Curiosità Viaggio nella storia

Perché il punto di domanda ha questa forma?

Sconfinato protagonista delle nostre domande, il punto interrogativo non si limita a guidare le nostre conversazioni, a stimolare riflessioni o a sollecitare risposte, può diventare un vero e proprio strumento retorico: può dare un tocco ironico alle nostre riflessioni e può avere molta influenza nell’orientare pensieri e reazioni.

Diversamente dagli altri segni di punteggiatura, che derivano dalla letteratura classica e che ci sono stati tramandati quasi invariati, il punto interrogativo come lo conosciamo oggi è entrato nell’uso comune in un’epoca relativamente più recente.

Ci sono varie teorie su come si sia sviluppato.

Gli antichi Greci quando volevano far capire che una certa frase scritta era una domanda usavano il punto e virgola . Qualche studioso interpretò questo simbolo come un punto di domanda al contrario.

Per un’altra teoria, la più accreditata, sarebbe stato sviluppato  dal teologo Alcuino di York, vissuto alla corte di Carlo Magno nell’VIII secolo d.C., per facilitare la lettura e l’interpretazione dei testi, rendendo più chiara la distinzione tra proposizioni affermative e interrogative. Da qui, poi, si diffuse  nell’intero Sacro Romano Impero, nel progetto di uniformità della scrittura, della grammatica e della cultura, perseguito dall’imperatore.

Si affermò in via definitiva intorno al X secolo.

Il segno come noi lo conosciamo pare sia una forma sempre più stilizzata della parola latina quaestiodomanda. I monaci amanuensi  cominciarono ad abbreviarla in “q.o.”,  ma per non confonderlo con altri acronimisi preferì scrivere una q più in alto, con una o subito al di sotto. Nel corso del tempo la “q” si trasformò in un ricciolo con la gobba a destra e una coda e la “o” in un punto, dando origine al punto interrogativo moderno.

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