Narrativa recensioni

Anche se proibito. La folle impresa di Igor V. Savitsky – Giulio Ravizza

Recensione a cura di Mara Altomare

“I fatti assurdi di questo romanzo sono veri, mentre quelli ordinari sono inventati”

Questa è la storia incredibile, ma reale, di una persona straordinaria:
Igor Savitsky, che in Unione Sovietica salvò ottantamila capolavori di arte “proibita” e li nascose alla fine del mondo, in un museo nel deserto del Karakalpakstan, un luogo improbabile e impronunciabile.


Una storia sommersa per decenni, e che oggi è doveroso far conoscere, perché Igor mise a repentaglio la sua vita in nome di una missione, contro la dittatura e la censura. In un tempo in cui il realismo socialista impediva la diffusione di quadri astratti, o di opere che direttamente o in maniera latente contestavano il socialismo, in un tempo in cui gli artisti controcorrente venivano giustiziati o chiusi in prigione o in manicomio, Igor creò un museo ufficialmente e di facciata “archeologico”, ma, utilizzando le sovvenzioni dello stato, raggiunse le vedove e le mogli degli artisti, per acquistare da loro le opere d’arte proibite, salvarle e custodirle in questo museo, ai confini del mondo, in Karakalpakstan.

Una paradossale truffa allo stato!

L’immagine di Igor, descritta da una penna incantatrice, quella di Giulio Ravizza, rimane indelebile: in questo bizzarro personaggio scopriamo sentimento e stravaganze, genio e follia, un uomo che va assolutamente raccontato, che fu scambiato per l’evaso di un manicomio, per un asceta travolto da un’allucinazione, per un fanatico divorato dalla sua ossessione… in uno stato di salute non ottimale, “uno squinternato metà uomo e metà polmonite”, che sotto al vestito viaggiava con le pantofole e che mangiava l’uva tagliandola con le posate…

“Nacque nell’Impero Russo del 1915, quando i valzer manierosi degli Zar furono travolti dagli inni rivoluzionari di Lenin. Scoprì che il suo paese era la superpotenza del cubismo, dell’astrattismo, del suprematismo e di tutti gli -ismi che compongono l’immaginifico mondo delle avanguardie. Nessuno li ammirò. I loro capolavori marcirono nelle cantine delle loro vedove, e nei magazzini di Zagorsk, l’Auschwitz sovietico dell’arte libera. Il solco che lasciarono nel mondo scomparve per tutti, ma non per Igor Savitsky, che li contrabbandò e li nascose come l’Oskar Schindler delle avanguardie sovietiche”.

Grandi personaggi del romanzo sono i membri della famiglia di Igor: è una saga che ci immerge completamente in pagine di storia vera della Russia di inizio Novecento: attraverso gli anni si assiste all’ascesa di una delle famiglie aristocratiche più in vista della società russa, che a seguito della rivoluzione d’ottobre vive la caduta verso la clandestinità e il tracollo, con esiti sconvolgenti sulla vita quotidiana e conseguenze di forte impatto psicologico, narrate in capitoli crudi e dolorosi.

C’è un momento cruciale a segnare il destino della famiglia di Igor bambino: la loro nobile casa, ricca di opere d’arte, viene incendiata, e da quella notte tutto precipita per sempre.

“Lo spirito di ogni adulto è come un muro con una crepa e ogni crepa origina da un punto, quell’incendio fu l’inizio del cedimento che avrebbe segnato il solco dell’esistenza di Igor.”

Eppure si legge il dolore come fosse una poesia… sfogliamo intensi capitoli dedicati alla madre Vera, al padre Vitaly, al fratello Viktor, al terribile zio Dmitry, in un percorso storico che fa da sfondo a tutta la vita di Igor: sono eventi che inevitabilmente motivano lui, “figlio del disastro e padre di tutti gli sconfitti” a farsi salvatore dell’arte perduta.

“Di fronte alla fine, Vera pensò all’inizio. Ricordò il corteggiamento timido e insistente del marito, i nomignoli con cui si chiamavano ai primi tempi… Pensando a suo marito non nelle 24 ore di una sbronza, ma nell’intero arco della sua vita, s’accorse che la nobiltà di sangue che credeva perduta nella fuga da Kiev aveva continuato a scorrere nelle sue vene. Lo sbando degli anni in clandestinità non le parvero più le meschinità di un debole, ma il grido dell’unico Uomo giusto in un mondo andato a male, il vincitore dell’oro alle Olimpiadi della sfortuna. Non erano forse stati eroici, i Savitsky, a sopravvivere in quegli anni carnivori dove tutto era architettato perché venissero sbranati?”

Tanti contenuti preziosi e, tra i protagonisti, anche l’amore. L’incontro tra Igor e la splendida Lulu, il loro amore puro, ingenuo, sofferto, osteggiato e proprio per questo sempre più testardo… l’amore che vibra nelle pagine in un crescendo di emozioni commoventi e colpi di scena, e accompagna Igor in tutte le sue scelte. L’amore per Lulu è il motore della sua vita, tenerezza, ricordi, speranza e immagini soffuse…

“…appena arrivi a destinazione, trova una scatola e mettici dentro ogni giornata. Poi fallo ancora, e ancora, finché non avrai messo vent’anni in quella scatola…”

“se mi aspetti troverò una scatolina e tornerò.”



Straordinario è cosa viene raccontato, eccezionale è come viene raccontato. Perché ciò che, leggendo, incanta, è lo stile dell’autore, che coinvolge il lettore tra pagine storiche e immagini oniriche, sentimento struggente e vena ironica, prosa e poesia, uso potente delle parole, delle similitudini, degli aforismi; del francese, quando serve a dare spessore ai dialoghi. Un romanzo colmo di citazioni artistiche, e che racconta la vita anche attraverso la musica. Una penna colta, che fa desiderare di leggere per andare avanti a scoprire l’evoluzione della trama, ma nello stesso tempo invoglia a fermarsi e appoggiarsi tra le pagine, per goderne la finezza della scrittura.

“Il fatto che il direttore d’orchestra sia l’unico musicista che non emette suoni non sta a significare che il coordinamento degli strumenti è fondamentale, ma che le imprese grandiose si fanno di soppiatto, mentre il rumore lo fanno gli altri.”

Quando si finisce di leggere questo romanzo coraggioso ci si sente più ricchi, si chiude l’ultima pagina con la consapevolezza di aver conosciuto sia un uomo unico e indimenticabile che uno scrittore intraprendente: anche lui, come il suo protagonista, ha creduto in un’idea e ha vissuto il suo libro più come una missione che come un sogno da realizzare. Giovane e appena al suo secondo romanzo, oggi Giulio Ravizza ci consegna il frutto di anni di impegno, ricerche e viaggi… affinché venga finalmente conosciuto e condiviso, anche se proibito.

Curiosità: una ricca galleria fotografica accessibile direttamente dal libro tramite QR Code.

TRAMA

Igor Vitalyevich Savitsky nasce nel lusso di una famiglia aristocratica della Russia zarista, ma la Rivoluzione d’ottobre capovolge la sua sorte. Fuggito a Mosca in clandestinità, trova rifugio nell’incontro casuale con una ragazza francese, grazie a cui riscopre un legame misterioso con un passato che non riesce a ricordare.

Quando la ragazza viene condannata al confino, un’ossessione prende il sopravvento: creare un museo di avanguardie che possa restituirgli la speranza di rivederla. Inizia così un viaggio alla ricerca di arte proibita che lo spinge sempre più lontano dalla realtà, là dove il confine con il sogno diventa impalpabile.

Un romanzo intenso sulla ricerca di un amore impossibile, sull’ossessione per l’arte e sull’illusione di poter fermare il tempo. Un romanzo in cui i fatti più assurdi sono veri e quelli normali inventati. Un romanzo ispirato alla storia vera di Igor Vitalyevich Savitsky, l’uomo che nell’Unione Sovietica di Brezhnev salvò ottantamila capolavori di arte proibita e li nascose alla fine del mondo, nel deserto del Karakalpakstan.



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