Autori Classici Viaggio nella storia

I grandi classici della letteratura: Lev Nikolaevč Tolstoj

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

Lev Nikolaevč Tolstoj fu un protagonista del pensiero pacifista e anarchico cristiano russo. Questo suo giudizio si manifestò soprattutto attraverso le sue opere letterarie, in particolare nei romanzi Anna Karenina e Guerra e Pace, dove emergono il suo pensiero morale e la dottrina della ‘non violenza attiva’.

“Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.”

Con questo incipit, dove si coglie il vero, profondo senso della famiglia, Tolstoj dà inizio al romanzo Anna Karenina. Da questo personaggio emerge la sua idea del femminile e del ruolo della donna nella società.

Perché leggerlo oggi?

Tolstoj è considerato uno dei più grandi scrittori russi e uno dei padri fondatori della letteratura russa, particolarmente nel campo del romanzo, come ad esempio per noi Manzoni in Italia. Promosse l’introspezione dei personaggi e profonde riflessioni morali, fuse in una filosofia di non violenza attiva che ispirò figure come Mahatma Gandhi e Martin Luther King.
La sua figura si inserisce, come viene ricordato nelle biografie, nel periodo di massimo sviluppo della letteratura russa, che aveva avuto una grande tradizione popolare risalente al Medioevo, affermandosi come letteratura nazionale soltanto nell’Ottocento. Nel periodo del Romanticismo spicca in particolare la figura di Puskin, poeta, romanziere e autore di teatro; ma per la grande fioritura del romanzo russo bisognerà aspettare Lev Tolstoj che, insieme con Fedor Dostoevskij, è considerato il padre del romanzo russo. I due scrittori assumono un ruolo importante anche nel panorama internazionale: esprimono, in realtà, le due anime contrapposte della Russia. Da una parte, Tolstoj è l’intellettuale incorrotto, che rappresenta la morale più esclusiva; dall’altra Dostoevskij, che analizza il lato abietto della vita e dell’anima dell’uomo.

Di origini nobiliari, ma attratto dal popolo

Lev Tolstoj nacque nei dintorni della città di Tule, poco a sud di Mosca, il 28 agosto 1829.
La sua era una famiglia di aristocratici. Liev era ancora un bambino quando perse i genitori. Si occuparono di lui le zie materne. Nel 1844 intraprese gli studi in legge e lingue orientali all’Università di Kazan, studi che abbandonò definitivamente nel 1847. Per un breve periodo si dedicò alla carriera militare, partecipando a diverse spedizioni nel Caucaso e alla guerra di Crimea. Tra il 1855 e il 1856 parlerà di questa esperienza nei Racconti di Sebastopoli. In questa seconda parte del secolo iniziò a dedicarsi alla letteratura, collaborando con alcune riviste e pubblicando nel 1852 la sua prima opera, Infanzia, seguita da Adolescenza (1852-1854) e Gioventù (1857).

La sua lotta per la liberazione della gleba

Nel 1857 fondò una scuola per i figli dei contadini che lavoravano nella sua fattoria (mir, obščina: la comunità rurale del villaggio). Negli stessi anni fondò la rivista Yasnaia Poliana, nella quale espose i suoi ideali pedagogici. L’indipendenza della servitù della gleba lo vede tormentato tra l’esultanza per una via d’uscita che egli stesso aveva più volte chiesto e la convinzione che il decreto fosse stato proclamato più che per liberare, per bandire i contadini dalle terre: tale certezza fu avvalorata dal conflitto tra lui e i nobili della sua zona, a causa del suo impegno di arbitro nell’applicazione della legge.

Il quadro storico e culturale

Quello in cui Tolstoj visse fu uno dei periodi più travolgenti della storia della Russia: il Paese passò, nel corso di circa un secolo, da una situazione per molti aspetti medievale alla rivoluzione del 1905, premessa di quella del 1917. Tolstoj nacque sotto Nicola I, in un periodo di reazioni impetuose, dopo le prudenti e solo provvisorie aperture di Alessandro I. Nicola I concluse la propria funzione di “gendarme d’Europa” nel 1855, e a lui subentrò Alessandro II che, per risolvere una situazione interna pericolosa, diede il via a una serie di emendamenti: nel 1861 decretò la fine della servitù della gleba, che immise fra i cittadini liberi più di 52 milioni di contadini.


A questo emendamento era collegata una riforma agraria, che sulla carta avrebbe dovuto garantire i mezzi di sostentamento a quella enorme massa, ma i risultati furono assai deludenti. Il contadino libero aveva sì il diritto a metà della terra che coltivava, ma doveva pagarne il corrispettivo al proprietario (o allo Stato che anticipava il denaro necessario), il che risultava possibile soltanto in rari casi. Entrò in scena il mir, una sorta di comunità a cui lo Stato si rivolgeva per le tasse e il reclutamento militare e a cui delegava la guida morale del contadino. Così il progetto di una riconciliazione sociale all’origine di quelle riforme naufragò ben presto: i disordini e le insurrezioni contadine ripresero forza e oltrepassarono i confini nazionali. Tale situazione diede forza ai movimenti rivoluzionari, già combattivi, nonostante i controlli e la censura. Iniziò il movimento populista, a cui aderirono anche Dostoevskij e Tolstoj. Ma l’operosità degli intellettuali non convinse i contadini: così alla partecipazione popolare i rivoluzionari fecero subentrare la congiura e la lotta armata contro lo Stato.
Alla fine degli anni ’70 dell’Ottocento, questa fase fu costellata da atti terroristici, la maggior parte diretti contro la persona dello zar Alessandro II. Nel 1881 i rivoluzionari centrarono il bersaglio, ma il successore Alessandro III si dimostrò ancor più determinato dello zar defunto: non si contarono processi, deportazioni ed esecuzioni capitali. Nel 1894 salì sul trono Nicola II, ma niente cambiò. Fu in questo periodo che Tolstoj partecipò prendendo le difese delle comunità non ortodosse.

Se su questo scorcio del XIX secolo si addensarono avvenimenti che cambiarono il quadro politico e sociale del Paese, pregno di gravi conseguenze, in campo artistico, particolarmente in quello letterario, fu un secolo che accompagnò una stagione straordinaria: il rapporto con la cultura occidentale, la divulgazione delle opere dei romantici inglesi, francesi e tedeschi avevano già dato origine, nella prima metà del secolo, ai prodigi di Puškin e Lermontov. Nelle trame romantiche di questi autori si insinua fortissimo il bisogno di un aggancio alla nuova Russia, che esplose nelle opere di Nikolaj Gogol’ (Racconti di Pietroburgo, Le anime morte), che a volte andavano al di là dell’intenzione del loro stesso autore (è il caso de Il cappotto), a cui i componenti più apertamente evoluti della cultura russa faranno riferimento continuamente. Attraverso la letteratura si aveva la sensazione di essere capaci di scuotere tutta la società, combatterne le ingiustizie e stimolarne le riforme: c’era un forte desiderio di trasformarla in una viva realtà.

L’autore

“Così come il dolore è una sensazione necessaria alla conservazione del nostro corpo, la sofferenza è necessaria alla conservazione della nostra anima.”

Gli esordi dell’uomo Tolstoj non furono dei migliori: la morte precoce dei genitori; i fallimenti negli studi; un tentativo vano di prendere in mano l’amministrazione dei propri beni; l’esperienza gaudente da “giovanotto buono a nulla”; l’arruolamento nell’esercito zarista. I primi importanti successi di pubblico e di critica non alleviarono il malessere del giovane Liev né la sua ansia di raggiungere quei valori nei quali credeva fermamente.

Questione spirituale e sociale

Lev Tolstoj sviluppò un interesse sempre maggiore per le questioni religiose e sociali: dissentendo dalla Chiesa Ortodossa abbracciò un cristianesimo semplificato, basato sul Vangelo. Si avvicinò ai contadini, cercando un tenore di vita semplice e più vicino alla natura. La sua ricerca spirituale lo portò a rinunciare ai diritti d’autore delle sue opere e a desiderare una vita lontana dalle comodità borghesi.
Ebbe tredici figli con la moglie Sofia, alcuni dei quali morirono prematuramente. Il loro rapporto fu caratterizzato da momenti di intensa passione, ma anche da discordie e incomprensioni, particolarmente riguardo alle idee di Tolstoj sulla rinuncia alla proprietà e sul rifiuto delle convenzioni sociali. Lo scrittore abbandonò la famiglia e la sua tenuta di Jasnaja Poljana, in cerca di una vita più semplice e spiritualmente autentica. Morì poco dopo, mentre si trovava nella stazione ferroviaria di Astapovo. Tolstoj rimane comunque «non solo il massimo scrittore, ma il massimo artigiano delle lettere russe» (Mirskij), lasciando una testimonianza fondamentale: il ritratto di una società della quale egli stesso faceva parte.

Consigli di lettura


Una genealogia ritrovata. La moglie, la figlia e la nipote di Tolstoj si raccontano
Marta Albertini

Il volume ha il grande pregio di far rivivere una genealogia femminile a lungo ignorata e, quel che vale ancora di più, di riportarla in vita attraverso le parole delle stesse protagoniste. È, al tempo stesso, molto di più della ricostruzione di una storia familiare, perché oltre alle protagoniste molte altre figure della famiglia Tolstoj e del suo entourage vengono tratteggiate con una vivacità documentata e insolita, e naturalmente viene illuminato da una luce particolare e inedita lo stesso Tolstoj. Non può non addentrarsi, infine, nella tormentata storia della rivoluzione russa, così strettamente intrecciata al pensiero e alla vita di Tolstoj e alla diaspora della famiglia; ma ce la mostra – e questo è un valore ulteriore – attraverso gli aspetti più quotidiani, nascosti e minuti, quelli che toccano e complicano la vita delle persone comuni.

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