Articolo a cura di Matilde Titone
Secondo giorno
Per chi ieri non c’era, ricordiamo che siamo in tour tra le tredici “nuove” ma antiche basiliche romane aperte da Papa Francesco per il Giubileo del 2025. Questo il link all’articolo della prima parte per chi se lo fosse perso.
Nella prima giornata abbiamo visitato San Martino ai Monti, Sant’Andrea delle Fratte, San Salvatore in Lauro, Santa Maria del Suffragio e San Giovanni Battista dei Fiorentini, nei rioni Monti, Colonna e Ponte.

Dal Rione V (Ponte) al Rione VII il passo è breve.
Oggi ci troviamo nel Rione Regola, il cui nome deriva da renula, la sabbia finissima che il Tevere depositava durante le piene. È un quartiere vivace, ricco di storia e di luoghi evocativi. Possiamo iniziare dal Lungotevere, passando davanti a Palazzo Cenci, legato alla famiglia romana tristemente famosa per la drammatica vicenda di Beatrice Cenci.

Attraversiamo quindi Campo de’ Fiori, dove ogni giorno si svolge un coloratissimo mercato popolare: tra le bancarelle spicca la statua di Giordano Bruno, che proprio qui fu arso vivo nel 1600. Da lì raggiungiamo Palazzo Farnese, oggi sede dell’Ambasciata di Francia, e Palazzo e Galleria Spada, celebre per la sorprendente finta prospettiva realizzata dal Borromini.
Proseguendo, arriviamo a Via Giulia, una delle vie più importanti della Roma rinascimentale, voluta da Papa Giulio II.
Nel Medioevo il rione era abitato da mugnai, macellai e conciatori, che necessitavano della vicinanza del Tevere per il proprio lavoro. Pare, si narra, si vocifera che proprio qui sia nato uno dei piatti simbolo della cucina romana: la coda alla vaccinara.
Piccole curiosità: nel Rione Regola nacquero Cola di Rienzo, tribuno di Roma del Trecento, e Benedetto Cairoli, eroe risorgimentale che abitò al civico 113 della piazza a lui oggi dedicata. Nella Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, sull’omonima piazza, operò “Pippo bono”, ovvero San Filippo Neri, e nell’attiguo Ospizio dei Convalescenti e Pellegrini morì Goffredo Mameli.
Essendo in zona, è impossibile non fare un giro nel Ghetto, uno dei quartieri più affascinanti di Roma.
Le basiliche giubilari del Rione Regola

San Paolo alla Regola fu edificata intorno alla prima abitazione romana del Santo, martirizzato da Nerone nel 64 d.C. L’edificazione ufficiale del luogo di culto risale al 1186, ma la chiesa fu completamente ricostruita alla fine del XVII secolo. All’interno spiccano le Storie della vita di San Paolo di Luigi Garzi e opere del Calandrucci.

Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, iniziata su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane nel 1518 e completata tra il 1673 e il 1675, fu la chiesa degli Aragonesi e dei Catalani, oggi chiesa nazionale degli Spagnoli. Custodisce numerose opere d’arte, e nel collegio annesso si trova un monumento funebre scolpito dal Bernini.

Spirito Santo dei Napoletani: nel Novecento fu chiesa nazionale del Regno delle Due Sicilie. Alle origini, nota come Santa Aura in Strada Iulia, ospitava un monastero di monache. Nel 1572, ridotta in pessimo stato, fu affidata alla Confraternita dello Spirito Santo dei Napoletani, che fece demolire l’antica struttura per costruirne una nuova su progetto di Domenico Fontana.

Santa Caterina da Siena, in via Giulia, è legata all’Arciconfraternita dei Senesi, cui ancora oggi appartiene. Costruita nel 1526 su disegno di Baldassarre Peruzzi, fu poi demolita e ricostruita nel 1766 da Paolo Posi. Nel presbiterio si trova il dipinto Lo sposalizio mistico di Santa Caterina (1768) di Gaetano Lapis. Nei sotterranei si trova l’antico cimitero dell’Arciconfraternita, mentre attraversando un cortile si raggiunge l’oratorio, preceduto da una statua della Santa.
Dal Rione Regola al Rione Parione
Confinante al Regola, si trova il Rione Parione, il VI rione di Roma. Il nome deriva dalla presenza di un grande muro antico, probabilmente appartenente allo Stadio di Domiziano, chiamato Parietone e poi Parione. Qui sopravvivono ancora vie dai nomi legati agli antichi mestieri: via dei Balestrari, via dei Chiavari, largo del Pallaro, via dei Giubbonari, via dei Cappellari.

Il cuore del rione è Piazza Navona, raggiungibile da viuzze strette che improvvisamente si aprono su una delle piazze più belle di Roma. Tre splendide fontane la adornano: la più famosa è la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, di fronte alla Chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini.
A pochi passi si trova il Chiostro del Bramante, gioiello rinascimentale commissionato nel 1500 dal cardinale Oliviero Carafa, con uno splendido cortile a pianta quadrata e doppio ordine di colonne.

Ma la vera protagonista del rione è la prima statua parlante di Roma, il celebre Pasquino.
È un mezzobusto danneggiato, ritrovato intorno al 1500 durante lavori stradali, forse raffigurante un eroe greco. Tra il XVI e il XIX secolo divenne famoso come “statua parlante”: il popolo romano vi affiggeva versi satirici per esprimere il proprio malcontento verso i politici dell’epoca. Da qui nacque il termine pasquinata.
Celebre quella contro la famiglia Barberini: “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini” (“Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”), riferita a Urbano VIII che fece fondere il bronzo del Pantheon per costruire il baldacchino di San Pietro.
Famosissima anche la pasquinata contro Napoleone Bonaparte, in dialogo con la statua di Marforio:
– Marforio: “È vero che i francesi sono tutti ladri?”
– Pasquino: “Tutti no, ma BonaParte!”
La basilica giubilare del Rione Parione

La Chiesa Nuova, o Santa Maria in Vallicella, è strettamente legata a San Filippo Neri, che nel 1551 fondò la Congregazione dell’Oratorio. Fu ricostruita nel 1575 alla presenza del cardinale Alessandro de’ Medici, futuro Papa Leone XI.
Vi si conserva un’immagine miracolosa della Madonna della Vallicella (XIV secolo), un affresco che, secondo la tradizione, dopo essere stato colpito da un sasso iniziò a sanguinare. Nel 1535, durante la demolizione della vecchia chiesa medievale, la Madonna avrebbe compiuto un secondo miracolo, sostenendo una parte del tetto che rischiava di crollare sui fedeli.
Nel 1574 l’immagine fu collocata sull’altare maggiore della nuova chiesa, che conserva capolavori di Pieter Paul Rubens (1606-1608) e un magnifico rivestimento in marmi preziosi nella cappella di San Filippo Neri (1600-1602). E pensare che il santo desiderava una chiesa semplice, poco ornata e tutta bianca!
Anche oggi concludiamo il nostro tour con una buona cena nei dintorni di Piazza Navona o in Campo de’ Fiori, gustando piatti della tradizione romana – una carbonara o un’amatriciana – oppure nel Ghetto, con i deliziosi carciofi alla giudia e la cucina kosher.
A presto con la terza puntata e le ultime chiese del nostro percorso giubilare!



