loro stessa storia e nelle loro vicende personali.

“Märta guardò il tavolo intorno a cui sedevano le sue vecchie amiche Ottilia, Karolina, e Torun, le sue nuove amiche Ellen e Maria, e infine le giovani promesse, Isabella e Victoria. I pensieri volarono oltreoceano, dove c’erano Lily, Doroty, Michael , Blanche e un appartamento nel cuore di Manhattan. Sollevò un’altra volta il bicchiere. «Ai ricordi felici. A quelli che già abbiamo e a quelli che costruiremo in futuro.”

Pro

Mi sono piaciuti molto sia il personaggio realmente esistito, Josef Sachs, sia la bellissima frase che chiude il romanzo: è un soffio di speranza.

Contro

Quel buonismo, quei diritti e quelle priorità che, in effetti, nella Svezia dell’epoca erano già una realtà, mentre in altri luoghi non ci sono ancora oggi. Mi piace credere che questa storia sia una forma provocatoria da parte della scrittrice.

Le amiche dell’atelier francese – Edizione cartacea
Le amiche dell’atelier francese – Edizione ebook

Trama

Stoccolma, 1912. È l’inizio di un nuovo decennio e, sebbene ombre minacciose si allunghino sul futuro dell’Europa, nelle città il progresso non si ferma. Sempre più popolari sono i grandi magazzini, edifici immensi dov’è possibile soddisfare ogni desiderio. In Svezia ancora non esiste un luogo del genere, ma Iosef Sachs lo sta progettando: il Nordiska Kompaniet sarà il negozio più grandiosi di Stoccolma. Quando i lavori vengono completati diventa subito chiaro che la chiave del successo è uno staff professionale ed efficiente, come sa bene Märta Eriksson che, forte dell’esperienza al Grand Hotel, recluta un gruppo di donne volenterose e affiatate per gestire al meglio il proprio reparto. Ma con lo scoppio della guerra è lei ad aver bisogno di supporto: benché la Svezia sia neutrale, il suo fidanzato viene richiamato al fronte perché di origine tedesca. Con il passare dei mesi le sue lettere si fanno sempre più rade e, quando le comunicazioni si interrompono del tutto, la giovane non può che pensare al peggio. Eppure al Nordiska Kompaniet il lavoro non si ferma per nessuno, in particolare all’atelier francese, il fiore all’occhiello dei grandi magazzini. È qui che, tra vestiti all’ultima moda e clienti impossibili da accontentare, s’intrecciano le storie di sarte e modelle, commesse e caporeparto: ognuna coltiva un sogno da realizzare, ognuna deve affrontare ostacoli all’apparenza insormontabili, eppure tra slanci di generosità e voglia di costruirsi un futuro d’indipendenza, tra loro si creerà un legame d’amicizia indissolubile.   

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