Negli ultimi mesi, le cronache internazionali hanno riportato nuovi casi di furti e danneggiamenti ai danni di opere d’arte, ricordandoci quanto fragili e preziosi siano i nostri patrimoni culturali. In un mondo in cui la tutela dell’arte sembra ogni giorno più complessa, noi di TSD abbiamo voluto tornare alle origini, raccontando la storia di uno dei luoghi simbolo della cultura mondiale: il Museo del Louvre.
Articolo a cura di Laura Pitzalis e Mara Altomare
Importante luogo di pellegrinaggio culturale, il Louvre non è sempre stato un museo, tutt’altro: maestosa fortezza, poi castello sempre più imponente, ha ospitato prigionieri illustri, ospitato famiglie reali ed è stato teatro di forti scontri ideologici.
Anche la letteratura ha reso omaggio a questo luogo e ai suoi capolavori, basti pensare ad uno dei più grandi successi letterari degli ultimi anni, “Il Codice da Vinci” di Dan Brown, che trova ambientazione proprio al Louvre e affascina ancora lettori in tutto il mondo. Attraverso gli occhi del suo protagonista, il geniale detective e studioso di simbologia Robert Langdon, si può ammirare la grandiosità del palazzo e addentrarsi nelle gallerie, tra le opere d’arte, in un thriller storico ed enigmatico :
“Langdon provò un familiare senso di meraviglia mentre i suoi occhi si sforzavano inutilmente di cogliere l’intera massa dell’edificio. In fondo a una piazza di dimensioni enormi, l’imponente facciata del Louvre si stagliava come una cittadella nel cielo parigino… Il Louvre aveva la forma di un enorme ferro di cavallo ed era l’edificio più lungo d’Europa. Neppure i centomila metri quadrati di spazio aperto tra le ali del museo riuscivano a intaccare la maestosità dell’immensa facciata.”
Le origini
Tutto ebbe inizio nel 1190, quando Filippo Augusto decise di costruire una fortezza per proteggere sì Parigi dalle invasioni ma soprattutto per lasciare il suo segno nel regno. Progettata a forma quadrata, composta da un mastio e da una cinta muraria, protetta da un fossato, serviva da caveau reale e anche come prigione per le figure importanti.
Tra il 1364 e il 1380, Carlo V intraprese i lavori per trasformare la fortezza in un vero e proprio castello, una residenza confortevole con appartamenti e spazi per il tempo libero. Sicuramente una delle trasformazioni più notevoli fu l’aggiunta di una biblioteca, che conteneva non meno di 973 manoscritti a cui aggiunse, lui grande amante dell’arte, la sua collezione personale. Questa collezione sarebbe gradualmente diventata la Biblioteca Nazionale di Francia.
Francesco I fu noto come il sovrano del Rinascimento perché sotto il suo regno si svilupparono i castelli della Loira e la Francia conobbe Leonardo da Vinci e la sua Gioconda.
Fu lui che decise di fare del Louvre la sua residenza principale e Pierre Lescot fu incaricato di rinnovare lo spazio. L’architetto immaginò un palazzo moderno che riflettesse perfettamente lo spirito dell’epoca. Tuttavia, il re morì prima che il progetto fosse completato e i lavori furono interrotti.
Fu suo figlio, Enrico II , a proseguire i lavori, sempre affidandosi a Lescot. Nacque così la magnifica e prestigiosa ala centrale, che ospita la sala da ballo. Lescot continuò i lavori fino alla sua morte, avvenuta nel 1578.
Oggi la Gioconda è considerato il capolavoro più conosciuto e visitato al mondo. Ma se ammirare il suo sorriso dal vivo non fosse abbastanza, c’è la possibilità di ascoltare la sua voce leggendo il libro “Io, Monna Lisa“ di Natasha Solomons. In questo romanzo non convenzionale, Monna Lisa ha il dono della parola e racconta attraverso i secoli la sua vita, i suoi viaggi e il legame con Leonardo… dissacranti i dialoghi e pungenti le sue considerazioni stizzite rientrata al Louvre dopo il furto:
“… quando tornai a Parigi mi misero dietro una lastra di vetro spessa e soffocante. Ero furiosa. La vittima non dovrebbe essere liberata?” .”
Caterina de’ Medici diede nuovo impulso al progetto creando ampi giardini e grandi scuderie, ma non solo, proprio all’estremità del Louvre, decise di costruire un nuovo palazzo, il Palazzo delle Tuileries.
Poi giunse Re Enrico IV che concepì il “Grande Progetto”: unire i due palazzi con gallerie parallele, una a nord e l’altra a sud. Nel 1594 fu costruita una lunga galleria coperta con pavimento che poi fu abbellita da dipinti per intrattenere i nobili che la utilizzavano. Iniziò, quindi, un ammodernamentodel Palazzo del Louvre che però non sarebbe stato completato fino al regno di suo nipote Luigi XIV, Re Sole, che, sebbene i suoi lavori principali fossero a Versailles, non lo dimenticò, vi insediò Mazzarino e fece ristrutturare gli appartamenti del palazzo.
Nel 1682, mentre la corte del Re Sole era stabile a Versailles, il Louvre finì di essere residenza reale, cominciò a deteriorarsi e venne occupato da nobili, intellettuali e artisti. Tuttavia, il sovrintendente agli edifici del re non rimase indifferente: decise di espellere gli indesiderati dalla corte e, nonostante le finanze limitate, tutte le ali furono collegate tra loro e formarono un unico edificio.
Nel 1779, l’idea di trasformare il Louvre in un museo germogliò nella mente del conte d’Angiviller, ne parlò al re Luigi XVI che apprezzò l’idea e iniziò a lavorarci.
Ma arrivò la Rivoluzione che, sorprendentemente, risparmiò il Louvre.
La trasformazione in museo
A poco a poco, prese coscienza tra i rivoluzionari non solo la necessità di preservare le opere e di impedirne la distruzione, ma anche l’idea di un museo aperto a tutti i cittadini. Dopo una prima apertura caotica, il Museo del Louvre spalancò concretamente le sue porte, nel febbraio del 1794, con l’apertura della Grande Galleria dove furono esposte opere delle collezioni reali. E fu l’inizio di un mito.
Durante il regno di Napoleone Bonaparte, il Louvre divenne un simbolo della grandezza imperiale e nel 1803 fu ribattezzato Musée Napoléon. L’ ambizione di Napoleone era quella di trasformarlo in una vetrina mondiale dell’arte e ci riuscì attraverso le sue campagne militari, grazie alle quali arricchì le collezioni del Louvre portandosi dietro opere d’arte dai paesi che aveva conquistato, in particolare Italia, Egitto e Paesi Bassi. Opere importanti come la celebre Nikedi Samotracia, capolavori italiani tra cui diversi Raffaello e Tiziano furono integrati nella collezione del museo, ponendolo al centro del patrimonio artistico mondiale. Tuttavia, con la caduta di Napoleone nel 1815, alcune opere dovettero essere restituite ai loro paesi d’origine nell’ambito dei trattati di pace, segnando una perdita per il museo.
L’incoronazione di Napoleone
Al Louvre possiamo ammirare il celebre dipinto di Jacques Louis David “L’incoronazione di Napoleone“, che avvenne il 2 dicembre 1804 nella Cattedrale di Nôtre Dame: un evento fermato in questa opera suggestiva e imponente, e che, grazie alle pagine del libro “Il destino di una regina“, di Allison Pataki, si anima. Il romanzo ripercorre la vita di Napoleone tramite gli occhi di Desiree Clary, la donna che lo amò prima di Giuseppina e che poi divenne regina di Svezia e Norvegia. Il momento raffigurato nel quadro viene raccontato con dovizia di particolari…
“Giuseppina avanzava lentamente e ogni passo era una lotta, perché le cognate non stavano tenendo il pesante strascico come avrebbero dovuto. In fondo alla cattedrale notai un uomo che disegnava freneticamente mentre ci osservava. Aveva i capelli scuri arruffati e lo sguardo famelico, per cogliere ogni dettaglio della magnifica cattedrale e lo sfarzo del nostro corteo. L’artista era Jacques Louis David, il pittore preferito di Napoleone. Mi chiedevo come facesse a catturare tutto: il pubblico, i colori, il clamore del coro e i mormorii di stupore che pulsavano attorno all’affollato luogo sacro. Napoleone si alzò, prese la grande corona tra le mani e, sotto lo sguardo del Papa, se la pose in capo. Poi si voltò verso Giuseppina e prendendo la corona di lei, si chinò e gliela porse tra i capelli castani. Le accarezzò la testa, e quando Giuseppina alzò il mento per incrociare il suo sguardo, vidi che stava piangendo. Jacques Louis David si trovava ancora davanti all’altare a disegnare il tutto. Mi chiedevo se avrebbe dipinto le sorelle con sorrisi benevoli o se avrebbe catturato i cipigli che vedevo sui loro volti al mio fianco”
Successivamente, Carlo X fece costruire una nuova galleria lungo Rivoli, parallela a quella costruita sotto la guida di Enrico IV. Furono creati i dipartimenti di antichità greche ed egiziane che presero il nome di Museo Carlo X.
Fu durante il Secondo Impero che il Louvre acquisì la silhouette che conosciamo oggi. Furono allestite nuove sale per il museo, ospitati uffici per i ministeri e furono installate le scuderie. I lavori si estesero alle Tuileries, che Napoleone III volle ristrutturare. Purtroppo, questo progetto non fu completato a causa degli eventi della Comune, durante i quali il Palazzo delle Tuileries fu incendiato. Anche l’ala nord del Louvre fu colpita e Il Grande Progetto di Enrico IV non avrebbe mai più rivisto la luce perché solo le zone bruciate del Louvre furono ricostruite, le Tuileries no.
Dal 1981 al 1999, fu realizzato il progetto del Grand Louvre. La ristrutturazione e la sua riqualificazione furono affidate all’architetto Ieoh Ming Pei che eseguì importanti lavori di ammodernamento, tra i quali la celebrepiramide di vetro, tanto famosa quanto criticata ma ormai inseparabile dal Museo del Louvre.
“Le piace la nostra piramide?” Langdon aggrottò la fronte… si trattava di una domanda a trabocchetto, i francesi amavano fare agli americani quel tipo di domande. Se avesse ammesso che la piramide gli piaceva, sarebbe stato giudicato un americano privo di gusto; se avesse detto che non gli piaceva avrebbe offeso i francesi. – “Si, la vostra piramide è magnifica”
IL CODICE DA VINCI – Dan Brown
IL MUSEO DEL LOUVRE: I CAPOLAVORI
Oggi Il Museo del Louvre è uno dei più grandi musei del mondo, il luogo ideale per vivere un vero incontro con capolavori che hanno attraversato i secoli e sono diventate parte della storia, al punto da sembrare eterni. Capolavori tra i più celebri, sia che si tratti di dipinti, sculture, opere architettoniche o arti decorative, sia che l’artista sia italiano, francese o persino un abile anonimo dell’antichità.
Oltre la Giocondadi Leonardo da Vinci, la VenerediMilo e la NikediSamotracia, possiamo citare:
Tra i dipinti: La Vergine delle Rocce (L. da Vinci); le Nozze di Cana (il Veronese), l’opera d’arte più grande del Louvre con i suoi 10 metri di lunghezza e 7 metri di altezza; il Ritratto di Baldassarre Castiglione (Raffaello).
Quest’ultimo, il “Ritratto di Baldassarre Castiglione è uno tra i maggiori capolavori di Raffaello esposti e se Il Louvre ci dà l’opportunità di ammirarlo da vicino, un romanzo storico superbo e raffinato ci fa entrare completamente nella vita di questo personaggio. È “Il racconto del cortigiano” di Edgarda Ferri, sulla vita di Baldassarre Castiglione, raccontato come un’autobiografia, attraverso eventi storici e richiami a quadri famosi. È un tuffo nella storia e nell’arte, nello stesso tempo è un romanzo d’avventura, tra gli intrighi delle maggiori corti del Cinquecento: gli Este di Mantova, gli Sforza e i Visconti di Milano e i tempi di papa Leone X a Roma, dove Castiglione conobbe Michelangelo e Raffaello. Ed è proprio a Raffaello e all’amicizia tra i due che dobbiamo questo capolavoro, insostituibile copertina del romanzo… l’incipit del libro accoglie il lettore così:
“Il mio nome è Baldesar Castiglione. E sono quello che sono: il cortigiano più famoso di quel periodo italiano impastato di bellezza e di sangue, entrato nella storia con l’altisonante nome di Rinascimento”
Baldassarre Castiglione
Una curiosità: nel 1911 il dipinto fu collocato temporaneamente nello spazio precedentemente occupato dalla Gioconda, che era stata rubata.
Tra le sculture: la Statua di Ain Ghazal, (una delle più antiche statue umane conosciute, risalente al 7.000 a.C.); lo Scriba seduto (Antico Egitto); lo Schiavo morente (Michelangelo); Amore e Psiche (Canova)
Anche la scultura ci può trasportare in pagine antiche e immortali: è il caso della “Favola di Amore e Psiche”, dalle “Metamorfosi” di Apuleio. Il momento che vediamo è l’abbraccio tra i due, quando la ragazza viene risvegliata da un bacio dopo il sonno causato dall’ampolla di Proserpina; la donna alza le braccia, in un gesto sospeso ed eterno, sfiorando con le dita delle mani i capelli del suo amato. Un momento di elevata bellezza, dove la scultura rappresenta sentimenti che possiamo anche leggere…
“Così per un’altissima finestra della stanza dove veniva tenuto prigioniero, Amore scivolò via. Si riposò le penne con un po’ di sosta. E poi via, volando molto più veloce, accorse accanto alla sua Psiche: e le deterse il sonno con cura, e lo nascose nella sua sede originaria, il vasetto. Poi con l’innocua punturina di una freccia di quelle sue, la svegliò” (libro VI, cap.21)
Altre collezioni: Il Codice di Hammurabi; la più piccola statuetta scolpita creata nell’antica Mesopotamia, alta poco più di un centimetro; La Grande Sfinge di Tanis, opera affascinante avvolta nel mistero.
IL MUSEO DEL LOUVRE: I FANTASMI
Il Louvre non è solo un museo ricco di opere d’arte, ma anche un luogo intriso di misteriose leggende che contribuiscono alla sua aura misteriosa e ad aggiungere racconti fantastici all’immaginario collettivo. La presunta presenza di fantasmi in un museo antico come il Louvre non fa che accentuare il fascino che questo luogo ispira in tutto il mondo. Il più famoso è il Fantasma Rosso apparso, sembra, anche a Caterina de’ Medici e a Napoleone. Questo fantasma sembra essere Jean l’Écorcheur, un macellaio trasformatosi in assassino al servizio di Caterina de’ Medici e giustiziato dopo essersi ribellato a lei. Da allora, si dice che il suo spirito vaghi per i Giardini delle Tuileries e le sale del museo, apparendo nei momenti difficili legati a periodi di sconvolgimenti politici.
Un’altra leggenda narra che, al calar della notte, un fantasma dall’aspetto orribile infesti le collezioni del dipartimento di Egittologia del Louvre. Il suo nome: Belfagor. Si dice che lo spirito di questo dio prenda forma in una delle mummie del museo. Il mito è così persistente che alcuni turisti chiedono di vedere la mummia in questione. Questa popolarità è dovuta alla serie televisiva lanciata in Francia nel 1965 dal regista Claude Barma, trasmessa in Italia nel 1966 con il titolo “Belfagor, il fantasma del Louvre”.
La serie televisiva è stata tratta dal romanzo omonimo scritto da Arthur Bernède e pubblicato a puntate, nel 1927, sul giornale Le Petit Parisien. L’incipit del libro, a distanza di un secolo, appare molto attuale…
“C’è un fantasma al Louvre!” era questa la strana voce che, il mattino del 17 maggio 1925, circolava nel nostro museo nazionale. Nella sala detta dei “David” davanti al celebre quadro L’Incoronazione di Napoleone, due guardiani discutevano animatamente.
“Ti dico che è un fantasma! L’ho visto come vedo lei!”
“Non ha bevuto un bicchierino di troppo?”
“Sa bene che non mi ubriaco mai”
“Allora ha avuto un’allucinazione, dopo il furto della Gioconda sono state prese numerose precauzioni, tanto che è impossibile penetrare di notte nel Louvre… e anche di nascondervisi prima della chiusura…”
Marzo 1784. Il settantenne Denis Diderot, convalescente nelle campagne di Sevres, è raggiunto da un trafelato cronista alle prime armi, risoluto a mettere a segno il colpo giornalistico della sua carriera: intervistare l’uomo che ha legato il suo nome all’Enciclopedia, grandioso catalogo delle conoscenze umane e impresa editoriale senza precedenti nell’Europa del XVIII secolo.
Sono pagine anche crude talvolta, quelle scritte da Sabrina Ceni in questo romanzo. Il valore del senso di appartenenza spicca sugli altri. Appartenenza non solo ad una fede religiosa, ma forse più ad una comunità in cui ci si riconosce.
Eccoci giunti al consueto appuntamento con le novità del mese in uscita in libreria! TSD ha selezionato per voi alcuni tra i più interessanti che arriveranno in libreria a maggio! E’ possibile che troviate qualche titolo già presentato con precedenti rassegne, ciò è dovuto alla riprogrammazione delle date di uscita di alcuni libri a causa […]