Con il suo nuovo romanzo Vlad, il Figlio del Drago (Mursia), Luca Arnaù ci conduce in una delle epoche più affascinanti e misteriose della storia europea: la Valacchia del XV secolo, terra di confine tra cristianità e Impero Ottomano, dove nasce e si consuma la leggenda di Vlad III, il principe che la storia ha trasformato in mostro e il mito in vampiro.
Dopo aver raccontato figure come Leonardo da Vinci e Gesù, l’autore torna a indagare “l’uomo dietro il mito”, scavando nella complessità di un personaggio sospeso tra eroe e carnefice, tra destino e libero arbitrio, tra fede, vendetta e sopravvivenza.
Frutto di un’attenta ricerca storica e di una potente immaginazione narrativa, il romanzo inaugura la trilogia Le cronache di Dracula, un affresco epico e umano che restituisce voce e spessore al vero Vlad l’Impalatore.
Nell’intervista che segue, l’autore racconta il lungo lavoro di documentazione, la passione per la storia e per la letteratura gotica, e il desiderio di restituire al pubblico la verità nascosta dietro la leggenda più famosa di sempre.

l’intervista
Nel tuo nuovo romanzo ci porti nel cuore del XV secolo, tra la Valacchia e l’Impero Ottomano: cosa ti ha affascinato di più di questo periodo storico e ti ha spinto a raccontarlo?
Ormai sono anni che scrivo romanzi, questo è il mio quinto. Ma ho già finito il sesto e il settimo è a buon punto. Questo per dire che comincio a conoscermi come autore. E a rispondere alle domande che io stesso mi pongo… Perché scrivo? Qual è la molla che mi porta a scegliere un personaggio piuttosto che un altro: Leonardo da Vinci, Gesù e ora Vlad Dracula. La risposta adesso mi è chiara. Cerco l’uomo dietro il mito. Perché Leonardo è diventato un genio? Chi era veramente Gesù? E com’è possibile che Vlad, il figlio cadetto del voivoda Dracul, sia diventato così crudele, così cattivo da diventare il modello scelto da Bram Stoker per il vampiro, il nemico di Dio e dell’uomo, il simbolo del male? Cosa è successo nella sua vita? Cosa si è rotto per far diventare un giovane principe dei Carpazi, Vlad l’Impalatore? Uno che non si faceva scrupoli a far impalare migliaia di nemici catturati in battaglia e la sua stessa gente per scatenare il terrore nel campo avversario? Essendo io uno scrittore di romanzi storici, mi trovo così a immergermi in periodi poco noti. Lo era la Giudea ai tempi di Gesù, lo è ancora di più la Valacchia del XV secolo. Una terra di frontiera dura e selvaggia, in perenne equilibrio precario tra i regni cristiani dell’Ungheria e della Polonia e l’impero ottomano di Murad e Maometto II. Per sei mesi vivo immerso nel mondo che sto ricostruendo, leggo, studio, cerco. Questa volta ho scoperto una sorta di far west, dove tutto era lecito. Dove l’unica legge valida era quella della spada. Dove se venivi catturato non potevi aspettarti alcuna pietà. Poche fonti, pochi resoconti storici. Ho cercato di far luce su uno dei periodi più oscuri della storia, dove i tradimenti erano la normalità, la crudeltà un modo di sopravvivere.
Vlad è un personaggio complesso, sospeso tra vittima e carnefice: quali aspetti del suo carattere hai voluto mettere maggiormente in luce?
Almeno nelle intenzioni mie e di Mursia, Le cronache di Dracula saranno una trilogia. E questo mi piace perché mi regala un ampio respiro per raccontare le mie storie. In questo primo libro “Vlad il Figlio del Drago”, racconto un ragazzo che diventa uomo. Un giovane principe che viene consegnato agli ottomani come esir, come ostaggio di guerra, insieme al fratellino Radu. Racconto la sua vita a Edirne, la capitale della Sublime Porta, la sua crescita. Alla fine Radu sceglierà di diventare un nobile ottomano a tutti gli effetti, sarà l’amante del grande Maometto II, l’imperatore destinato a conquistare Costantinopoli, sceglierà la fede musulmana. Vlad, no. Crescerà ribellandosi al suo destino, accumulando rabbia e odio. Vedrà i suoi amici morire per mano del cellat, il boia di corte, tra atroci sofferenze. Sempre con un unico sogno nel cuore, fuggire per riconquistare il trono del Drago, quello che era di suo padre e su cui sedeva Basarab, il traditore, l’usurpatore. Un sogno che diventa realtà. Ma che lo costringe a perdere ogni cosa. Quella che immaginava come una via per il Paradiso, si rivela una lenta discesa all’inferno.
Nella storia si intrecciano politica, fede, intrighi e vendetta: quanto spazio hai dato alla dimensione storica documentata e quanto invece alla parte più romanzata?
I miei sono romanzi. Quindi gli episodi della storia sono spesso romanzati. La mia è una sorta di faction, dove i fatti storici diventano teatro per la mia fantasia. Ciò non toglie che mi diverta a giocare con personaggi storici: Vlad, ma anche Radu, Murad, Mamud, Amza Bei, Skanderberg principe di Cruja, Giovanni d’Ungheria, lo stesso Basarab. La grande battaglia della piana dei Merli a Kosovo Polje è stata realmente combattuta, così come quella di Varna. Ho cercato di immergere i personaggi in una scenografia precisa. Sono andato alla ricerca della stessa etimologia delle parole, per usare i nomi, le località geografiche come venivano pronunciati dalle cronache italiane del tempo. Se ci sono riuscito lo diranno i miei lettori. La cosa più divertente è che andando a studiare la storia del periodo, con le rivalità tra la Casa dei Draculesti a cui apparteneva Vlad e quella dei loro acerrimi nemici Danesti, con tutte le alleanze, i Craiovesti e la casa del Lupo, i Ghica e la casa della Serpe e i Bibesti delle pianure, sono finito in una sorta di Trono di Spade. Molto medievale, pieno di battaglie, vendette, alleanze…

Nei tuoi libri i protagonisti affrontano sempre prove durissime: in questo caso, cosa ti interessava esplorare nel percorso di formazione di Vlad?
La rabbia. Che nasce prima dall’impotenza di fronte a nemici molto più forti di lui, poi dalla perdita di ogni cosa che gli è cara. Credo che Vlad alla fine di questo libro sia arrivato a un punto di rottura. Vede intorno a sé solo tradimento, bramosia, miseria. Come ho già detto volevo capire cosa poteva portare un uomo a diventare il simbolo del male. Una dualità interessante, quella storica. A conti fatti, se si dà credito a studi e siti online, il nostro principe di Valacchia avrebbe fatto impalare da 60.000 a 100.000 persone. Il che lo posizionerebbe molto in alto nell’ipotetica classifica dei cattivissimi della Storia. Ma per la gente di Romania, Dracula è invece un eroe romantico, il principe che è riuscito a resistere alla minaccia dei turchi, che ha salvato la sua terra. Chi è Vlad? Ho cercato di andare alle origini della leggenda, alla fonte del mito.
La ricostruzione storica è sempre molto curata nei tuoi romanzi: quali fonti o suggestioni ti hanno guidato per restituire l’atmosfera di quell’epoca?
Ho scoperto come al solito cose incredibili durante la mia ricerca. Come racconto nelle note di fine libro, Vlad è stato anche il primo esempio di disinformazione su larga scala. Basti pensare che Dracula muore intorno al 1480. E già mentre era ancora in vita comincia a girare un manoscritto (che io ho letto nella versione russa del 1490 copiata dal monaco Efrosin di Kirillov) intitolato Skazanie o Drakulě voevodě (Racconto del voivoda Dracula), che dichiara di aver conosciuto i fatti da Vlad stesso, quando era prigioniero del re ungherese Mattia Corvino, e lo accusa di ogni empietà e crudeltà, racconta del famoso “bosco degli impalati” dove lui amava pranzare circondato dalle sue vittime in agonia. Ebbene, studi successivi hanno ipotizzato che quel pamphlet fosse stato scritto per ordine dello stesso Corvino per rovinare l’immagine di eroe che Vlad si era guadagnato combattendo contro gli ottomani. Una sorta di gossip ante litteram, quindi.

Nei nostri articoli abbiamo notato che nei tuoi libri torna spesso il tema del destino contrapposto al libero arbitrio: nel caso di Vlad, qual era la tensione principale che volevi indagare?
Sono un grande fan del libero arbitrio. Ma faccio il giornalista da quarant’anni. E ho scritto di tutto, dalla cronaca nera, alla politica e al gossip. So che la narrazione di una vita di un uomo è fatta di molti fattori. Prendiamo ad esempio Leonardo. Se chiudiamo gli occhi ecco il vecchietto con i capelli lunghi e la barba, la schiena curva che dipinge la Gioconda, se chiedi di definirlo con una parola, la maggior parte di noi risponde “un genio”. Ok, a me interessa cercare di capire chi era davvero, quali erano i suoi sogni e le sue paure, la sua forza e la sua debolezza. Cosa gli piaceva mangiare? Com’era con gli amici? Mi piace immaginarlo in situazioni estreme di tensione… Mi viene in mente una frase da Yeshua il Prescelto dove racconta la vita di Gesù. A parlare è Daniel, che è il suo migliore amico e che ne racconta la storia: “Ancora oggi non so se Yeshua fosse o meno il messia, come sostengono in molti. O addirittura il figlio di Dio come dicono i suoi seguaci. Personalmente ho sempre saputo che fosse solo il figliolo di Yosef il falegname, ma forse la mia mente è troppo limitata per riuscire a leggere nella maniera corretta i fatti incredibili che mi accingo a raccontare”. Bene, io mi posiziono sempre alla stessa maniera rispetto ai miei personaggi: chi è l’uomo dietro la leggenda?
Quali reazioni o emozioni ti aspetti che questo romanzo susciti nei tuoi futuri lettori?
Curiosità, soprattutto. Perché tutti conoscono Dracula il Vampiro, ma pochi sanno chi è Vlad, il Figlio del Drago. È un altro di quei personaggi di cui tutti pensano di sapere tutto, ma di cui si sa in realtà poco o niente. Bene, tanti lettori hanno amato alla follia, me compreso, Dracula di Bram Stoker. Ora possono scoprire chi era il Dracula storico: Vlad, il Figlio del Drago.
Quando inizi a scrivere un nuovo romanzo, cosa ti ispira di più: un personaggio, un evento storico o un’idea che vuoi esplorare?
Basta un attimo. A volte una parola. O una frase letta. E scatta la voglia di scrivere una storia. Per Dracula è stato un mix di tutto questo. A partire dal grande amore che ho per il libro di Stoker, per le storie di vampiri e per la letteratura gotica in generale. I miei miti letterari sono ancora quelli del passato: Salgari, Verne. Dumas, Poe… In realtà ho sempre desiderato scrivere questo libro. Soprattutto da quando un editore con cui ho lavorato mi ha detto: “Dracula? No, porta sfiga e non vende una copia ”. Bene, io credo al contrario che moltissimi di noi amino questa storia e il suo protagonista. E siano curiosi di sapere chi era Vlad dietro il sipario del mito. Il mio è un gesto d’amore verso una passione che mi accompagna fin da quando ho cominciato a leggere. Ho voluto dedicare questo libro a Matteo “Drakul” Strukul, che oltre ad essere un grande scrittore di romanzi storici è anche un appassionato del personaggio e del genere. Io credo che ci sia una moltitudine di curiosi che vogliono sapere chi era il vero Vlad.

C’è un messaggio o un tema ricorrente che speri i lettori possano cogliere in tutti i tuoi libri, incluso questo ultimo romanzo?
Penso che chi legge sia un sognatore, un viaggiatore dei mondi della fantasia. Io non ho messaggi da dare, io sono un cantastorie, se fossi vissuto nel medioevo avrei girato da un paese all’altro per raccontare “le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese” come diceva l’Ariosto. Non ho pretese d’insegnare, d’ispirare, di condurre… creo un universo e vi invito ad entrarci dentro. Spero che alla fine, qualcosa di mio resti. Che chi ha letto il libro dica… “mi è piaciuto”. E che magari colga l’occasione delle mie tante date in giro per l’Italia per venire a fare quattro chiacchiere con me. Tanto la verità è solo una, se ho scritto un buon libro, lo deciderete voi che lo leggete. E se vi ho fatto passare qualche ora piacevole, la mia missione è compiuta.


