Le targhe delle automobili, oggi considerate un elemento scontato e indispensabile, hanno una storia curiosa che si intreccia con la nascita stessa dei veicoli a motore.
Le origini
Le prime automobili, alla fine dell’Ottocento, erano rare e venivano riconosciute più per il loro proprietario che per il mezzo stesso. Con l’aumentare del traffico e la necessità di regolamentare la circolazione, nacque l’idea di assegnare un contrassegno numerico.
La prima legge che impose un sistema di identificazione risale al 1893 in Francia, dove i veicoli dovevano esporre un numero progressivo. Poco dopo seguirono la Germania (1901) e il Regno Unito (1903).
In Italia, l’obbligo di avere una targa fu introdotto nel 1901, inizialmente in forma molto semplice: una tavoletta di metallo o legno riportante un numero progressivo, assegnato dal comune di residenza del proprietario. Solo nel 1927, con la nascita del Pubblico Registro Automobilistico (PRA), il sistema divenne più uniforme.

Evoluzione grafica
Le targhe si sono evolute da semplici numeri bianchi su fondo nero a soluzioni più sofisticate. In Italia, dal 1951 al 1994, le targhe riportavano la sigla della provincia seguita dal numero; nel 1994 venne introdotto il formato alfanumerico nazionale, che eliminava il riferimento alla provincia.
Dal 1999, con l’adeguamento agli standard europei, è comparsa la banda blu con la sigla internazionale “I” e, facoltativamente, l’indicazione della provincia.
Curiosità
Numeri ambiti: in molti Paesi esistono aste per aggiudicarsi targhe con numeri “facili” o simbolici (come “1” o “007”), spesso vendute a cifre altissime.
Targhe personalizzate: negli Stati Uniti e in altri Paesi è possibile scegliere combinazioni di lettere e numeri personalizzate, creando messaggi creativi o ironici.
Targhe rare: alcune vecchie targhe, oggi fuori circolazione, sono diventate oggetti da collezione e possono raggiungere quotazioni da migliaia di euro.



