Personaggi Storici Viaggio nella storia

Einstein, oltre il mito: la verità sul genio della relatività

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

Forse non tutti sanno che…

Dire a una persona: sei un “autentico Einstein” significa fargli un complimento di grande prestigio.

Sappiamo tutti chi è Albert Einstein: un grande scienziato di fama mondiale. Nato a Ulma, nel 1879, padre della teoria della relatività, che nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica.

Da bambino era dislessico e aveva poca memoria. Imparò a leggere soltanto verso i 9 anni e oltretutto non tollerava il metodo scolastico, criticava spesso i professori.

E questo gli costò l’espulsione dal Luitpold Gymnasium di Monaco e dunque anche il diploma.

Albert Einstein non era soltanto uno dei più grandi scienziati della storia contemporanea, ma diventò un’autentica icona, che nel nostro immaginario lo rappresentava, idealmente, come scienziato e come uomo. Sulla sua persona sono nate alcune storielle che prendono spunto da episodi della sua vita.

Einstein, bocciato in matematica…

Einstein bocciato in matematica: quante volte l’abbiamo sentito raccontare. È soltanto una leggenda metropolitana: una delle storie più diffuse sul suo conto ed è certo la più difficile da sfatare.  

A volte la cronaca lo vuole bocciato in matematica, altre volte che andava male in matematica.

Tutto ciò, forse, per evidenziare che il sistema scolastico non funziona o per sottolineare che chi va male a scuola scoprirà poi le sue doti in futuro?

La realtà invece ci racconta che Einstein dimostrò un orientamento spiccato per la matematica fin da bambino. Aveva 12 anni quando cominciò a studiare da autodidatta analisi matematica e a 14 anni era bravissimo nel calcolo differenziale e integrale.

Nonostante gli ottimi risultati scolastici la domanda per essere ammesso, con un anno di anticipo, al Politecnico di Zurigo, fu respinta a causa degli scarsi risultati nelle altre materie: il francese particolarmente.

Provò a entrare all’Università in anticipo, ma non ci riuscì a causa della impreparazione nelle materie umanistiche.

A questo punto frequentò un altro anno di liceo e l’anno successivo fu ammesso al Politecnico.

Aveva comunque dato prova di una grande predisposizione per la matematica e la fisica, ma non accettava l’impostazione militarista della Germania, pertanto rinunciò alla cittadinanza tedesca e si trasferì in Svizzera per i suoi studi; dove si preparò per conto proprio per ottenere l’ammissione al prestigioso Politecnico di Zurigo ma, non avendo né il diploma né l’età minima richiesta, fu bocciato agli esami di ammissione nonostante gli alti voti ottenuti nelle sue amate materie: matematica e fisica. Forse da qui nacque la storia della sua bocciatura in matematica.

Il diploma

Infine si diplomò al Gymnasium di Aarau, con ottimi voti. In Svizzera il sistema dei voti andava da 1 a 6, dove 6 era il voto più alto, 4 la sufficienza e 1 il minimo. Albert Einstein quell’anno conseguì 6 in algebra, in geometria e fisica, mentre il suo punto debole rimase il francese, dove prese 3.

Con il diploma, finalmente, nel 1896 poté ripresentarsi al Politecnico di Zurigo, dove ad appena 21 anni si laureò in matematica e fisica.

Dunque, non avendo superato la prima prova di selezione e quei voti 6, 4, 3 in pagella, sono stati male interpretati da chi non conosceva il sistema di valutazione svizzero; l’immaginazione popolare ha giocato con la realtà. Da qui l’idea secondo cui Einstein fosse uno studente mediocre.

L’infanzia e l’adolescenza le trascorse serenamente, segnate tutte e due da una inesauribile curiosità; qualità che lo stimolò per tutta la vita. Da piccolo Albert Einstein imparò a suonare il violino, una passione a cui, in età matura, aggiungerà anche quella per il pianoforte.

L’amore e le difficoltà

Einstein conobbe Mileva Maric negli anni del Politecnico di Zurigo (ETH). Anche Mileva studiava fisica e da Novi Sad si trasferì a Zurigo, perché il Politecnico era una delle poche istituzioni che permetteva alle donne di seguire corsi universitari.

Da principio il loro rapporto fu ideale: condividevano l’amore per la musica e la passione per la fisica. La loro relazione, oltre che sull’amore era basata sulla stima reciproca, ma fu segnata anche da mille difficoltà, insieme con la gravidanza e la nascita di una figlia, Lieserl, prima del matrimonio, che la portò ad abbandonare gli studi.

Mileva e Albert si sposarono nel 1903, dopo che il padre di Einstein, che osteggiava la loro convivenza, venne a mancare.

Dedicazione e ombra

Dopo il matrimonio, Mileva si dedicò interamente alla famiglia, mettendo le sue competenze matematiche al servizio del marito. Il suo nome tuttavia non fu mai menzionato nelle pubblicazioni scientifiche e la sua collaborazione rimase nell’ombra.

Negli anni successivi il matrimonio entrò in crisi anche a causa della relazione extra coniugale di Einstein con la cugina, Elsa Lowenthal. La coppia divorziò nel 1919.

Le convenzioni dell’epoca complicarono la vita di Mileva: dopo il divorzio, nonostante le difficoltà economiche e le sue precarie condizioni di salute, dovette occuparsi da sola dei figli, particolarmente del minore Eduard, che aveva bisogno di cure psichiatriche. 

Morì nel 1948 senza alcun riconoscimento per il suo contributo scientifico. Solo in seguito la comunità accademica riconobbe il suo ruolo e una tomba commemorativa le fu dedicata soltanto nel 2009.

Attualmente è in corso un dibattito storico-scientifico sulla possibile coautorità di alcune ricerche attribuite, in un primo momento, singolarmente a Einstein.

Da impiegato dell’ufficio brevetti a vincitore del Premio Nobel

Mentre lavorava all’ufficio brevetti, Einstein portava avanti le sue ricerche contemporaneamente al suo lavoro, in modo autonomo e senza il sostegno di un’università o di altre istituzioni. I suoi lavori interessarono presto l’interesse della comunità scientifica e cominciò a ottenere riconoscimenti.

Il 1905 segnò il suo lancio nei circoli accademici: lui lo definì il suo “Annus Mirabilis”, (l’anno miracoloso).

Einstein e la bomba atomica

Non fu Albert Einstein a costruire la bomba atomica,  (un’altra leggenda da sfatare), ma con la sua equazione, stabilì l’equivalenza tra massa ed energia. Lo sviluppo pratico della bomba atomica avvenne durante il Progetto Manhattan, guidato da scienziati come Robert Oppenheimer e in parte grazie ai lavori di fisici europei come Enrico Fermi, che svilupparono la prima reazione di fissione nucleare a Chicago nel 1942.

“Tutta la materia è velocità e fiamma”. Questa frase fu stampata sulla copertina del Tempo  uscito il 1° luglio  del 1946: la guerra era finita, la bomba atomica era stata sganciata su Hiroshima e Nagasaki, la conta dei morti saliva ad un numero impressionante, i danni ambientali furono immensi e un uomo, un fisico tedesco di primo livello, diventò il capro espiatorio dell’atomica.

Ma questa è un’altra storia…

Consigli di lettura

Einstein. La sua vita, il suo universo
Walter Isaacson

Quando, nel 1900, Lord Kelvin dichiarò che la fisica non aveva ormai “nulla di nuovo da scoprire”, il mondo scientifico non sospettava che, di lì a pochi anni, gli articoli di un giovane impiegato dell’Ufficio brevetti di Berna, basati su esperimenti mentali, avrebbero rivoluzionato la scienza. Albert Einstein, il mite rifugiato in fuga dall’oppressione, con la sua aureola di capelli arruffati, gli occhi pensosi , la sua accattivante umanità e il suo limpido genio spicca come icona suprema del Novecento. Gli impulsi ribelli, la curiosità, le passioni e l’elegante distacco che permeano la sua produzione scientifica hanno dominato anche la vita affettiva e la dimensione politica dell’uomo Einstein. A un secolo di distanza dalle sue straordinarie scoperte risulta ancora stupefacente che un giovane studioso sia riuscito da solo a ridisegnare l’universo. Come funzionava la sua mente? Quanto influiva l’intuizione e quanto la logica nel suo modo di pensare? Che cosa fece di lui un genio? Water Isaacson ci offre una biografia completa di Einstein, probabilmente lo scienziato più famoso e più amato di tutti i tempi, cercando di indagare lo stretto legame tra creatività e libertà che fece di un fisico teorico capace delle più complicate astrazioni un personaggio pubblico di grande carisma, impegnato a difendere la causa della pace e della giustizia sociale.    

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