viaggi letterari

Viaggi letterari – Passeggiata tra i libri alla corte di Versailles

Articolo a cura di Mara Altomare

“Immaginate una collina battuta dai venti, che si erge al centro di una conca lunga e stretta. Su questa collina c’è un piccolo castello di pietra e mattoni, fatto costruire da Re Luigi XIII come casino di caccia. Ha un corpo centrale a cinque finestre fiancheggiato da due ali, ognuna delle quali termina con un padiglione squadrato; a est c’è una corte più larga in terra battuta, chiusa da una cancellata, per la sosta di carrozza e cavalieri; a ovest c’è una spianata a più livelli che degrada verso un giardino oltre il quale si estende un putrido acquitrino. Tutto intorno colline boscose e ricche di selvaggina. E adesso immaginate il cantiere più immenso che la mente umana possa concepire… vi do il benvenuto nella Versailles dell’estate del 1665!
È Il sogno di un giovane re, assetato di piaceri e di gloria”

Dal romanzo “Il re delle ombre” di Eve De Castro

Ecco come, dalla volontà del Re Luigi XIV di edificare una residenza che fosse il simbolo del suo potere assoluto, nacque un castello grandioso e sontuoso che fece conoscere il nome di Versailles in tutto il mondo.

E’ un luogo che meriterebbe tanti viaggi per essere vissuto completamente, e se a guidarci fossero i libri, questo posto ci aprirebbe ancora infinite possibilità, tra sale, giardini, storia e romanzi… una passeggiata storica e letteraria…

Tre furono Le figure chiave che realizzarono materialmente questa impresa: André Le Nôtre come architetto dei giardini, Louis Le Vau come architetto del palazzo e Charles Le Brun come decoratore. Grazie a loro, e con un impiego mastodontico di oltre 35.000 operai e 6.000 cavalli, le idee del Re furono trasformate in realtà.

Addentrandosi nella Reggia, la passeggiata attraverso l’itinerario detto “dei Grandi Appartamenti”, permette di scoprire ambienti suggestivi che hanno fatto da sfondo a grandi avvenimenti e da cornice per avvincenti romanzi storici. Al primo piano le sale Luigi XIV evocano in tono biografico l’infanzia del sovrano, la famiglia reale, la presa di potere e precedono il Grande Appartamento del Re e poi il Grande Appartamento della Regina.

Versailles fu il primo castello reale a possedere una Sala del Trono, si chiamava il salone di Apollo: un ambiente perfetto per Luigi XIV, che si identificava appunto con Apollo, Dio del Sole. Questa sala veniva usata per le udienze solenni; il soffitto, dipinto da Charles de Lafosse, raffigura Apollo nel suo carro solare. Sopra il camino era collocato il celebre ritratto di Luigi XIV dipinto da Hyacinthe Rigaud.

Una delle sale più suggestive è la Galleria degli Specchi, che risplende della loro luminosità ed è immersa nelle pitture di LeBrun. Misura 73 metri di lunghezza, 10,5 metri di larghezza e 12,5 metri di altezza.
Il nome della sala deriva dai numerosi specchi presenti al suo interno: ai tempi di Luigi XIV, gli specchi erano incredibilmente costosi, quindi una sala del genere ostentava una spesa enorme.
Durante l’Ancien Régime, la Galleria degli Specchi fungeva da passaggio che conduceva agli appartamenti del Re. Era anche il luogo in cui i cortigiani e i visitatori si riunivano per chiedere favori al sovrano prima che si recasse in cappella. Qui avvenivano cerimonie diplomatiche e feste e fu proprio in questa sala che vennero firmati i trattati di Versailles del 1919, alla fine alla prima guerra mondiale.

Nel thriller storico “Il traditore di Versailles” di Arnaud Delalande una serie di intrighi e misteri colpisce la corte e il cadavere di una donna viene abbandonato dal suo assassino, il Favolista, proprio nella Galleria degli Specchi…

“Non gli fu difficile accedere alla Galleria alcune ore prima dell’alba. Della reggia di Versailles conosceva tutto, le piante, i giardini, le fontane, le guardie… giunto al centro del corridoio, con un pesante gesto rovesciò il sacco di tela. L’avrebbero trovata lì, nel cuore della reggia. Una sorte avversa si abbatteva su Versailles. Ben presto il regno avrebbe contemplato la propria putrefazione allo specchio.”

Dalla Galleria degli Specchi si accede all’appartamento del Re con la camera da letto in cui Luigi XV morì e fu dal balcone di questa stanza che il 6 ottobre 1789 Luigi XVI Maria Antonietta e il delfino apparvero alla folla prima di lasciare Versailles per Parigi.

Ecco come la grandissima Hilary Mantel, nel romanzo storico “La Storia segreta della rivoluzione”, descrive l’evento avvenuto in questa camera e anche nell’adiacente sala “Occhio di Bue”…

“Subito dopo Pasqua Re Luigi XV prese il vaiolo. Fin dalla culla la sua vita era stata gremita di cortigiani: il risveglio mattutino era una cerimonia presieduta da un’etichetta rigida e complessa e, quando sedeva a tavola, sedeva anche in pubblico, con centinaia di persone che gli passavano davanti imbambolate a ogni suo boccone. Ogni evacuazione, ogni atto sessuale, ogni respiro era passato al vaglio pubblicamente: e poi la morte. La Corte si era riunita nell’enorme anticamera nota come l’ Œil de Boeuf e attraversò la Galleria degli Specchi per vedere il nuovo re”

Simmetrico è l’Appartamento della Regina, con lo stesso numero di stanze e decorazioni similari a quelle dell’Appartamento del Re; oggi si può visitare la camera da letto dove la Regina metteva al mondo gli eredi al trono, anche in questo caso ciò avveniva pubblicamente di fronte ad una marea di curiosi.

L’ultimo edificio costruito a Versailles sotto il regno di Luigi XIV fu la Cappella Reale, consacrata nel 1710 e dedicata a San Luigi, antenato e patrono della famiglia. Era divisa in una cappella superiore e una inferiore: le gallerie del piano superiore erano riservate al re, alla famiglia reale e alle personalità più importanti della corte, mentre il piano terra era destinato agli altri fedeli.
Dopo il suo risveglio quotidiano, secondo il rigido cerimoniale di corte, Luigi XIV partecipava ogni giorno alla messa qui celebrata, seguendo un protocollo rigoroso. Qui vennero celebrate le nozze tra Luigi XVI e Maria Antonietta, che rimasero a Versailles fino allo scoppio della rivoluzione francese e furono gli ultimi sovrani a risiederci.

Possiamo rivivere il racconto del matrimonio nelle pagine scritte dalla nostra autrice italiana Alessandra Necci, nel romanzo “La Regina e l’imperatrice”:

“Il 16 maggio, a Versailles, ha luogo la cerimonia nella cappella del sovrano, officiata dall’arcivescovo di Reims. Al momento della firma dell’atto nuziale, la delfina appone con grafia incerta e infantile il suo «Marie Antoinette Josepha Jeanne», ma dalla penna sfugge una macchia d’inchiostro gigantesca sulla prima J.
Tutti, intorno a lei, mormorano turbati.
Subito dopo si svolge un fastoso banchetto, alla presenza di oltre seimila spettatori. Maria Antonietta spilucca, quasi non mangia, mentre il delfino inghiotte grossi bocconi di cibo. Pare che il re suo nonno gli mormori: «Non vi appesantite troppo lo stomaco». «Perché? – chiede sorpreso Luigi Augusto – Quando mangio molto dormo meglio».

Il matrimonio non sarà consumato per sette lunghi anni…”



Lo spettacolo della reggia di Versailles prosegue visitando gli splendidi esterni: già dalla finestra centrale della Galleria degli Specchi, si vede un panorama incantevole, che dai piedi del palazzo si estende a perdita d’occhio attraverso una lunga prospettiva verso i giardini. Questi, come il castello, sono un museo a sé stante che Luigi XIV voleva fossero considerati simbolo perfetto del suo regno, in cui l’uomo domina la natura e non è dominato, con i suoi svariati effetti di sorpresa nascosti nella lunga prospettiva, i tracciati regolari, i parterre, i boschetti o gli specchi d’acqua che riflettono gli edifici: fontane con sculture eleganti, giochi d’acqua, aiuole e canali. Particolarmente originale è stata la creazione del Grand Canal lungo 1670 metri, che fece da sfondo a numerose feste e che ospitò persino delle imbarcazioni, addirittura gondole provenienti da Venezia. I lavori di sistemazione dei giardini cominciarono contemporaneamente alla costruzione del palazzo e durarono per circa quarant’anni, si trattò di un’opera gigantesca che necessitò del lavoro di migliaia di persone.

È in questi giardini che il Marchese di Montespan protagonista del romanzo omonimo,si apposta e si acquatta geloso tra le aiuole e i labirinti per cercare di scorgere alla reggia sua moglie, la quale ha avuto il “privilegio” di essere stata scelta come amante favorita del Re…

” Montespan avanza nel Parco del castello di Versailles come un lupo nella foresta di Bonnefont. Si aggira nel mosaico di aiuole di erbe e di fiori, costeggia a testa bassa le distese d’acqua, specchi che fanno del cielo un elemento del giardino alla francese. Si nasconde di profilo dietro le statue, si accuccia al riparo dei folti cespugli di narcisi, giacinti, iris, anemoni pelosi, si avvicina velocemente al palazzo…”

“Il marchese di Montespan” di Jean Teulé è un romanzo irriverente e spassoso che ci immerge nelle atmosfere e nell’etichetta del tempo, restituendoci l’immagine dei costumi più frivoli della corte francese: quella schiera di nobili che supporta il re gozzovigliando, tra feste, balli spettacoli messi in scena da Moliére in persona. Una corte tuttavia dalle abitudini molto discutibili in fatto di igiene, non è un mistero che lo stesso Re Sole si sia fatto un bagno completo solo due volte nella vita. Molti romanzi documentano e raccontano di tali malsane abitudini, come si legge anche in “Julie” di Ida Amlesù:

“Qui a Versailles non si lava nessuno, nemmeno una volta al mese. E quando parlo di lavarsi, intendo un bagno completo, non le vostre abluzioni parziali con fazzoletti e fiori d’arancio. È un uso francese? Come resistete al lezzo? La corte è di una sporcizia immane!”

C’è poi un altro mondo che si apre se ci si sposta nella zona del Gran Trianon e del Piccolo Trianon, castelli costruiti rispettivamente da Luigi XIV e da Luigi XV, per sfuggire alla folla in un’oasi di tranquillità tra gli incantevoli giardini. Il piccolo Trianon fu voluto da Madame de Pompadour nel 1760 come luogo atto a “disannoiare il Re”. Tuttavia, è lo spirito di Maria Antonietta ad aleggiare da queste parti. Il palazzo, infatti, le fu donato da Luigi XVI per potervi condurre una vita appartata, lontana dalle obbligazioni di corte. Fu il luogo in cui Maria Antonietta in effetti si appartava con il conte Axel Fersen, probabilmente l’unico uomo che abbia davvero amato.

Sfogliando “Il diario segreto di Maria Antonietta” di Carolly Erickson si respira tutta l’atmosfera di questo posto…

17 marzo 1780 “Questa sera tutti i giardini del Petit Trianon erano stati illuminati, uno scenario fiabesco misterioso e magico. Il tempio dell’amore risplendeva di una luce arcana; sembrava che il marmo prendesse luce dall’interno. Axel è venuto avanti in tutto il suo splendore, così bello, così nobile, nei lineamenti e nel portamento, e mi si è avvicinato, mentre ero seduta su una panca di legno in riva al lago. L’aria era tiepida e odorava di lavanda e gelsomino, per via delle piante in fiore portate fuori dalle serre. La luce dei fuochi si rifletteva sulla superficie del lago, sui bottoni bianchi dell’uniforme bianca di Axel e sulle medaglie che gli pendevano sul petto”

La reggia in numeri e in letteratura sorprende e stordisce:
2300 stanze, 6000 dipinti, 5000 mobili, 2100 finestre, 350 specchi;

2400 fontane, 55 stagni, 372 sculture, 200.000 alberi.

10 milioni di visitatori all’anno.  

Tendente a infinito: il numero di libri da leggere su Versailles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.