Fino a qualche decennio fa, i neonati venivano avvolti nelle fasce. La fasciatura era ritenuta una sicurezza insostituibile per formare il corpo del bambino/a e per correggere quelle parti che si fossero danneggiate durante il parto. Inoltre, la fasciatura, la si credeva un valido aiuto per impedire le cattive posizioni nella crescita, un modo di difendere anche le ossa.
Un metodo tramandato da secoli che venne abbandonato dalle famiglie italiane dopo il dopoguerra.
La fasciatura tra maschi e femmine si diversificava nei fianchi: i maschietti avevano i fianchi saldamente fasciati mentre le femminucce venivano avvolte in modo da lasciare sciolto il bacino per facilitare lo sviluppo dei fianchi; in vista di future gravidanze.
I neonati venivano avvolti nelle mussoline di cotone, materiale leggero e traspirante, che ricreava il senso e il calore famigliare dell’utero materno.
L’uso umbro della fasciatura venne ereditato dai lontani avi. Greci e Romani, difatti, stringevano nelle bende non soltanto gli arti inferiori dei neonati, ma anche le braccia, stringendole al busto.
Platone consigliava di fasciare i bambini fino ai due anni di età, invece Aristotele giudicava una costrizione inflitta ai neonati, poiché in quella posizione le membra non si sviluppavano regolarmente.



