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Il salottino TSD: l’intervista a Mariangela Galatea Vaglio

Brillante divulgatrice e appassionata narratrice del mondo antico, Mariangela Galatea Vaglio è una voce che riesce a rendere la storia viva, accessibile e sorprendentemente attuale. Con i suoi libri e i suoi interventi ci accompagna tra miti, leggende e figure storiche, mostrando come il passato possa parlare al presente con forza e chiarezza.

Il suo ultimo lavoro, Il Fondatore, ci porta alle origini di Roma, tra mito e realtà, seguendo la vicenda di Romolo e la nascita della Città Eterna. Un racconto che unisce rigore storico e gusto narrativo, illuminando una delle storie fondative più celebri e affascinanti di sempre.

Abbiamo avuto il piacere di rivolgerle alcune domande sul suo approccio alla divulgazione, sul significato del mito e sull’attualità che, ancora oggi, possiamo ritrovare in quelle vicende così lontane nel tempo.

l’intervista

Nei tuoi libri riesci a unire rigore storico e narrazione brillante. Come sei arrivata a scegliere questo stile divulgativo così coinvolgente?

In realtà semplicemente seguo il mio istinto: scrivo libri con il ritmo che mi piacerebbe se dovessi leggerli. Ho sempre amato i romanzi storici accurati e i libri di avventura con un ritmo incalzante, quindi cerco di mettere insieme le due cose.

Il tuo ultimo libro, Il Fondatore, racconta la storia di Romolo e il mito della nascita di Roma. Cosa ti ha affascinata di questo mito e perché hai deciso di ripercorrerlo?

In realtà è stata una specifica richiesta della casa editrice che voleva una collana sui “fondatori” di varie civiltà, e quindi mi hanno chiesto se volevo occuparmi di Romolo. Che comunque era una figura interessante perché spesso è stato raccontato poco persino dalle fonti antiche. L’ho presa come una sfida.

Nel raccontare Romolo, come hai bilanciato la leggenda e la storia, considerando che il mito si intreccia con eventi storici ancora dibattuti?

Sì, la storia della fondazione di Roma non è ancora chiarissima dal punto di vista storico e archeologico. Ci sono diverse ipotesi su quali siano stati i siti dei primi insediamenti, se Romolo sia una figura storica e se la città sia nata per via di un sinecismo di comunità preesistenti, e anche il suo rapporto originale con Alba Longa. Quindi ho cercato di leggere la bibliografia e trovare una quadra fra le varie ipotesi archeologiche e storiche.

Quali aspetti del carattere di Romolo o delle vicende della fondazione di Roma ti hanno colpita di più e hai voluto far emergere nel libro?

Probabilmente il fatto che non si sottolinea mai che fosse estremamente giovane. Romolo e Remo erano due ragazzini. Oggi non gli offrirebbero nemmeno uno stage in azienda a sedici anni, loro hanno fondato Roma.

Il Fondatore mostra anche le dinamiche tra fratelli, il potere e le sfide della leadership. Quanto è stato importante per te far emergere questi temi universali attraverso un mito antico?

Il rapporto conflittuale all’interno dei fratelli nelle famiglie penso che sia un grande classico e letterariamente funziona sempre. Sono amici ma anche rivali fin dalla culla. Romolo e Remo incarnano due modi di intendere la civiltà a forse la vita: Romolo più organizzato e razionale, Remo più istintivo.

Come hai trattato le figure femminili che compaiono nel mito nel contesto della storia di Romolo?

Le figure femminili nella leggenda sono poche ma molto forti: da Rea Silvia, che è una giovane donna sopraffatta dagli eventi che non perde però mai la fede negli dei a Acca, una sorta di profetessa, a Ersilia, la moglie di Romolo che ha un grande istinto politico e salva Roma dalla sua prima crisi. La civiltà romana ha sempre prodotto donne molto “forti” fin dalle sue origini, anche se spesso fino ad oggi queste figure sono state poco raccontate.

Raccontare miti antichi può aiutare a riflettere su questioni contemporanee: quali parallelismi tra la fondazione di Roma e la società moderna pensi possano colpire i lettori?

Roma è una storia di integrazione e di accettazione degli stranieri, per esempio. Romolo fonda l’asylum per permettere a tutti gli abitanti delle altre città di venire a Roma e divenire cittadini, persino se avevano carichi pendenti o erano considerati dei delinquenti. I due gemelli stessi erano considerati dei briganti. Eppure proprio da questo concedere a tutti una nuova possibilità è nata una città che ha governato il mondo…

Il mito di Romolo è noto in tutto il mondo. Qual è stata la sfida più grande nel rendere questa storia fresca e coinvolgente per il pubblico contemporaneo?

Non farsi sopraffare dal mito. Quando si trattano personaggi così noti è un attimo a renderli insopportabili perché non si riesce a descriverli come umani.

Oltre alla leggenda di Romolo, ci sono elementi storici o archeologici che hai voluto integrare nel libro per dare maggiore profondità al racconto?

C’è il vaso di Eulis, un reperto archeologico veramente esistente che è il primo caso di scrittura alfabetica nel Lazio. Poi l’armatura di Amulio è un reperto veramente esistente. La ricostruzione degli insediamenti e delle armi usate è stata fatta basandosi sui reperti storici e anche la geografia delle vie di collegamento. Serviva appunto a rendere più realistica la storia. In linea generale tutti gli elementi citati nel libro (oggetti, villaggi, utensili) sono realmente esistenti.

Qual è il messaggio che speri i lettori portino con sé dopo aver letto Il Fondatore?

Che le grandi civiltà nascono dal fatto che ci si mischia e si accettano gli altri. I romani non erano come molti credono dei conquistatori che spazzavano via tutto, ma erano apertissimi a imparare dagli altri e a integrare le popolazioni nel loro Stato.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi progetti editoriali o divulgativi?

Sto gia lavorando al nuovo libro che sarà stavolta una biografia come quella di Cesare, e di un grandisismo personaggio del mondo antico. Ma di più non posso dire…

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