Viaggio nella storia

Le 13 basiliche giubilari del 2025 (terza parte)

Articolo a cura di Matilde Titone

Per chi si fosse perso le prime due puntate, ecco l’elenco delle basiliche visitate fino a questo momento: S. Martino ai Monti, S.Andrea delle Fratte, S. Paolo alla Regola, S. Maria di Monserrato, S. Maria del Suffragio, S. Giovanni Battista dei fiorentini, Santa Caterina da Siena,  S.Salvatore  in Lauro, Santa Maria in Vallicella. Abbiamo attraversato il rione Monti, Colonna, Ponte, Regola, Parione.

Le 13 basiliche giubilari del 2025 (prima parte)

Le 13 basiliche giubilari del 2025 (seconda parte)

il tour del terzo giorno

Al mattino presto di un giorno di primavera girare per Roma è bellissimo. Ancora non c’è il caos che attanaglia le strade, i ponti sul lungotevere si riflettono nel fiume e tutto sembra un affresco incredibile, camminando così piano piano lungo il Tevere che come canta Baglioni va lento lento, ci addentriamo in un quartiere nuovo, vicino la via Nomentana dove potremmo prendere un caffè dentro Villa Nomentana, tra la Serra Moresca e la Casina delle Civette, esempi fantastici del liberty italiano degli anni ’20, per arrivare al Quartiere Coppedè. 

Non parliamo più di rioni, la suddivisione successiva della città di Roma dopo i rioni fu in quartieri. Oggi, il quartiere Coppedè a Roma è un complesso di oltre 40 tra villini e palazzine all’interno del quartiere Trieste, in zona Nomentana. Un quartiere, bizzarro e anche un po’ misterioso, talmente ricco di dettagli inaspettati da sembrare quasi uscito dalla fantasia di un cantastorie.

Coppedè fu incaricato di costruire il quartiere per un uso edilizio privato per il ceto borghese; oggi, buona parte degli stravaganti villini è ancora ad uso privato… Una visita è consigliata, ne gode la vista e lo spirito. Non si può indicare uno stile, è liberty ma c’è anche l’art decò, il neogotico il barocco, i materiali vanno dal travertino al tufo.

E’ un quartiere pieno di simboli e simbologie, massoniche sembrerebbe o esoteriche. Affascinante e tanto tanto costoso, gli appartamenti non hanno più quotazioni, raramente qualcuno vende e se lo fa …. Per comprare bisogna avere tantissima disponibilità. Non si potranno comprare le case ma si può visitare, farsi un giro tra le vie e le palazzine istoriate, addirittura ammobiliate, una tra loro per noi romani è La palazzina con il lampadario, infatti ha uno sfavillante lampadario a gocce di cristallo pendenti, chissà chi lo pulisce? Un giro è obbligatorio.

santa maria addolorata

La Chiesa situata a Piazza Buenos Aires, a ridosso del quartiere Coppedè fu fondata tra il 1910 e il 1930 grazie al lavoro del reverendo José León Gallardo, che ne pose la prima pietra. Architettonicamente, rappresenta un esempio di neoromanico, ispirato ai primi stili cristiani, con un uso significativo di archi a tutto sesto e mosaici decorativi. La chiesa è stata riconosciuta nel 1919 come “Chiesa Nazionale Argentina”, sottolineando il suo legame con la comunità.

E da Roma Nord oggi  ci avviamo verso Roma Sud. Sapete che qui a Roma abbiamo una querelle eterna tra Nord e Sud, si dice che mentre Roma Nord guida l’auto, Roma Sud guida lo scooter. Mentre Roma Nord gioca a squash e a tennis, Roma Sud gioca a calcio… e l’elenco potrebbe continuare a oltranza.

Ecco usciamo dalla  Roma snob e ce ne andiamo nel quartiere di Testaccio, anzi no, Testaccio è ancora un rione, il XX di Roma, un rione popolare dove c’è, in parte, una Roma verace quella che non c’è più a Trastevere.

Testaccio è un rione molto vivace pieno di locali notturni dove puoi sentire ogni tipo di musica la notte e mangiare in tante tantissime pizzerie di ogni specie e genere, ristoranti che propongono dalla tipica cucina romana a raffinatissimi sushi, locali vecchissimi famosi per i loro stravaganti proprietari, vedi Felice che però non c’è più, e locali stile newyorkese, industrial o di charme, insomma per tutti i gusti.

Movimentato, caotico, popolare con un mercato rionale tra i più famosi di Roma, che la sera si trasforma in luogo di ristorazione per ogni tipo di palato. La nostra Chiesa si trova sul colle posto ai margini di Testaccio. Il colle Aventino, proprio uno dei sette colli sui quali fu costruita Roma. Oggi si eleva appartato, solitario silenzioso, elegantissimo con i suoi viali alberati di tigli profumati, dai palazzi raffinati della Roma benestante di fine ottocento.

L’Aventino non è un luogo dove i turisti si dirigono spesso, tranne che non abbiano delle visite guidate per il Priorato di Malta o le Chiese di Santa Sabina, Sant’Alessio e Sant’Anselmo. E’ uno dei luoghi più incantevoli di Roma.

Ce ne sono tanti è vero posti incantevoli o incantati a Roma, ma l’Aventino è per me uno dei più affascinanti. Si divide in due parti c’è un Aventino aristocratico, quello dove si trovano i palazzi dell’ottocento romano, dove il clero si ritirò dopo l’unità d’Italia, e uno più popolare che risente dell’influenza testaccina, ma è un pochino più borghese, la parte di San Saba, fatto di villini popolari come quelli della Garbatella, glicini in fiore in primavera e un’atmosfera di paese, sembra non essere a Roma ma invece la città è proprio dietro l’angolo.  Nella parte snob ci sono 3 chiese da non perdere; Santa Sabina, Sant’Alessio e Sant ‘Anselmo.

Prima di Santa Sabina si apre un giardino di aranci con belvedere sul Tevere e nelle sere d’estate si può godere di ottima musica, dopo Santa Sabina  il Priorato di Malta che di bello ha comunque solo i giardini e il portone d’ingresso. E’ un portone famoso a Roma perché sopra o leggermente sotto la serratura, non ricordo,  vi è un occhiello da dove si vede apparire tra fronde ombrose quasi per magia il Cupolone di San Pietro. Vedrete file di turisti che aspettano per godere di questa particolare prospettiva romana.

 La Chiesa Giubilare dell’Aventino: Santa PRISCA

La chiesa sorge nell’area dove la tradizione situa la presenza del più antico culto cristiano dell’Aventino.  Prisca fu battezzata da San Pietro all’età di tredici anni e martire del I secolo. Nel III secolo, durante il pontificato di papa Eutichiano, fu ritrovato il corpo della Santa e il luogo di culto venne dedicato a lei. Secondo l’agiografia, santa Prisca, durante l’impero di Claudio, venne incarcerata per essersi rifiutata di venerare il dio Apollo. A causa della sua incorruttibile fede, venne fatta fustigare e poi condannata a morte tra le belve nel Circo Massimo. Per miracolo, però, i leoni le si prostrarono ai piedi. In seguito la santa fu gettata nel rogo, ma anche le fiamme la lasciarono illesa. Per ucciderla allora la condussero al decimo milliario della via Ostiense e la decapitarono. Una storia un po’ macabra, ma questa è.

Ora procediamo con l’ultimo sforzo e con un pullman tutto per noi ce ne andiamo a gironzolare tra grandi distese di verde a perdita d’occhio, infilandoci in un mondo diverso, avvolto da un silenzio straniante per noi che non ci siamo abituati, stradine sinuose e alberate, grandi balle di fieno pronte per essere portate via, casolari (ormai direi ville) disseminati tra l’agro pontino. Piccoli agglomerati di case a schiera, e le rimanenze di un antico Castello, infatti il luogo si chiama Castel di Leva. In una strada in salita, tra curve morbide e silenzi innaturali, arriviamo al:

santuario del divino amore

 Il Santuario si compone di due chiese, una antica quella fatta erigere nel 1744 per accogliere i pellegrini che vi si recavano a chiedere grazie e una più moderna inaugurata nel 1999 da Giovanni Paolo II. La prima Chiesa nacque a seguito di un miracolo.  La leggenda narra che   nel 1740 un pellegrino forse diretto a S.Pietro si fosse perso nella desolata campagna di Castel di Leva e avendo avvistato dei casolari intorno al castello vi si stava dirigendo, quando una muta di cani randagi lo inseguì minacciosa.  L’uomo disperato si rivolse ad un ‘immagine della Madonna con bambino, protetti da una colomba bianca( lo Spirito Santo) posta su una torre del castello diroccato.  I cani si fermarono, raccontò poi il viandante ai pastori accorsi per le grida, come obbedendo a un ordine superiore. Da quel momento tanti si rivolsero a quella Madonna del Divino Amore. Per accogliere i pellegrini fu costruita la chiesa, e l’effige della Madonna fu affissa al suo interno.  Pare che a quella stessa immagine si rivolse il popolo romano per scongiurarLa di salvare Roma dalla devastazione nazista nel 1944. La città si salvò e da allora si ricorda la festa del santuario nel giorno di Pentecoste. Ciò che rende il Santuario un luogo speciale è l’atmosfera mistica che lo avvolge, la serenità che vi regna ma anche l’operosità delle suore figlie del Divino Amore che vi   conducono un orfanotrofio femminile, un asilo infantile, una scuola elementare, un ambulatorio dove si dà assistenza ai pellegrini.  La visita è consigliata anche ai non credenti per godere di un’ora di estraniamento dal mondo a contemplare una natura ancora integra forse per poco.

Per arrivare al Santuario ci si può fermare a l’EUR. Il quartiere moderno di Roma, la Manhattan romana. I Parioli di Roma Sud.

E’ un quartiere interessante, io poi ci vivo quindi sono di parte, in realtà vivo ai bordi del centro del quartiere. Il complesso del quartiere EUR fu pianificato nella seconda metà degli anni Trenta, per un’esposizione che doveva celebrare i vent’anni dalla Marcia su Roma e dalla presa del potere da parte del fascismo. Originariamente noto come E42, il suo nome fu variato in EUR, acronimo di Esposizione Universale di Roma. .Arrivando dal centro si giunge su Piazza Marconi, identificata da un grande obelisco al centro e due emicicli a colonne ai lati, sedi di uffici istituzionali, continuando ad andare in direzione Ostia, stando al centro della Cristoforo Colombo a destra si vede il Palazzo del Lavoro, o per i Romani, il Colosseo Quadrato, oggi comprato dai Fendi, lo chiamano anche il Groviera perché è fatto da archi vuoti, imponente ma leggero, molto particolare. A sinistra invece in esatta corrispondenza del groviera c’è i Palazzo dei Congressi, luogo adibito ai convegni o alle grandi esposizioni come quella della scienza e della tecnica. Proseguendo verso sud si arriva  in viale Europa, la via che taglia l’EUR a metà in orizzontale, va dall’Archivio di Stato alla Chiesa di S. Pietro e Paolo, posta alla sommità di una grande scalinata a passo largo.

Merita una passeggiata di shopping, sorseggiando gelati o caffè o specialità di forni di altissima qualità. Scendendo ancora sempre verso sud si arriva al  bellissimo Laghetto. Un piccolo lago artificiale dove si può fare canottaggio, circondato da giardini e viali alberati, stile Central Park, insomma si fa per dire, ma certamente il parco è un luogo molto frequentato, da chi fa jogging, tutto il giro del lago sono credo 5000 passi, se lo fai due volte ecco fatti i 10mila passi canonici per fare sport, ma se non si vuole fare sport ci si può sedere nei bar circostanti a sorseggiare cocktail,  o con passo lento  andare a godere dello spettacolo della fioritura dei ciliegi, sembra di essere in Giappone. Oppure portare i bimbi a correre sui prati, o sui viali con le biciclette o pattini. Su un lato del laghetto si erge splendido, nonostante i suoi anni, il palazzo dell’ENI, una costruzione degli anni ’60 di acciaio e vetro altissima, ma non poi tanto come sembrava all’inizio, solo 22 piani.  Il grattacielo fu costruito per volontà di Enrico Mattei, presidente dell’ENI, nel nuovo centro direzionale della Capitale, direttamente ai piedi del laghetto dell’EUR, nel quartiere infatti  erano da poco state inaugurate le sedi di alcuni importanti ministeri. Il duello per la scelta della sede e l’altezza dell’edificio fu combattuto strenuamente, e vinto, da Mattei con il Presidente dell’Ente EUR Virgilio Testa, che si opponeva alla realizzazione di un edificio così alto.

 Ecco qui chiudiamo la nostra visita, spero di non avervi annoiato, spero di avervi dato qualche spunto se doveste venire a Roma per il Giubileo o per fatti vostri.

E’ veramente poca cosa, perché Roma ha una straordinaria capacità di svelare anche a chi ci vive ogni giorno angoli sconosciuti e mai credo nessuno potrà dire di conoscerla tutta. E’ una città che ha la capacità di resistere a chi la offende, a chi la maltratta e a chi non la cura e lei nonostante tutto rimane bella, affascinante, colta e interessante a volte perfino nelle periferie più abbandonate nasconde i resti di un’antichissima civiltà e può svelare ancora tratti sconosciuti.

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