Autori Classici Viaggio nella storia

I grandi classici della letteratura: Émile Zola

Articolo a cura di Matilde Titone

“Un’opera d’arte è un angolo della creazione visto attraverso un temperamento”
(I miei odi)

Émile Édouard Charles Antoine Zola, è stato uno scrittore, giornalista, saggista, critico letterario, filosofo e fotografo francese. Una mente eclettica, un uomo libero, capace di mettere a rischio la sua libertà per sostenere la verità dei fatti. Una vita che da sola è un romanzo, un capolavoro biografico e sociopolitico. In Italia è forse più conosciuto per il famosissimo articolo “Je accuse” scritto in occasione dell’Affare Dreyfus, che per i suoi romanzi, eppure è stato uno scrittore molto amato in Francia, al suo funerale una marea di persone si presentò a onorarne l’ultimo viaggio ma anche odiato dalla destra storica francese che arrivò a minacciarlo di morte.

Brevi cenni biografici


Nato a Parigi nel 1840 visse la sua adolescenza a Aix en Provence. Figlio di un militare ingegnere italiano e madre francese. Rimase orfano a soli 7 anni, e in disagiate condizioni economiche. Sua madre fece di tutto per farlo studiare nelle migliori scuole della cittadina provenzale. Proprio a scuola conobbe Paul Cézanne, con il quale restò amico per moltissimi anni. Di quel periodo dirà sempre che fu uno dei periodi migliori della sua vita, fatto di lunghe passeggiate in campagna con il suo amico e un libro di poesie in tasca. Studente modello, non riuscì a conseguire la maturità, fu per ben due volte bocciato. Trasferitosi a Parigi, iniziò la sua carriera come fattorino presso una casa editrice francese ma già dopo tre mesi era diventato un articolista e progettava opere teatrali e la scrittura di romanzi.

Il suo motto fu fin da giovanissimo: “mi guadagnerò da vivere con la mia penna”. Nel 1862 pubblicò alcuni racconti che risentivano ancora degli influssi romantici e nel 1867 uscì il suo primo romanzo importante, Thérèse Raquin, un’intensa storia d’amore e morte, narrata con acuta introspezione psicologica. Il romanzo fu definito da Oscar Wilde “il trionfo dell’orrido”.
Inizia la sua carriera giornalistica come critico d’arte, diventando il cronista del Salon e difendendo il gruppo emergente degli impressionisti. Il più apprezzato del gruppo era Édouard Manet, il cui quadro Colazione sull’erba aveva suscitato un enorme scandalo. Nei suoi articoli non mancano anche elogi a Claude Monet, Camille Pissarro, Gustave Courbet, Jean-Baptiste Camille Corot e Jean-François Millet.

Matrimonio e dintorni


Nel 1870 sposò una modella di Manet, Éléonore-Alexandrine Meley detta Gabrielle. La coppia non ebbe figli e rimasero insieme fino alla morte di lui. In età avanzata Zola strinse una relazione clandestina con una sarta assunta da sua moglie quando vivevano nella villa di Médan. Émile capì ben presto che quella ragazza, Jeanne Rozerot, lo attraeva non solo perché giovane e bella ma per un amore vero, delicato, pieno di premure e attenzioni. Ebbero due figli: Jacques e Denise. Dopo varie scenate la Signora Zola pare abbia accettato l’amante di suo marito. Lo scrittore allora prese una villa vicino alla loro dove fece trasferire Jeanne, questo il nome della ragazza, e i figli. Tutti i pomeriggi andava a trovare la famiglia, raccontava le favole ai bambini. Dopo la morte di Émile sua moglie riconobbe il cognome ai figli di Jeanne Rozerot, rendendoli eredi della cospicua eredità lasciata dallo scrittore e partecipi dei diritti d’autore.

La fine di un’amicizia


Paul può anche possedere il genio del grande pittore, ma non avrà mai il genio per diventarlo effettivamente. Il minimo ostacolo lo fa precipitare nella disperazione.
(Parlando dell’amico Cézanne)


Nel 1886 si interruppe l’amicizia con Cézanne, a causa della pubblicazione del romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart L’Oeuvre, che narra di un pittore fallito e suicida nel quale Cézanne crede di riconoscere se stesso. E nello stesso tempo anche i rapporti con gli altri impressionisti si raffreddano. In un articolo su Le Figaro del 2 maggio 1896 sembra evidenziare un distacco dall’impressionismo ma soprattutto da Cézanne che definisce: “un grande genio abortito”.

L’Affare Dreyfus. J’accuse.


“La verità è in cammino e niente la potrà fermare”
(Lettera aperta sull’affare Dreyfus)

Nel 1898 interviene con passione nell’Affare Dreyfus in difesa dell’accusato, il capitano Alfred Dreyfus, un ufficiale dell’esercito francese di origine ebrea, ingiustamente accusato di tradimento nel 1894. Questo caso divise la Francia e mise in luce un diffuso antisemitismo, venendo poi denunciato dallo scrittore Émile Zola nella sua celebre lettera aperta “J’accuse!”. Zola non era ebreo e non aveva legami con Dreyfus, la difesa da parte dello scrittore, lanciata dal giornale Aurore, nasce dall’amore per la verità. Era in quel momento uno dei leader culturali della sinistra francese. A causa dell’intervento su Dreyfus, subì una condanna a un anno di carcere e fu costretto a pagare una pesante multa, per le accuse rivolte ai vertici dell’esercito.

L’accusa era di diffamazione e vilipendio delle forze armate; ciò lo costrinse a fuggire in Inghilterra nel 1899 per evitare il carcere, e rientrò solo in seguito a un’amnistia del dicembre 1900. Lo scrittore però divenne oggetto di una campagna giornalistica feroce da parte dei giornali conservatori e colpevolisti, che durerà per anni. Venne perfino minacciato di morte. Ottenne però la riapertura del caso Dreyfus che si concluse con l’assoluzione del Capitano.
In quegli stessi anni Zola si rifiutò di firmare la petizione degli intellettuali per Oscar Wilde condannato per omosessualità. Fonti indiscrete dicono che non firmò perché pare che Wilde avesse definito il suo libro Thérèse Raquin “un capolavoro dell’orrido”.
Negli ultimi anni di vita Zola pubblicò Lourdes, Roma e Parigi che costituirono il breve Ciclo delle Tre città.

La morte


Il 29 settembre 1902, a 62 anni, muore per intossicazione da monossido di carbonio. La notizia del suo decesso destò grande commozione nel paese. La stampa di estrema destra invece esultò. Un numero enorme di persone seguì il suo funerale. La tragedia venne attribuita a un incidente ma ci sono sempre stati ragionevoli dubbi che fosse stato invece un attentato. Ai funerali parteciparono migliaia di persone tra cui molti minatori, quelli da lui portati alla ribalta con il libro Germinal. Fu sepolto dapprima nel cimitero di Montmartre la cui tomba è oggi solo un cenotafio, in seguito la salma venne traslata nel Pantheon di Parigi, accanto alle tombe di due altri grandi scrittori francesi, Alexandre Dumas padre e Victor Hugo. Durante la solenne traslazione avvennero incidenti fomentati dalla destra, e un giornalista estremista sparò a Dreyfus che assisteva alla cerimonia, ferendolo leggermente a un braccio.

Nel 1953 un anziano farmacista disse che l’attentato a Zola lo avevano preparato lui e un domestico di casa Zola, allora appartenenti a un gruppo politico di destra, sabotando la stufa dell’appartamento. Non fu mai aperta un’inchiesta.
Una vita da romanzo, da scrittore e da giornalista, fino alla morte velata dal mistero. In realtà questo è un piccolissimo riassunto, la vita dello scrittore francese fu molto intensa e articolata, ricca di vicende e fortune alterne in campo letterario, teatrale e giornalistico. Sempre schierato dalla parte della verità dei fatti.

Periodo storico


“Credo che l’avvenire dell’umanità è nel progresso della ragione attraverso la scienza”
(Il dottor Pascal)


Il contesto in cui Zola nasce e matura la sua carriera di giornalista e di scrittore è quello della seconda metà dell’Ottocento francese. Periodo turbolento ma anche fecondo di cambiamenti e sperimentazioni politiche e di grandi trasformazioni.
Molto in breve: la Francia della seconda metà dell’Ottocento passò dalla Deposizione di Luigi Filippo e la proclamazione della Seconda Repubblica (1848-1852), attraversando una grave crisi economica, chiusura di fabbriche e disoccupazione, alla nascita del Secondo Impero (1852-1870). L’Impero fu caratterizzato da un periodo di crescita economica e sviluppo delle infrastrutture, come la rete ferroviaria, e da una profonda trasformazione di Parigi sotto la guida del prefetto Haussmann, con la creazione di ampi viali e spazi pubblici.

Il Secondo Impero terminò nel 1870 a seguito della sconfitta francese nella guerra contro la Prussia. Caduto l’Impero il 4 settembre del 1870 fu proclamata la Terza Repubblica che durò fino al 1940. In questo susseguirsi di avvenimenti si inserisce l’esperimento della Comune di Parigi, durata pochissimi mesi dal 18 marzo 1871 al 28 maggio 1871, considerata la prima forma di organizzazione autogestionaria, di stampo socialista libertario. L’esperimento terminò con una durissima repressione nel sangue e migliaia di condanne contro i comunardi. Zola, come molti intellettuali, si tenne lontano da quell’esperienza ma l’eccesso repressivo del Governo in carica lo portò a chiedere l’amnistia per i rivoluzionari.

Contesto artistico e filosofico


Non ci sono mai troppi libri. Ce ne vogliono ancora, e ancora. È con il libro, e non con la spada, che l’umanità vincerà la menzogna e l’ingiustizia, conquisterà la pace finale della fraternità tra i popoli.
(Il mio viaggio a Roma)


Durante la seconda metà dell’Ottocento i maggiori movimenti artistico-letterari erano il Naturalismo e il Simbolismo. Il Naturalismo si pone sulla linea del Positivismo e sostiene che l’uomo è sempre condizionato dalle leggi della natura, dai bisogni materiali e dall’ambiente in cui vive. Come uno scienziato, anche il narratore dovrà partire dall’osservazione diretta e metodica della realtà al fine di indagare, attraverso una narrazione oggettiva, le cause e i meccanismi dei fenomeni. Gli scrittori a cui guardano i naturalisti sono Honoré de Balzac e Gustave Flaubert. Quest’ultimo è considerato il maestro di questo movimento per l’impersonalità della sua narrazione. In Italia il Naturalismo diede vita al Verismo di Giovanni Verga e Luigi Capuana.

La poetica di Zola


Il romanziere si compone di un osservatore e di uno sperimentatore.
(Il romanzo sperimentale)


Zola è il maggior esponente del naturalismo francese, preceduto da Honoré Balzac con la sua “Commedia umana”, irrompe nella letteratura francese scardinando ogni regola e canone stilistico, contenutistico ed estetico del romanzo classico ottocentesco. Esporrà le sue tesi sul genere letterario nel “Romanzo sperimentale”, pubblicato solo nel 1880.

Nella sua concezione il romanzo non è una serie di eventi o fatti che si svolgono secondo la fantasia dell’autore, ma nasce dall’osservazione attenta dei personaggi, lo studio dell’ambiente in cui vivono, della famiglia da cui provengono, dei fattori sociali che li influenzano, e solo da questo studio poi nasce la loro storia che sarà la conseguenza logica del vissuto reale dei personaggi stessi. In sostanza, per Zola, scrivere un romanzo è mostrare, quasi come se si trattasse di un’esperienza di laboratorio, quello che deriva “logicamente, naturalmente, inevitabilmente dal carattere e dalla situazione in cui i personaggi sono immersi”. Il suo obiettivo era rappresentare la realtà nuda e cruda, descrivendo le contraddizioni sociali e le ferite della società parigina di fine Ottocento, come l’alcolismo, il razzismo e il divario tra ricchi e poveri. Altra regola è l’impersonalità usata già da Gustave Flaubert. L’autore è solo una voce narrante acritica, distaccato, puro osservatore dei fatti. Non deve né edulcorare, moralizzare, ma neppure peggiorare gli elementi del racconto. Egli deve solo descrivere la società reale. Dall’applicazione di questo metodo nasce il progetto dei Rougon-Macquart, un ciclo di venti romanzi che ha lo scopo di prendere in esame tutti gli strati della società francese del Secondo Impero, attraverso le vicende di personaggi accomunati dall’appartenenza al medesimo ceppo familiare.

Ogni romanzo si svolge in un determinato ambiente sociale: i mercati per Il ventre di Parigi, il sobborgo operaio per L’Assommoir, la vita galante per Nana, i grandi magazzini per Au bonheur des dames, le miniere per Germinal, i cenacoli degli artisti per L’œuvre, la campagna e i contadini per La terre, le ferrovie per La bête humaine, l’alta banca per L’argent, l’esercito in guerra per La débâcle.


Zola nei suoi romanzi descrive gli ultimi, i reietti, i folli, ribalta il romanticismo in realismo. L’Assommoir, in italiano Lo scannatoio, è già nel titolo un punto di rottura con il romanzo classico, un luogo dove si riuniscono gli operai dediti a molteplici vizi e all’alcool, un luogo reale, tetro ma vero. Di contro Il paradiso delle signore è una lucidissima e modernissima analisi del capitalismo, del cambiamento epocale che sta modificando gli usi e i costumi dei parigini. Il grande magazzino è il luogo dove i desideri consumistici si realizzano, è il grande centro commerciale che toglie alle piccole sartorie spazio, le fagocita in nome di una fame di comprare che ha cambiato la natura del commercio ormai già orientato a quello che sarà il consumismo. Nana è una cocotte che sfrutta gli uomini per realizzare i suoi obiettivi, non ama nessuno tranne suo figlio, manipola e ottiene ciò che vuole tramite uomini potenti. La bestia umana è un racconto terrificante sulla follia criminale, dove non c’è speranza né possibilità di redenzione.
I suoi libri provocavano scontri vivaci tra ammiratori e detrattori. Erano oggettivamente troppo avanti, scabrosi, scandalosi e spesso utilizzavano il linguaggio dei ceti sociali rappresentati, volgare quando non osceno. I conservatori urlavano allo scandalo, i progressisti inneggiavano alla modernità.
In tempi successivi alcuni libri di Zola sono stati trasformati in film, avendo già in nuce tutte le caratteristiche filmografiche, sono stati considerati infatti i primi esempi di sceneggiature per il cinema.


Che Zola fosse stato anche un fotografo lo si apprese solo nel 1979, quando il nipote dello scrittore, François Émile-Zola, deceduto nel 1989, pubblicò il volume Zola Photographe con 480 fotografie. Nelle sue immagini non cercava né il bello né di realizzare delle fotografie d’arte, a lui interessava la fotografia come ricerca della verità. “A mio parere non si può sostenere di aver visto qualcosa finché non lo si è fotografato.”

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