viaggi letterari Viaggio nella storia

Viaggi letterari – Praga vista con gli occhi di Jan Neruda, Kafka e Milan Kundera.

Articolo a cura di Matilde Titone

Un viaggio a Praga è un’immersione nella Mitteleuropa, quell’Europa di mezzo che è un incontro di popoli con lingue diverse ma fortemente connotata da una cultura asburgica dominante. È un’immersione nella magia: infatti è detta città magica, con le sue leggende come quella del Golem, una creatura d’argilla creata da un rabbino per proteggere il ghetto ebraico, e i Vodník, folletti acquatici che abitano la Moldava e che possono essere sia benevoli che pericolosi. Si potrebbe seguire un itinerario esoterico. Ma Praga è anche una città letteraria: ogni quartiere ha ispirato storie divenute letteratura, i suoi caffè hanno ospitato artisti, intellettuali e letterati.

La prima volta che andai a Praga volevo leggere un autore praghese che non fosse Kafka, già letto, e Milan Kundera, già letto. Così mi sono imbattuta in un libro di cui non sapevo nulla: I racconti di Malà Strana, di Jan Neruda. Mi sono incuriosita e ho iniziato a leggerlo sull’aereo che mi portava nella Repubblica Ceca.

Neruda era uno scrittore e giornalista nato nel 1834 a Praga, dove visse e morì nel 1891. Sulla via a lui intestata, la bellissima Nerudova, al n. 47 c’è una targa che lo ricorda. È la casa dove passò la vita scrivendo romanzi ma anche poesie e collaborando con vari giornali. Il suo romanzo più famoso, I racconti di Malà Strana, mi invita a iniziare proprio da questo quartiere il viaggio praghese.

Malà Strana, “piccolo quartiere” in italiano, si posiziona sotto il Castello di Praga. Spicca tra i tetti rossi degli edifici la cupola verde di San Nicola, la bellissima chiesa barocca. Ai tempi di Jan Neruda era solo un piccolo borgo di vie anguste, di case che ancora portano le antiche insegne, dal selciato in pietra. Nel quartiere vivevano povera gente e una piccola borghesia di artigiani, impiegati, gente semplice. Si parlava sia il tedesco che il ceco.

Nel leggere i racconti non si ha la sensazione di leggere un libro, ma di passeggiare per le vie di Malà Strana e di osservarne i personaggi che la animano. Qualche critico letterario dice che i luoghi e le persone nella poetica nerudiana partecipano della stessa natura, quasi fossero fatti dello stesso materiale. Così infatti scrive Jan Neruda:

Attraverso i racconti, Neruda cattura la magia, la storia, il mito e la realtà quotidiana del quartiere, dipingendo un quadro sia poetico che realistico. I racconti di Malà Strana, del 1878, sono un misto di umanità e di humour, il ritratto di un piccolo quartiere dove si intrecciano storie diverse e personaggi descritti con ironia, dove il microborgo diventa un concentrato del mondo: una piccola realtà borghese innalzata all’universalità del quotidiano.

Oggi Malà Strana è un vivacissimo borgo turistico, ricco di locali per ascoltare musica, pub dove bere l’ottima birra praghese e ristoranti dove mangiare gulash e altre specialità del luogo.

Ma Praga va oltre Malà Strana, e va oltre Jan Neruda.

Qualcuno ha detto: «Praga è Kafka e Kafka è Praga». Sì, proprio uno scrittore ebreo rende l’anima della cattolica e fervente culto mariano Praga. Kafka amava Praga e ne ha mostrato, con i suoi romanzi esistenziali e intrisi di realismo magico, il lato misterioso e inquietante.

Venendo via da Malà Strana attraversiamo Ponte Carlo, il ponte con le statue di tutta o quasi l’agiografia cattolica, da San Francesco a Sant’Agostino. È legato a una leggenda: si dice infatti che San Giovanni Nepomuceno, santo patrono dei ponti, fu gettato nel fiume dal re Venceslao IV per essersi rifiutato di rivelare i segreti della confessione della regina. Si narra che cinque stelle apparvero nel cielo al momento del suo assassinio.

Con Kafka entriamo nella Città Vecchia, Staré Město, dove nacque nel 1883. Visse qui con i genitori per i primi due anni di vita. La casa bruciò pochi anni dopo. Nel 1904 l’architetto Osvald Polívka costruì al suo posto un nuovo edificio in stile Art Nouveau, ispirandosi coerentemente alla vecchia casa. Dell’edificio originale rimane oggi soltanto il portale.

Staré Město è una vivace area lastricata con importanti monumenti come la Chiesa di Nostra Signora di Týn, in stile gotico, che domina la Piazza della Città Vecchia. L’attrazione della città vecchia è comunque quella magnifica Torre dell’Orologio, dove migliaia di turisti si riuniscono per ammirare le statue di Cristo e degli Apostoli che, allo scoccare dell’ora, salutano dalla finestrella. Il quadrante centrale mostra l’ora e i movimenti della luna e del sole, mentre quello inferiore funziona da calendario con i segni zodiacali.

Tornando a Kafka, fu un legame conflittuale quello tra lo scrittore e la città. Kafka amava Praga, ma ne sentiva anche il peso, esprimendo un conflitto interiore che emerge nelle sue opere. Essere figlio di ebrei di lingua tedesca a Praga generò in lui un senso di diversità, di estraneità e, al tempo stesso, di appartenenza.

Restando a Staré Město troviamo Palazzo Kinský, edificio in stile rococò che ospitava il Ginnasio statale di lingua tedesca che Kafka frequentò dal 1893 al 1901. La scuola chiuse nel 1924 e oggi l’edificio ospita una galleria d’arte gestita dal Museo Nazionale di Praga.

Costeggiando la Chiesa di Santa Maria di Týn, pochi passi più avanti scopriamo un altro edificio dove visse Kafka con la sua famiglia: Casa Minutta. In Lettera al padre, Kafka ricorda molti dei momenti vissuti in questa casa, soprattutto quando il padre metteva in atto dispotici metodi educativi nei confronti del figlio:

«Dei primi anni ricordo bene solo un episodio. […] Una notte piagnucolavo incessantemente per avere dell’acqua, certo non a causa della sete, ma in parte probabilmente per infastidire, in parte per divertirmi. Visto che alcune minacce non erano servite, mi sollevasti dal letto, mi portasti sul ballatoio e mi lasciasti là per un poco da solo, davanti alla porta chiusa, in camiciola. Non voglio dire che non fosse giusto, forse quella volta non c’era davvero altro mezzo per ristabilire la pace notturna, voglio soltanto descrivere i tuoi metodi educativi e l’effetto che ebbero su di me. […] Ancora dopo anni mi impauriva la tormentosa fantasia che l’uomo gigantesco, mio padre, l’ultima istanza, potesse arrivare nella notte senza motivo e portarmi dal letto sul ballatoio, e che dunque io ero per lui una totale nullità».

Sempre nella Città Vecchia troviamo l’Università Carolina, fondata da Carlo IV nel 1348. Kafka la frequentò dal 1901 al 1906. È tuttora sede dell’Università di Praga. In questa stessa università hanno studiato scrittori quali Rainer Maria Rilke e Milan Kundera. Albert Einstein vi insegnò dal 1911 al 1912.

Uscendo dalla Città Vecchia seguiamo Kafka fino al Vicolo d’Oro, dove visse per un anno insieme a sua sorella. Il Vicolo d’Oro fa parte del complesso del Castello ed è detto così per la concentrazione di orafi che vi risiedevano con le loro botteghe, fino a quando, con Rodolfo II, arrivarono gli alchimisti, i maghi alla ricerca della trasformazione del ferro in oro. Qui nascono alcuni racconti di Kafka: Il cacciatore Gracco, In galleria, Un medico condotto, Il messaggio dell’imperatore, Il cruccio del padre di famiglia.

E siamo giunti al Castello.

Il Castello di Praga è un imponente complesso fortificato risalente al IX secolo, residenza prima dei re boemi, dal 1918 del Capo di Stato della Cecoslovacchia e oggi del Presidente della Repubblica Ceca. È il castello famoso per la defenestrazione di due rappresentanti imperiali e del loro segretario, evento da cui prese avvio la rivoluzione del paese e la Guerra dei Trent’anni. Al suo interno si trovano il Palazzo Reale e la Cattedrale di San Vito. Un’intera scena del romanzo Il Processo è ambientata all’interno della Cattedrale di San Vito. Josef K., il protagonista del romanzo, incontra nella cattedrale vuota il cappellano della corte del tribunale che lo sta giudicando per un reato che non viene mai definito. Il Processo è, come alcuni critici dicono, il romanzo dell’alienazione e della solitudine ebraica in una città cattolica. La cattedrale fu fatta erigere in epoca medievale dal principe Venceslao. Vi furono incoronati una trentina di re boemi.

Kafka era un ebreo di lingua tedesca ed era solito recarsi presso la Sinagoga Staronova nel quartiere ebraico di Josefov. Sulle pareti della sinagoga sono riportati tutti i nomi delle 77.000 vittime dell’Olocausto. A Praga ci sono sette sinagoghe nel quartiere ebraico di Josefov: la Vecchia, la Nuova, la Sinagoga Spagnola, la Sinagoga Pinkas e la Sinagoga Alta. Adiacente alla Sinagoga Staronova si trova il Cimitero ebraico, un luogo che rilascia antiche emozioni in disordine, come le lapidi ammonticchiate una sopra l’altra.

Tracce dello scrittore esistenzialista le troviamo anche nella Città Nuova, o Nové Město, dove Kafka ebbe l’occasione di tenere una delle prime letture pubbliche delle sue opere, nella sede in stile Liberty del Grand Hotel Europa. Nové Město, in realtà, a dispetto del nome, è una zona di Praga ricca di storia: fu fondata nel 1348 per volere di Carlo IV. Il cuore del quartiere è Piazza San Venceslao, dominata dall’imponente statua di San Venceslao e dal maestoso edificio del Museo Nazionale.

Milan Kundera

«Mentre Tereza si dirigeva verso la cima della collina di Petřín, si fermò diverse volte per guardare indietro: sotto di lei vide le torri e i ponti, i santi minacciavano con il pugno, sollevando i loro occhi di pietra verso le nuvole. Era la città più bella del mondo.»

Praga nasconde mille luoghi da vedere: si possono trovare mille chiese dove ascoltare concerti di musica classica, fare un giro in battello sulla Moldava e godere di una prospettiva diversa della città. Ma non si può andare a Praga senza entrare nei caffè letterari resi famosi dagli intellettuali che li frequentavano. I caffè praghesi sono luoghi di cultura, dove scrittori come Neruda e Kafka si incontravano con altri letterati e che ancora oggi conservano quell’aria di salotti di letteratura, ma sono anche luoghi dove è passata la Storia.

Come visitare Praga senza passare dal Caffè Slavia?

Milan Kundera, lo scrittore dapprima comunista e poi dissidente, che tanto credette e sperò nella Primavera di Praga, frequentava il Caffè Slavia con un gruppo di dissidenti denominato Charta 77. Kundera fu costretto a lasciare Praga, ma non finì mai di considerarla la città più bella del mondo. È ambientato a Praga il suo romanzo più famoso, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Molte scene hanno come sfondo luoghi noti, tra cui, ad esempio, la collina di Petřín e la Città Vecchia. Pare che alcune pagine siano nate proprio nel Caffè Slavia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.