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Viaggi letterari – A spasso nella Londra dei classici letterari

Articolo a cura di Laura Pitzalis

Londra è una cornice basilare in molti romanzi classici diventando spesso un personaggio a sé stante. Opere come Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, Le due città di Charles Dickens, e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson hanno sfruttato l’atmosfera della città per creare le loro storie. Altri classici, come Le avventure di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle e Canto di Natale di Charles Dickens, sono intrinsecamente legati a Londra, con le sue strade e i suoi luoghi che assumono un ruolo centrale nella trama.

Ecco, io vorrei provare a fare con voi un “tour virtuale” e portarvi in questi luoghi meta e dimora di alcuni dei più celebri nomi della letteratura, tenendo conto, naturalmente, che i tempi non sono più gli stessi e che dobbiamo armarci di tanta immaginativa. Ho detto “alcuni nomi celebri”, limitazione comprensiva se pensiamo che sono tanti questi grandi scrittori e che Londra è strapiena di zone in cui hanno vissuto, di locali o pub che hanno frequentato, o luoghi che sono finiti immortalati nei loro scritti.

Vorrei iniziare con il luogo dove questi Grandi sono sepolti o commemorati e in quello dove sono conservate le loro opere, per poi proseguire con “La Londra” vissuta o/e raccontata da tre di loro: Charles Dickens, Arthur Conan Doyle, Virginia Woolf.

POETS’ CORNER, ABBAZIA DI WESTMINSTER.

La maestosa Abbazia di Westminster (Westminster Abbey) è una chiesa di proprietà della monarchia britannica, uno dei luoghi di culto anglicano più importanti di tutta la città. La sua costruzione fu iniziata nell’undicesimo secolo da Edoardo il Confessore e nei secoli ha visto un gran numero di incoronazioni e funerali dei regnanti. È anche una sorta di pantheon dove riposano oltre 3.300 persone: monarchi, tra cui Elisabetta I e Maria la Sanguinaria, poeti, scienziati e uomini di stato, il che lo rende uno dei luoghi di sepoltura più significativi al mondo.

Nel transetto sud si trova il Poets’ Corner, l’ Angolo dei poeti, che non era nato come luogo di sepoltura per gli scrittori, drammaturghi e poeti, ma iniziò ad esserlo con la sepoltura, nel 1400, di Geoffrey Chaucer autore de “I racconti di Canterbury“. In realtà non fu sepolto qui per la sua attività letteraria ma perché era stato Sovrintendente ai lavori della Casa Reale. Quasi 200 anni dopo, Edmund Spenser, autore di “The Faerie Queen” poema epico dedicato alla regina Elisabetta I, uno dei poemi più lunghi in lingua inglese, chiese di essere sepolto vicino a Chaucer, dando inizio, così, a una tradizione di sepolture e monumenti commemorativi che continua ancora oggi.

Oltre alle tombe di poeti e scrittori illustri, tra cui Charles Dickens, ci sono delle targhe commemorative per le personalità che riposano altrove come Jane Austen, le sorelle Bronte, Oscar Wilde, T.S. Elliot, Lewis Carroll, George Eliot, D.H. Lawrence e C.S. Lewis.

William Shakespeare non è sepolto qui, la sua vera tomba si trova nella chiesa di Holy Trinity a Stratford-upon-Avon, ma nel Poets’ Corner si trova una sua statua a grandezza naturale che lo raffigura su un piedistallo con alla base le teste dei re Enrico V, Elisabetta I e Riccardo III.

LA BRITISH LIBRARY

Una meta imperdibile per gli appassionati di letteratura, vero e proprio tempio del sapere, è la British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito, una delle più grandi del mondo, con un patrimonio di più di 170 milioni di documenti tra manoscritti, mappe, giornali, periodici, stampe e disegni, spartiti e contratti, oltre che libri stampati.

La sua storia inizia nel 1760 con l’ascesa al trono di re Giorgio III, che decide di creare una biblioteca reale acquistando dapprima la collezione privata di 6000 testi di Joseph Smith, banchiere, collezionista d’arte e diplomatico inglese, poi affidando a dei mediatori la ricerca in tutta Europa di opere pregiate e particolari, creando la King’s Library.

Alla sua morte il suo successore re Giorgio IV decise di donare la biblioteca allo stato, ordinando che essa non venisse mai suddivisa. Per diversi secoli è stata proprietà del British Museum, fino alla costruzione dell’attuale edificio in Euston Road, nel 1972.

Fra le opere di letteratura, spicca il First Folio diShakespeare, ovvero la prima raccolta di tutte le sue opere curata da alcuni amici e colleghi del Bardo subito dopo la sua morte. Senza questa edizione si sarebbero persi diciotto lavori teatrali, fra cui Macbeth e La Tempesta.

Si possono ammirare, tra l’altro, manoscritti di Charles Dickens, di Oscar Wilde, e un quaderno con una bozza di Mrs. Dalloway di Virginia Woolf, con un finale diverso da quello dell’opera pubblicata. E ancora manoscritti originali con tanto di annotazioni come I racconti di Canterbury, Jane Eyre, Alice nel paese delle meraviglie.

LA LONDRA DI CHARLES DICKENS

Immaginiamoci ora d’immergerci nella Londra del XIX secolo dove troveremo due realtà opposte l’una a fianco all’altra, zone signorili ed eleganti in prossimità di luoghi popolari in completo degrado: spazzini che cercano di tenere pulite le strade dal letame dei cavalli; fuliggine accumulata per via dei tantissimi comignoli in eruzione; prodotti di scarto delle case e rifiuti solidi e liquidi umani gettati dalle finestre direttamente sulla strada o nel fiume, (situazione che portò nel 1858 al The Great Stink, la grande Puzza, durante la quale la capitale britannica fu colpita da un intenso fetore di acque reflue non trattate, di origine umana.) Immaginiamoci poi schiamazzi degli ambulanti, dei borseggiatori, delle prostitute, degli ubriachi, dei mendicanti e vagabondi.

Ecco, nessuno meglio di Dickens è stato capace di raccontare nei suoi libri questa Londra.

Buona parte della Londra dickensiana, purtroppo, non esiste più, ma possiamo ancora oggi visitare, al numero 48 di Doughty Street, la “my house in town”, la casa in stile georgiano dove Charles visse dal 1837 al 1839, dove nacquero due delle sue figlie e dove scrisse alcuni dei suoi capolavori, come Oliver Twist, Il Circolo Pickwick e Nicholas Nickleby. Oggi è la sede del Charles Dickens Museum, all’interno del quale è stato riprodotto l’arredamento originale tra cui il suo leggio e la scrivania fatta su misura per lui. Imperdibile al suo interno la biblioteca dove sono presenti libri di autori che l’hanno ispirato, nonché i suoi capolavori.

Al 26 di Wellington Street a Covent Garden, ci si può sedere a mangiare dove Dickens viveva e lavorava. In questo palazzo lo scrittore visse per un certo periodo e pubblicò dal 1859 al 1870 il settimanale “All The Year Round”, nel quale, tra gli altri, comparve a puntate A Tale of Two Cities, (Racconto di due città), il romanzo tra i più venduti nell’intera storia della letteratura.

In Covent Garden sono ambientati alcuni episodi dei suoi romanzi: è qui che Arthur Clennam, (La piccola Dorrit), viveva in un triste appartamento, mentre in Seven Dials lo descrive così:

[…]  uomini sporchi, donne luride, bambini squallidi, volani svolazzanti, rumorose racchette da tennis, pipe puzzolenti, frutta marcia, ostriche più che dubbie, gatti debilitati, cani depressi e polli anatomici, ne sono i gioiosi accompagnamenti.”

Oggi questo quartiere è completamente diverso, molto vivace e allegro, pieno di ristoranti, teatri, boutique ed hotel di classe, anche se le sue strade rimangono labirintiche e la sua architettura conserva gran parte del suo sapore antico.

Se poi volete sentire il suono delle campane che in A Christmas Carol, (Canto di Natale), svegliano Scrooge dopo la visita dei tre spiriti del Natale passato, presente e futuro, bisogna andare in Fleet Street: sono le campane dell’orologio di Saint Dunstan-in-the-West.

E visto che abbiamo nominato Scrooge, anche la Mansion House ha un legame con il Canto di Natale. Raramente aperto al pubblico questo iconico edificio è la residenza ufficiale del Lord sindaco della città di Londra e si trova in Cannon Street nel pieno centro della City. L’autore racconta al lettore che

“il Lord Sindaco, nella roccaforte della possente Mansion House, dava ordine ai suoi cinquanta cuochi e maggiordomi di tenere il Natale come un Lord Mayor’s Household dovrebbe fare…”.

Al 145 Fleet Street si trova il pub che Charles Dickens era solito frequentare e descrivere nei suoi romanzi, l’ Ye Olde Cheshire Cheese, il pub più antico di Londra ricostruito dopo il Grande Incendio del 1666. Dickens fa riferimento proprio a questo pub in “Grandi speranze”.

La zona di Holborn, oggi identificata come la “legal London”, è l’unica zona del centro di Londra rimasta sostanzialmente intatta, rispetto alle descrizioni che Dickens fa nei suoi romanzi. Qui si trovavano le molte associazioni professionali degli Inns of Court, dove dal Medioevo vivevano, studiavano e lavoravano gli avvocati della città e dove lo stesso Dickens risiedette per qualche tempo, quando all’età di circa 15 anni lavorò come impiegato nello studio di un avvocato. Erano il centro dell’attività legale di Londra e lo scrittore li descrive ne Il circolo Pickwickcome “strani fabbricati, vasti, intricati, barocchi, con gallerie e corridoi”. Gli Inns compaiono spesso nei suoi romanzi così come gli avvocati, spesso ritratti come figure corrotte e avide, vedi Dodson e Fogg ne Il Circolo Pickwick, o che sfruttano il sistema giudiziario inefficiente ed esoso, come nel fittizio caso legale Jarndyce vs. Jarndyce in Casa desolata.

L’unica Inn che oggi conserva il suo aspetto originario e che quindi appare tutt’ora così come si mostrava agli occhi di Dickens, è Staple Inn, che troviamo sia ne Il mistero di Edwin Drood, sia in Casa desolata.

LA LONDRA DI SHERLOCK HOLMES

Creato dalla mente estrosa di Arthur Conan Doyle e reso immortale da generazioni di lettori, Sherlock Holmes è il più famoso investigatore della letteratura. Protagonista di oltre 55 racconti, il personaggio ha avuto così tanto successo da entrare nell’immaginario collettivo come parte della storia britannica e un gran numero di persone, soprattutto nel Regno Unito, ha creduto o crede ancora che sia una persona realmente esistita! Questa confusione probabilmente è alimentata dalla presenza a Londra di alcuni edifici che sembrano “attestare” la sua storicità e grazie ai quali possiamo seguirne le tracce.

Baker Street è forse la zona di Londra resa più famosa dai romanzi di Arthur Conan Doyle, che la indica come luogo del quartier generale di Holmes e di Watson. E, infatti, appena si arriva ci si immerge subito nel mondo creato dal noto romanziere britannico perché a “salutarci” è proprio lasua statua in bronzo scolpita dal talentuoso John Doubleday e inaugurata il 23 settembre 1999. Rappresentando il celebre detective con mantello Inverness e cappello deerstalker, elementi divenuti iconici grazie all’illustratore Sidney Paget, la statua si innalza vicino alla casa/museo fittizia di Holmes. La proposta di erigere una statua in suo onore risale al 1927, ma fu solo nel 1996 che la Sherlock Holmes Society of London la finanziò. Tra le curiosità, dal 2014 la statua è parte del progetto “Talking Statues“, che permette ai passanti di ricevere una chiamata simulata dallo stesso Holmes.

Secondo i romanzi di Doyle, Holmes vive a Londra al 221/b di Baker Street, indirizzo fittizio che è stato fatto corrispondere al civico 239 della stessa via dove oggi sorge lo Sherlock Holmes Museum. Il cambio di numero civico è confermato da una targa azzurra posta al di fuori dell’edificio, che recita “221B / Sherlock Holmes / Consulting Detective / 1881 – 1904”. Naturalmente, trovandoci davanti a un personaggio di fantasia, la casa/museo è stata ricostruita attenendosi scrupolosamente alle indicazioni che si possono recuperare dai vari racconti, ed è resa ancor più suggestiva dalla presenza di alcune statue di cera dei personaggi più famosi. Strutturato su tre piani, vi sembrerà proprio di essere in uno dei libri di Doyle, dall’ufficio di Watson agli oggetti utilizzati per risolvere i casi più noti.

Meritevole di una visita è anche il “The Sherlock Holmes pub”, arredato in modo da ricreare lo studio di Sherlock Holmes. Alle pareti e sugli scaffali si possono ammirare immagini e oggetti di vario genere legati alla trama dei libri, ma anche ai vari adattamenti televisivi e cinematografici.

Il rapporto tra Sherlock Holmes e la polizia di Londra non è sempre idilliaco, diciamo un misto di rivalità e collaborazione, e quindi nel nostro tour virtuale non può mancare una tappa a Scotland Yard, nel quartiere di Westminster, anche se la sede della polizia a cui fa riferimento il celebre scrittore non è quella che conosciamo oggi ma si trovava nella strada che le dà il nome, Great Scotland Yard.

Sempre nella zona di Westminster troviamo il Langham Hotel, luogo di un incontro memorabile, quello tra Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde il 30 agosto 1889. Stando alle parole di Conan Doyle stesso, quell’incontro fu determinante per la popolarità di Sherlock Holmes. All’incontro partecipava anche Joseph Marshall Stoddart, all’epoca redattore del Lippincott’s Magazine, a cui i due autori promisero la stesura di un romanzo: Wilde propose Il ritratto di Dorian Gray, Doyle Il segno dei quattro, il romanzo che decretò il successo di Sherlock Holmes, segnando la sua consacrazione come icona letteraria.

LA LONDRA DI VIRGINIA WOOLF

Virginia Woolf, scrittrice modernista nota per aver scritto, tra le sue opere più celebri, Mrs. Dalloway, Orlando, Una stanza tutta per sé e Gita al faro, aveva un legame davvero speciale con la città. Nelle sue opere e in tutti i suoi scritti, che siano romanzi o pagine di diario, ritroviamo sempre tracce del suo amore per Londra, città in cui non soltanto nacque, ma dove visse gran parte della sua vita. Tra numerosi cambi di abitazioni, gli ambienti da lei frequentati, le odierne targhe e i celebri monumenti a lei dedicati, il tour letterario di Virginia Woolf a Londra è un’esperienza davvero interessante da fare per un appassionato di letteratura inglese.

Al 22 di Hyde Park Gate, l’edificio dove nacque Virginia Woolf nel 1882, troviamo oggi una delle targhe commemorative a lei dedicate. Visse in questa casa fino al 1904: a seguito della morte del padre, infatti, si trasferì al numero 46 di Gordon Square, nel quartiere di Bloomsbury.

Impossibile non pensare di fare una passeggiata a Bloomsbury, un quartiere di Londra storicamente associato alle arti, agli studi universitari ed alla medicina. La Woolf affermò: “Tutte le persone che rispetto ed ammiro di più sono appartenute a Bloomsbury”, e, infatti, è proprio questo quartiere che gliintellettualidell’epoca scelsero come consueto punto di ritrovo, Dickens tra i più celebri.

Quartiere distinto e signorile dove spiccano belle case georgiane divenne, negli anni Trenta del XX secolo, fulcro letterario, artistico e scientifico quando divenne la sede fisica del famoso Bloomsbury Group, formato in origine da Virginia, dalla sorella Vanessa, dal critico d’arte Clive Bell, che sposerà Vanessa, e lo scrittore e futuro marito di Virginia, Leonard Woolf. In seguito, si unirono altre menti illuminate che fecero di questa zona di Londra la loro dimora. Molte di queste hanno ancora affisso una targa blu con il nome del loro illustre inquilino.

Una bella passeggiata questa nella “Londra di Virginia Woolf”, ma ce n‘è un’altra che, penso, sia di gran lunga più emozionale, dove per scoprire la città è necessario riprendere i suoi romanzi e lasciarsi guidare direttamente dalle parole dell’autrice.

Nel romanzo “Scene di Londra” troviamo una Virginia Woolf che si muove a piedi per la città, con la scusa di dover comprare una matita. Passa così fra Holborn, lo Strand e il Waterloo Bridge, annotando: “Gente che intraprende così curiosi mestieri, il cesellatore d’oro, l’accordatore di fisarmoniche, il decoratore di bottoni…”.

In Mrs. Dalloway, l’autrice presenta tutta la società londinese: dalla piccola borghesia ai nobili, dai criminali agli emarginati. Quella che si spalanca davanti ai nostri occhi è la Londra del primo dopoguerra, nella quale i protagonisti, Clarissa Dalloway e Septimus Smith, si muovono per le strade e i parchi: Regent’s Park, Bond Street, Westminster, Big Ben, Trafalgar Square, Piccadilly, Waterloo Road.

Nel romanzo Jacob’s Room Virginia Woolf dipinge una Londra vibrante e frammentaria, vista attraverso gli occhi e le esperienze del protagonista: Bloomsbury, Hyde Park, Covent Garden, St. Paul’s Cathedral.

Il romanzo Orlando: A Biography è un viaggio epico e fantastico che attraversa quattro secoli, e Londra, come il suo protagonista, si trasforma nel tempo. Piuttosto che concentrarsi su quartieri specifici, il romanzo evoca un’immagine di una città che cambia, dagli scenari elisabettiani a quelli vittoriani e infine a quelli moderni.

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