Recensione a cura di Roberto Orsi
“L’incisore” è un romanzo che sorprende per la sua profondità e per l’ambizione con cui mescola generi letterari differenti: thriller, romanzo storico, mistery esoterico. Luigi Boccia e Nicola Lombardi firmano un’opera che si distingue per costruzione narrativa, atmosfera e contenuti culturali, regalandoci una storia densa, intelligente e carica di tensione.
La trama prende le mosse da un crimine efferato e subito affascina con una serie di enigmi che affondano le radici in un passato lontano. L’elemento che funge da fulcro è una misteriosa copia della Divina Commedia, contenente terzine “modificate” e reinterpretate in chiave alchemica e simbolica, che diventano la chiave per decifrare un disegno oscuro e stratificato.
Il presente e il passato si rincorrono in una struttura narrativa che alterna piani temporali con grande equilibrio. Siamo trascinati nella Toscana del 1300, tra monaci, inquisitori e alchimisti perseguitati, e poi riportati bruscamente nel presente, dove un’indagine su una serie di omicidi scuote le fondamenta di un’eredità intellettuale e morale.

Il protagonista, Flaviano Altobrandini, è il motore dell’indagine, ma il cuore del romanzo sta anche nelle figure del passato – alcune realmente esistite, altre ispirate – che incarnano le tensioni tra conoscenza e fede, tra illuminazione e pericolo. La figura di Ermete Moraldi, insegnante enigmatico e simbolo della trasmissione del sapere, resta centrale anche quando non è presente in scena.
Gli autori costruiscono personaggi credibili e tormentati, ben inseriti in una trama che non si accontenta di seguire le regole del giallo, ma punta a interrogare il lettore su temi più ampi: la responsabilità del sapere, il potere della parola scritta, l’ambiguità della verità.

Boccia e Lombardi scrivono con eleganza e ritmo. La prosa è curata ma mai artificiosa, capace di alternare momenti di introspezione a passaggi di alta tensione narrativa. Le descrizioni degli ambienti – antiche biblioteche, archivi nascosti, abbazie dimenticate – sono evocative e ben documentate. L’atmosfera che si respira è a tratti gotica, a tratti storica, ma sempre credibile e coinvolgente.
La narrazione non ha mai fretta: ogni dettaglio, ogni scoperta, ogni documento trovato o analizzato serve a costruire una tensione crescente, fino a un finale che chiude il cerchio in modo coerente e soddisfacente.
Questo romanzo è molto più di un thriller: è un’opera colta e appassionante che richiede attenzione e ripaga con forza. Boccia e Lombardi sanno affascinare con la storia, ma anche sollecitare domande più ampie sul rapporto tra passato e presente, sul valore della cultura, sull’interpretazione del pensiero altrui.
È un libro che si legge con piacere, ma anche con rispetto. Una sfida intellettuale e narrativa, che non scende a compromessi con la semplicità, ma si affida all’intelligenza del lettore per dare il meglio di sé.
Trama
Firenze, anno 1679. Flaviano Altobrandini – rifugiatosi nel capoluogo toscano per paura di ritorsioni da parte delle forze pontificie – viene nottetempo convocato d’urgenza a casa di Paolo de’ Medici. Il nobile affida a Flaviano il compito di indagare su alcuni delitti commessi da un misterioso individuo che la cronaca popolare ha già battezzato l’Incisore, per via delle oscure pratiche chirurgiche a cui sottopone le sue vittime. Esiste un filo rosso che pare collegare le vittime, una pista che conduce a un noto medico e alchimista, Ermete Moraldi, scomparso quindici anni prima in un incendio. Fra le terzine di una copia della Divina Commedia realizzata nel quattordicesimo secolo dal folle alchimista Alberigo Grifi sono celati ermetici indizi e spetterà a Flaviano trovarli per cercare di comprendere il disegno del misterioso Incisore…




