Articolo a cura di Paola Milli
La società Regency: il mondo di Jane Austen
Il periodo storico in cui visse e scrisse le sue opere Jane Austen è definito epoca Regency o età della Reggenza. Il nome deriva da Giorgio, Principe di Galles e futuro Giorgio IV, che governò come Principe Reggente al posto del padre, Re Giorgio III, dichiarato inabile a causa di una malattia mentale. La reggenza iniziò nel 1811 e terminò con la morte di Giorgio III nel 1820, quando il Principe Reggente ascese formalmente al trono come Giorgio IV.
Per estensione culturale, l’epoca Regency viene spesso considerata un periodo di transizione più lungo, dall’inizio dell’Ottocento fino agli anni ‘30 dello stesso secolo, anni in cui si concluse l’era Georgiana ed ebbe inizio l’epoca Vittoriana.
In contesto internazionale, gli anni della Reggenza furono segnati dalla vittoria britannica nelle guerre napoleoniche ma furono soprattutto decenni di grandi mutamenti sociali. L’antica aristocrazia, dedita a balli, viaggi e lussi, cominciò a scontrarsi con l’ascesa di una ricca borghesia industriale e commerciale, desiderosa di prestigio sociale. Le classi più povere, al contempo, affrontavano lo squallore e le trasformazioni dovute alla nascente Rivoluzione Industriale.
Le classi sociali
La società inglese del primo Ottocento era complessa e stratificata, caratterizzata da rigide gerarchie sociali ma anche da rapidi cambiamenti economici e culturali. Le convenzioni e l’etichetta avevano grande importanza. Austen, nei suoi romanzi, ne offre uno spaccato dettagliato e critico, sebbene si concentri principalmente sulla gentry, classe medioalta.
Al vertice sociale c’erano le famiglie nobili di duchi, marchesi, conti, visconti, baroni, che possedevano vaste proprietà terriere, avevano seggi nella Camera dei Lord e godevano di grande influenza politica e ricchezza.
C’era poi la gentry ossia la piccola nobiltà di campagna. Era la classe a cui Austen stessa apparteneva e che popola la maggior parte dei suoi romanzi. In essa si riunivano proprietari terrieri senza titoli nobiliari ereditari, clero benestante, avvocati e professionisti con buone rendite. La loro ricchezza proveniva dalla terra, spesso affittata a fittavoli.
Un livello più basso era quello delle classi professionali: medici, avvocati, ufficiali dell’esercito e della marina con un certo rango e possibilità economiche, mercanti di successo. Questi potevano accumulare ricchezza ma, se non possedevano terreni, avevano meno prestigio della gentry.
Classi medie inferiori erano costituite da negozianti, artigiani, piccoli agricoltori, governanti e domestici.
Il livello sociale più basso era quello di braccianti agricoli e operai.
Caratteristiche principali della società
La terra era la base del potere, della ricchezza e dello status. Possedere una tenuta significava sicurezza finanziaria, influenza e un posto nella società. I beni immobili venivano tramandati di generazione in generazione attraverso l’eredità basata sul diritto di maggiorasco che prevedeva il passaggio della proprietà solo all’erede maschio più prossimo ed era una fonte di grande ansia e insicurezza per le famiglie senza eredi maschi, come i Bennet in Orgoglio e Pregiudizio.
Le donne, specialmente nella gentry, avevano poche opportunità al di fuori del matrimonio. Non potevano ereditare la terra se c’erano eredi maschi, non potevano intraprendere carriere professionali, né partecipare alla vita politica.
Il matrimonio era perciò l’unica via per la sicurezza economica, lo status sociale e la rispettabilità. Una donna non sposata era spesso vista con pietà o disprezzo, e la sua sicurezza dipendeva dalla carità dei parenti maschi.
L’educazione delle ragazze era finalizzata a renderle attraenti per il matrimonio piuttosto che a sviluppare un’indipendenza intellettuale: le materie essenziali da studiare erano musica, disegno, lingue, ricamo.
Le donne erano le custodi dell’etichetta e della moralità sociale. La reputazione era tutto: uno scandalo poteva rovinare non solo la persona coinvolta, ma l’intera famiglia. L’apparenza di rispettabilità era spesso più importante della vera moralità.
La Rivoluzione Industriale stava trasformando la società, portando alla crescita delle città e all’emergere di nuove forme di ricchezza e mobilità sociale. Uomini d’affari e professionisti potevano accumulare fortune che sfidavano l’antica gerarchia basata sulla terra, innescando tensioni tra vecchio e nuovo denaro.
La vita sociale delle classi più alte era molto strutturata. Balli, cene, tè, visite di cortesia, gite in carrozza, passeggiate e soggiorni nelle città termali, come Bath, erano le principali occasioni di interazione.
L’alta società si trasferiva a Londra ogni anno per la stagione: un periodo ricco di eventi mondani che si svolgevano in date strettamente legate al calendario delle sedute parlamentari che obbligava i Lord a recarsi in città e a visitare il monarca. Generalmente, il culmine della stagione era da dopo Pasqua fino ai primi giorni di luglio, quando il Parlamento aggiornava e la Famiglia Reale lasciava la città. Allora la nobiltà migrava verso le tenute di campagna, le città termali come Bath, o all’estero.
Il periodo londinese era caratterizzato da un susseguirsi di balli, cene, ricevimenti, serate all’opera, passeggiate a Hyde Park, visite ai musei e alle mostre, corse dei cavalli. La partecipazione era fondamentale per farsi conoscere, stringere alleanze sociali e, per le giovani donne, assicurarsi un futuro dignitoso attraverso il matrimonio. L’evento cruciale era la presentazione a Corte per le debuttanti. La presenza dell’élite a Londra aveva importanti risvolti economici poiché dava lavoro a commercianti, artigiani, sarti e ai numerosi servitori necessari per le case di città affittate o possedute.
I primi decenni del XIX secolo furono anche l’epoca del Dandismo, incarnato da figure come Lord Brummell. Il dandy stabiliva nuove regole di eleganza maschile, basate sulla sobrietà studiata, sull’attenzione maniacale all’igiene personale con l’abbandono delle parrucche e sull’uso di abiti come frac e pantaloni lunghi.
Il Regency style nell’abbigliamento era caratterizzato da abiti a vita alta stile impero, con una silhouette snella e fluida, spesso in mussola leggera e colori chiari, bianco o pastello. Gli accessori essenziali includevano sciarpe, scialli come simbolo di ricchezza, cappellini, guanti lunghi e ventagli.
Per gli uomini, l’eleganza era dettata da frac ossia soprabiti a coda di rondine, brache aderenti o pantaloni lunghi, gilet ricamati e cravatte complesse annodate con cura.
Lo stile artistico riprendeva temi classici e neoclassici ed era caratterizzato da un’eleganza sobria e slanciata. Architetti come John Nash hanno lasciato il segno con progetti come Regent’s Park e Regent Street a Londra. L’arredamento privilegiava le linee pulite, il legno scuro del mogano e del ciliegio e decorazioni contenute. Il Principe Reggente stesso fu un grande mecenate, noto per il suo gusto stravagante.
Una curiosità: il Natale Regency
Quando pensiamo al Natale tradizionale, la nostra mente corre subito alle immagini vittoriane: l’albero decorato, le carole e il Canto di Natale di Dickens. Ma, tornando indietro di qualche decennio, soprattutto tra il 1811 e il 1820, il Natale che faceva da sfondo ai romanzi di Jane Austen era un periodo di dodici giorni dedicato al buon cibo e al piacere di stare insieme.
Le festività si estendevano dalla Vigilia di Natale all’Epifania. La notte dell’Epifania era chiamata dodicesima notte e veniva celebrata con grandi feste e balli talvolta in maschera.
Nei giorni tra il 24 dicembre e il 6 gennaio si invitavano parenti ed amici a soggiornare nelle eleganti dimore di campagna e l’attenzione era tutta rivolta all’intrattenimento degli ospiti. Le giornate erano scandite da lunghe passeggiate, piacevoli conversazioni davanti al caminetto e, soprattutto, da una ricca vita sociale al calar della sera.
La casa veniva addobbata con elementi semplici ma significativi: rami di agrifoglio e edera erano appesi per simboleggiare la vita eterna. L’abete decorato era un’usanza ancora rara, importata solo da poche famiglie reali e di alta nobiltà.
Non mancava il vischio: appeso al centro di una sala o su un arco, non era solo decorativo, ma forniva una deliziosa e maliziosa scusa per un bacio galante, rompendo la rigidità del bon ton dell’epoca.
Il cibo era fondamentale. Sebbene l’oca fosse ancora popolare, il tacchino stava guadagnando terreno. Ma la vera star era il Christmas Pudding: denso, ricco di frutta secca e brandy, veniva spesso acceso e portato in tavola fiammeggiante, con un’aria di trionfo. Si brindava con il caldo e speziato Wassail o con bicchieri di Porto, perfetti per riscaldarsi nelle fredde serate invernali.
Dopo i sontuosi banchetti, il divertimento si spostava sui giochi di società e sulle danze.
Se c’era una sala abbastanza grande, si organizzava un ballo improvvisato. Le country dances e i Cotillon erano il modo perfetto per mescolare gli ospiti e magari far sbocciare qualche nuova intesa.
Erano molto in voga i giochi da tavolo, i giochi di carte e le sciarade che mettevano alla prova l’arguzia e la bravura attoriale dei partecipanti, suscitando grandi risate.
C’erano anche gli scambi di doni distribuiti a Capodanno o all’Epifania. Gli oggetti da regalare erano spesso fatti in casa o scelti con cura, come guanti ricamati o piccoli libri.
Il Natale era dunque una festa basata sull’ospitalità, i banchetti, i balli e i giochi di società, caratteristica che ne ha fatto il periodo preferito da molte autrici odierne per ambientare i loro romance...



