Articolo a cura di Laura Pitzalis
Dagli albori delle civiltà, l’uomo ha alzato lo sguardo al cielo, non solo per ammirare l’infinito, ma per cercare risposte. Per gli antichi gli uccelli non erano semplici creature alate, ma veri e propri messaggeri, in grado di decifrare il volere degli dèi. Questa convinzione profonda diede vita a una delle forme di divinazione più diffuse e influenti: l’ornitomanzia, la lettura del comportamento degli uccelli, grazie alla quale si pronosticavano presagi, positivi o negativi, plasmando per millenni culture, dettando politiche e influenzando destini individuali o collettivi.
Ma gli uccelli non furono solo oracoli piumati: trasformati dalla fervida immaginazione dell’uomo, divennero simboli viventi, potenti divinità e guide spirituali.

aquila
Gli uccelli rapaci hanno da sempre avuto un ruolo di prim’ordine in ogni cultura come simbolo di potere. Uno dei simboli più potenti e universalmente riconosciuti è quello dell’aquila, l’uccello iniziatico per eccellenza, il mezzo attraverso il quale l’uomo si eleva a divinità. Con la sua maestosa presenza e il suo sguardo acuto, l’aquila rappresenta forza, coraggio e potere in molte culture. Spesso associata al sole e alle divinità celesti, questo predatore regale simboleggia la capacità di affrontare le sfide con determinazione e fermezza, rappresentando il potere, la sovranità e la divinità, soprattutto a Roma dove era l’emblema di Giove e delle legioni. I soldati romani veneravano l’aquila, e la sua perdita in battaglia era considerata una grave sventura che poteva portare allo scioglimento dell’unità, che la considerava l’anima della legione.
Profondamente radicata nelle tradizioni dei nativi americani è considerata un animale sacro, perché si ritiene in connessione con il mondo degli spiriti, il messaggero tra gli esseri umani e il divino.
L’ aquila calva, in particolare, è riconosciuta come l’uccello nazionale ed emblema degli Stati Uniti. È presente sul sigillo e sulle monete del paese, a simboleggiare i valori di libertà, democrazia e resilienza della nazione.

falco
Nel pantheon delle divinità animali egizie, il falco incarnava Horus, figlio di Iside e Osiride, e veniva associato alla regalità e al cielo. I faraoni si identificavano come l’Horus vivente e le corone e insegne reali incorporavano immagini del falco, mentre le mummie di falco ricevevano elaborati trattamenti di sepoltura.
Nel Medioevo la Falconeria, ossia la caccia con falchi addestrati, non era un semplice passatempo, ma l’espressione manifesta del potere regale. A partire dall’anno mille, nel momento in cui la Falconeria si diffuse in tutto l’Occidente, solo i nobili possedevano un falco, perché rappresentanti dell’elemento divino. Una delle prime testimonianze proviene dall’arazzo di Bayeux, che racconta la conquista normanna dell’Inghilterra, dove i più nobili tra i guerrieri a cavallo sono individuabili grazie al falco sul pugno. Esiste infatti una stretta associazione simbolica tra gli uccelli rapaci e la gerarchia sociale: all’imperatore era destinata l’aquila, al Re il girfalco, al principe il falco pellegrino, al cavaliere il falco Sacro, al nobile di campagna l’ Astore.

civetta
Nell’ Antica Grecia, fin dalle sue prime raffigurazioni Atena è dipinta con una civetta posata sulla testa: più volte Omero definisce la Dea Greca della sapienza, della saggezza e della strategia militare come “Dea dal volto di civetta”. La stretta associazione con il rapace notturno sottende probabilmente alla capacità di muoversi senza farsi sentire, alla saggia pianificazione strategica. Va ricordato che Atena è infatti protettrice di Ulisse, eroe e stratega per eccellenza.

corvi e cornacchie
I corvi e le cornacchie si sono guadagnati lo status divino nelle culture dell’emisfero settentrionale per la loro straordinaria intelligenza e la loro consapevolezza apparentemente soprannaturale.
Nelle tradizioni indigene del Pacifico nord-occidentale, il corvo appare come una divinità creatrice e ingannatrice che ha portato la luce al mondo.
Allo stesso modo, la mitologia norrena presentava i corvi di Odino, Huginn e Muninn, (“pensiero” e “memoria“), che volavano per il mondo raccogliendo informazioni per il Padre di Tutti. I Vichinghi portavano stendardi raffiguranti i corvi in battaglia, credendo che questi uccelli rappresentassero la presenza vigile di Odino.
Tuttavia, l’osservazione dei corvi che seguivano le battute di caccia e apparivano sui campi di battaglia, apparentemente anticipando la morte, ha portato alla loro associazione con la morte e la sfortuna. Per questo in molte culture il corvo è visto come un presagio di sventura, una creatura che porta disgrazia e predice una tragedia imminente. La sua apparizione nella letteratura e nell’arte spesso serve a creare un’atmosfera di oscurità e mistero.

Un notevole esempio del significato simbolico del corvo si trova nella famosa poesia di Edgar Allan Poe, “Il corvo”. Qui, il corvo si appollaia su un busto di Pallade, la dea della saggezza, e pronuncia ripetutamente la parola “mai più”, aumentando il senso di disperazione e inevitabilità, poiché il narratore è perseguitato dalla presenza del corvo e dal ricordo del suo amore perduto.
gufo
Il gufo con i suoi occhi spalancati e il volo silenzioso, è uno degli animali simbolici più affascinanti, rappresentante saggezza, conoscenza e intuito. Associato alla luna e alla magia, il gufo è visto come un messaggero del mondo spirituale portando con sé un’aura di mistero. Sono associati alla chiaroveggenza e all’intuizione poiché si ritiene che possieda i segreti della notte, rappresentando la capacità di vedere oltre la superficie e scoprire verità nascoste.
Nella letteratura e nell’arte, il gufo appare spesso come un personaggio saggio e sapiente. Nella serie “Harry Potter” della Rowling, il personaggio della professoressa Minerva McGonagall è spesso raffigurato nella sua forma di animagus come un gufo. Questa rappresentazione enfatizza la sua saggezza e intelligenza, poiché funge da mentore e guida per i giovani maghi e streghe della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

bestiari
Dall’inventiva e fantasia umana prese forma, nelle culture antiche, una schiera di animali fantastici che avevano, e hanno tuttora, lunga vita nell’immaginario collettivo, come l’ippogrifo, metà cavallo e metà grifone, o la sfinge, metà fiera, metà donna. Nel medioevo questi animali dalle caratteristiche strane venivano descritti, insieme a quelli reali, in opere, spesso miniate, che presero il nome di Bestiari, molto famosi nel XII e XIII secolo, soprattutto in Francia e in Inghilterra, e che ancora oggi suscitano grande curiosità e interesse da parte degli editori.
Non si trattava di semplici cataloghi di animali ma di depositi di conoscenza, dove creature sospese tra il reale e il mitologico erano illustrate e descritte con dovizia di dettagli.
Contrariamente a quanto si possa pensare e nonostante l’epoca in cui la conoscenza scientifica era limitata, l’uomo medioevale sapeva osservare molto bene la fauna e sarebbe stato in grado di riprodurla con precisione. Ma a loro non interessava la raffigurazione di tipo naturalistico perché, considerando l’animale un essere impuro e inferiore, era lo strumento ideale per spiegare concetti e per prestarsi a metafore di ogni tipo. Il loro scopo, quindi, era descrivere le proprietà di un certo numero di animali con rappresentazioni allegoriche per trarne insegnamenti morali o religiosi, riflettendo il profondo intreccio del cristianesimo con ogni aspetto della vita quotidiana.
Gli animali sono distinguibili tra loro non tanto per l’aspetto ma per quella particolare posa oppure oggetto che permetteva all’osservatore di distinguerli a colpo d’occhio. Così, il lettore medievale distingue il gatto dal leopardo non per il colore del manto o la dimensione, ma per la vicinanza di un ratto o un topolino. E il topo si distingue solamente dal pezzo di formaggio che ha tra le zampe.
Nei Bestiari gli animali sono suddivisi in alcune categorie scientifiche, che però spesso non corrispondono alle nostre e i redattori seguono una classifica di preferenze: ci sono delle vere e proprie “star” che hanno un posto di assoluto rilievo e a cui vengono dedicate intere sezioni o trattati, come il leone esaltato lungamente per la potenza e il ruggito. Caldeggiato dalla Chiesa come simbolo positivo, forte e coraggioso era spesso associato a Cristo rappresentando la sua vittoria sulla morte, ha spodestato quello che prima era il vero “re” degli animali l’orso, che, provenendo da una tradizione orale e pagana, diviene l’emblema della lussuria e viene paragonato al diavolo.
Nonostante questo, l’orso, talvolta, viene riscattato grazie ad alcuni santi che riescono a “convertirlo” come nelle storie di Sant’Eligio e San Colombano.
Il cervo, unitamente al leone, viene accostato dalla maggior parte dei bestiari a Cristo, per cui è descritto come un animale puro e virtuoso, simbolo di rapidità, longevità e resurrezione.
Come accennato prima, nei Bestiari insieme agli animali reali vengono rappresentati anche quelli fantastici, creature bizzarre, miti e benevoli o feroci e crudeli come il drago, inserito ora nella categoria dei serpenti, ora in quella dei vermi. È l’animale che spaventa di più in assoluto, non solo per il suo aspetto, che coniuga in sé diverse tradizioni antiche, ma perché è trasversale ai quattro elementi: sputa fuoco, vola nei cieli, cammina sulla terra e respira. Rappresentazione del male e del caos, il drago era spesso sconfitto da santi e cavalieri, simboleggiando la vittoria del bene sul male.
(Tutt’altro simbolo ha invece nella cultura cinese, dove occupa un posto speciale come rappresentazione del potere e della buona fortuna: visto come un essere benevolo e saggio, associato agli elementi della terra e dell’acqua, il drago è anche un simbolo del potere imperiale, rappresenta l’imperatore e l’autorità della dinastia regnante).
Rappresentazione positiva, invece, aveva l’unicorno, creatura a forma di cavallo con un singolo corno sulla fronte, simbolo di purezza e castità. Raffigurato come una creatura maestosa, spesso è in compagnia di una fanciulla, che rappresenta l’ideale di purezza e innocenza. Il suo corno, ritenuto dotato di proprietà curative, simboleggia il potere della purezza per superare il male e provocare la trasformazione.

Positiva anche per il grifone con il corpo da leone e la testa d’aquila che simboleggiava la dualità della natura di Cristo, divina, (l’aquila signora dei cieli), e umana, (il leone, re degli animali). Questa dualità rende il grifone un guardiano del sacro, spesso raffigurato all’esterno degli edifici religiosi per proteggere i fedeli dal male.
Come abbiamo visto, una caratteristica dei Bestiari era l’espressione artistica tanto importante quanto il testo. I manoscritti riccamente miniati presentavano vivide e ovviamente fantastiche riproduzioni degli animali. Nemmeno le illustrazioni di quelli esistenti erano strettamente fedeli al soggetto, rappresentati in modo così bizzarro e colorato che stentiamo a riconoscere. La pantera, per esempio. Animale considerato “cristologico” per l’etimologia del nome pantera, dove la radice “pan”, in greco “tutto”, indicava il carattere universale e unificante di Cristo, non ha la pelliccia nera ma composta da diversi colori distribuiti in modo maculato, striato, a cerchiolini, alcuni dicono sette per via del significato numerologico identificato con la perfezione e la totalità tipicamente divina.
Inoltre, lo stile di queste illustrazioni rifletteva la regione e il periodo di creazione del manoscritto, offrendo uno spaccato sulle tendenze artistiche e le tecniche del tempo.
I bestiari ebbero dunque un impatto trasversale sulla cultura e la società medievali. Influenzarono la letteratura e l’arte, ma anche la visione e l’interpretazione della natura e il posto dell’uomo in essa.


