A cura di Ivana Tomasetti
Gli anni ‘50 rappresentano una delle epoche più affascinanti e significative della storia del cinema. È un decennio di transizione, in cui il cinema affronta nuove sfide – una tra tutte la concorrenza della televisione – ma vive anche una straordinaria fioritura artistica. In questo periodo nascono generi nuovi e stili di regia e interpretazione particolari.
Il cinema diventa un punto di svolta tra la fine di un’epoca gloriosa e l’inizio di nuove avanguardie. È il decennio che ha regalato al mondo alcuni dei volti più iconici, pellicole leggendarie e stili narrativi imitati ancora oggi. Questo periodo si conferma come una vera e propria età dell’oro del cinema mondiale.

Hollywood si afferma come industria del cinema: gli USA sono usciti vincitori dalla seconda guerra mondiale e rafforzano la loro egemonia culturale, anche attraverso il cinema.
Nel contempo i film riflettono il clima della guerra fredda descrivendo sospetti, patriottismo, anticomunismo, tipici del periodo. Molti artisti furono indagati o messi al bando per presunte simpatie comuniste (la famosa “blacklist” di Hollywood), alcuni furono costretti all’esilio o a lavorare sotto pseudonimi.
La società americana cambia, cresce la classe media, si diffondono le automobili, i centri commerciali; la TV entra prepotentemente nelle case americane, portando un calo degli spettatori nelle sale cinematografiche.
Hollywood allora, inventa nuove strategie per attirare il pubblico: il CinemaScope e le tecnologie widescreen, per offrire qualcosa di “spettacolare” che la TV non poteva avere; il Technicolor: l’uso del colore per rendere il cinema visivamente più attraente; il suono stereo e l’effetto 3D; le produzioni kolossal: film epici, storici o biblici con grandi budget e ambientazioni sontuose.
I generi dominanti variano dai melodrammi ai film noir con temi cupi, dai western popolari ai film di fantascienza dove si descrive la paura aliena come metafora della minaccia comunista, dal musical come il famosissimo Singin’ in the Rain, fino alle commedie brillanti.

Tra gli attori celebri: Marilyn Monroe, simbolo di sensualità e vulnerabilità, James Dean, ribelle e tormentato, Audrey Hepburn icona di eleganza e dolcezza.
Tra i registi vale la pena ricordare almeno Alfred Hitchcock.
Con l’arrivo del “method acting” (vivere nel personaggio), portato in auge da attori come Marlon Brando e James Dean, la recitazione divenne più intensa, realistica e introspettiva. Questo segnò un cambio di stile rispetto alla recitazione più teatrale degli anni precedenti.
Non solo Hollywood, negli anni ‘50, anche l’Europa lascia il segno con stili più realistici e impegnati.
Il Neorealismo italiano è stato uno dei movimenti cinematografici più significativi del XX secolo, nato in Italia negli anni ‘40, ha avuto importanti sviluppi e trasformazioni anche negli anni ‘50, prima di cedere il passo ad altri stili.
Questo movimento trasformò il modo di raccontare storie sul grande schermo, opponendosi al cinema patinato e artificiale dell’epoca fascista e introducendo un linguaggio diretto, profondamente umano. Si caratterizzò come un manifesto sociale, culturale e politico, raccontando la vita dei poveri, degli emarginati, dei lavoratori, dei bambini, in un’Italia devastata dalla guerra, con lo scopo di mostrare la verità della società italiana, denunciare ingiustizie, povertà, e disuguaglianze e dare voce a chi non l’aveva mai avuta nel cinema (popolo, bambini, donne).
Anche se il periodo “classico” è 1945–1952, nei primi anni ‘50 il Neorealismo evolve, mantenendo alcuni tratti e avvicinandosi a una forma più narrativa e cinematograficamente elaborata.
Qualche titolo: Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica; Stromboli (1950) di Roberto Rossellini; Riso amaro (1949, ma diffusissimo negli anni ‘50) di Giuseppe De Santis con Silvana Mangano.

Gradualmente il Neorealismo perde forza a causa del cambiamento della società italiana: pressioni politiche e censura (soprattutto durante la Guerra Fredda), ricerca da parte dei registi di un realismo psicologico o più autoriale (Visconti, Antonioni, Fellini), preferenza del pubblico verso film più leggeri o spettacolari (peplum, commedie). Rimane comunque un esempio di cinema etico, sociale e artistico, che stimola il cambiamento nell’osservazione della realtà.
Dopo il Neorealismo del dopoguerra, il cinema italiano cercò una via più commerciale per attrarre pubblico, anche internazionale. I colossal storici erano perfetti: costavano meno che a Hollywood e avevano un forte impatto visivo e narrativo.
Infatti l’Italia offriva location naturali perfette per l’antichità (es. Cinecittà, Ostia Antica, Paestum); molti film erano coproduzioni con altri stati; venivano scritturati attori americani che attiravano anche un pubblico esterofilo.
I colossal degli anni ‘50 rappresentano un capitolo importante della storia del cinema italiano, noto anche come il periodo del cosiddetto “peplum” o “sword and sandal” (spada e sandalo). Questi film, ispirati all’antichità classica e biblica, erano grandi produzioni ambientate nell’antica Roma, in Grecia o nel Medio Oriente, con eroi muscolosi, battaglie spettacolari e scenografie grandiose, nonché colonne sonore epiche, come: Ulisse (1954) di Mario Camerini con Kirk Douglas, Silvana Mangano; Le fatiche di Ercole (1958) di Pietro Francisci.
Il successo dei peplum italiani anticipò e influenzò il grande ritorno del colossal storico anche a Hollywood (es. Ben-Hur, Spartacus).
Ma con l’arrivo degli spaghetti western negli anni ’60, il genere iniziò a declinare: le trame ripetitive e la scarsa innovazione lo resero presto sorpassato.
Tuttavia, l’impatto culturale e commerciale fu enorme, e ancora oggi sono oggetto di imitazione.
Per concludere possiamo dire che gli anni ‘50 segnano un passaggio decisivo da un cinema “classico” e codificato a forme più personali, realistiche e sperimentali. La recitazione diventa più intensa e interiore, la regia più audace. È un decennio in cui il cinema non è più solo intrattenimento, ma anche riflessione, denuncia e arte.
(Manuale di storia del cinema di Rondolino – Tomasi, Utet Editore)



