Recensione a cura di Laura Pitzalis
Annette Bjergfeldt è un’autrice danese dal talento poliedrico: oltre che scrittrice è una cantautrice nominata ai Grammy, una pittrice e una docente di SongWriting. Tutta questa sua “poliedricità” la troviamo in questo suo romanzo, Il cinema itinerante di Mr. Saito, edizioni Nord, splendidamente tradotto da Alessandro Storti.
“Sono stata concepita su una pista da ballo a Buenos Aires nel 1927…”
Così inizia lo strano viaggio di Lita, Carmelita, con Fabiola la sua bellissima e ribelle madre. Fabiola, nata in Argentina e abbandonata neonata davanti a un convento dentro una scatola di scarpe, è una grande amante del tango e ha un grande quanto singolare talento: riconosce le scarpe e trova il paio perfetto per ogni persona. Ecco perché diventa l’affascinante e insostituibile commessa in un elegante negozio d di Buenos Aires.

“Fabiola fece un voto: avrebbe percorso il suo cammino in scarpe da tango, perché i piedi sono fatti per ballare. […] Più le suore alzavano gli occhi al cielo, più Fabiola era attratta dai miracoli dei marciapiedi. Quand’era in convento non si presentava in refettorio e saltava la comunione. Quando le suore la chiamavano, l’unica risposta che ottenevano era quella dell’eco tra le mura: Fabiola… ola… ola… olala… E Fabiola dov’era? Sul Río de la Plata, a scrutare tacchi, punte e cinturini. Loro l’avevano preparata a una vita contemplativa, ma non c’era niente da fare. Madre mía! Quella ragazza aveva il pallino delle scarpe”.
Finché il destino non gioca con i suoi desideri e la sua passione e porta una bambina nella storia, Lita appunto. Non potendo starle dietro per il lavoro, la fa entrare in un collegio di suore dove viene istruita e accudita e ogni tanto la va a trovare.
Ma Fabiola sarà anche una brillante ballerina di tango e commessa di scarpe, ma sfortunatamente è anche una figura materna assente ed egoista che lascia molto spesso la figlia a cavarsela da sola. Per questo Lita si inventa uno scudo creando il suo rivoluzionario amico immaginario, Huevo.
“Huevo, balzato fuori dal mio cranio, atterrò nell’orto, in mezzo agli spinaci. Non era solo un piantagrane, ma anche un seminatore di discordie. Un anarchico. Anzi, addirittura un anticristo, certe volte. Ma Fabiola, per chissà quale ragione, prese per buona la mia spiegazione su quel turbolento amichetto. Forse si rendeva conto di non essere la sola ad aver bisogno di sentire al proprio fianco una piccola presenza rivoluzionaria, in un convento nel quale le giornate erano scandite dalle preghiere, a capo chino e con una Bibbia sul cocuzzolo.”
A causa del suo zelo euforico e delle sue “labbra che non si trattengono”, diviene bersaglio della rivoluzione ed è costretta insieme alla figlia a fuggire, destinazione l’Europa. Ma il destino, ancora lui, ha altri programmi per loro e finiscono su un’isola battuta dal vento, Upper Puffin Island, isola immaginaria in Canada. Vengono ospitate in un ostello per marinai, Betlemme, dove Lita diventa presto la migliore amica di Oona, l’incomparabile figlia sorda della coppia ospitante, Maggi e Albert.
Quando sull’isola arriva il cinema itinerante di Mr. Saito, il vecchio signore giapponese che, ogni estate, porta con sé la magia delle immagini in movimento, Lita scoprirà qualcosa che stravolgerà per sempre il suo destino.

“Poi le luci si spensero. Calò un silenzio che inghiottì ogni cosa […] Mr. Saito girò una manopola del suo macchinario, la sala si riempì di un rumore ronzante, e sul lenzuolo apparve un rettangolo bianco. All’interno di quest’ultimo, partì una sequenza di numeri cerchiati. 6 – 5 – 4 – 3 – 2 – 1 Dopodiché, una scritta a caratteri cubitali: GAUMONT BRITISH WORLD NEWS – PRESENTING THE WORLD TO THE WORLD! […]. E io balzai in piedi. Il lenzuolo era una cosa viva! […] Una mandria di bisonti inferociti […] ci correva incontro. “Attenti!” gridai, gettandomi in grembo a Elliott in cerca di riparo.
[…]Tutti rivolsero nuovamente lo sguardo alle notizie dal mondo […] perché ora stavano arrivando comunicati importanti, che solo in quel momento raggiungevano l’isola. Ai Giochi Olimpici di Berlino, un omiciattolo su un podio sbraitava senza voce, e la folla esultava tendendo un braccio. Questa scena mi parve stramba e lontanissima. A Londra, re Edoardo aveva abdicato a causa della signora americana con cui trincava champagne, e nell’abbazia di Westminster era stato incoronato suo fratello”.
Un romanzo che mi aspettavo “dall’atmosfera nordica”, vista la nazionalità dell’autrice e che invece mi ha fatto respirare le atmosfere di Isabel Allende e Gabriel Garcia Marquez, travolgendomi con un universo colorato, con una galleria di personaggi variegati che vengono ritratti come eccentrici e bizzarri, ma allo stesso tempo con grande empatia e amore, dimostrando che la vita comprende tutto, il bello e il meno bello, le delusioni e le gioie, le cadute e i trionfi.
È una storia sull’amicizia e l’innamoramento, sulle scarpe, sul tango e sul cinema. All’inizio guardiamo il mondo attraverso gli occhi infantili e ingenui di Lita che poi gradualmente acquisiscono esperienza con Lita adolescente e poi donna. E lo stile del romanzo cambia, diventando più profondo.
È un classico romanzo di formazione, anche se non c’è nulla di classico, che ritrae in modo selvaggio e fantasioso la transizione di una ragazza, dalla nascita all’età adulta, strutturato come “Una storia d’amore in sette ondate”, dove ogni “ondata” è un periodo ben determinato della vita di Lita, IO narrante del romanzo.
È un romanzo con un grande amore per gli emarginati, le persone impossibili che hanno difficoltà a farcela nel mondo. A tutti loro viene dato un posto nel Cinema Itinerante di Mr. Saito.
Una storia scritta in un linguaggio fantasioso e giocoso, dipinta a grandi linee anche se la Bjergfeldt ha sempre un occhio di riguardo per i “piccoli dettagli” che riesce a descrivere con eccentricità e divertimento: pulcinelle di mare, aurore boreali, tatuaggi, predicatori furiosi, musica da tango, spezzoni di film e il suono di cuori che battono.
Quello che risalta in questo romanzo sono le immagini uniche e brillanti, i personaggi eccezionalmente ben composti e il modo in cui la Bjergfeldt impiega il simbolismo rendendo la storia di un realismo magico, dalla lettura assolutamente affascinante e così intrecciata da incantarmi. Ogni singola riga delle più di 400 pagine è un fuoco d’artificio linguistico in tutti i colori dell’arcobaleno: espressioni eccezionali ricche di metafore, nuove formazioni di termini, giochi di parole.

L’ambientazione dell’isola fittizia di Upper Puffin è pura poesia con le sue case dai colori vivaci, un porto roccioso pieno di rimesse per barche, interiora di pesce ed escrementi di gabbiano, con il pane appena sfornato e il liquore di ciliegia toccasana per ogni “malattia” dell’anima.
“Ci sono punti di questa terra in cui la barriera che separa uomini e dèi è più sottile di una pergamena. Uno di questi luoghi è Upper Puffin, da non confondersi con Puffin, una riserva ornitologica che si trova leggermente più a nord. Le due isole vennero battezzate in questo modo da un comandante che evidentemente aveva perso per un istante il lume della ragione e stava consultando la carta marina a rovescio. […] Trecento anime e un faro a fasce blu al centro dell’isola. Pendii ripidi, scogliere rossicce, prati pieni di vacche, strade invase dalle pecore e una spiaggia bianca dal suono melodioso”.
Tutto così minuziosamente descritto da stimolare tutti i sensi: lo leggo e vorrei andare da Fabiola a comprare scarpe, andare alle proiezioni del signor Saito, ascoltare le registrazioni dei battiti cardiaci dal veterinario, soggiornare nella stanza numero ventiquattro della pensione Betlemme…
Questo libro è un omaggio al suono, un omaggio alla melodia e un omaggio al cinema in quanto tale.
E come colonna sonora il Tango, le cui note ti accompagnano dall’inizio fino all’ultima pagina in un modo che ti fa sognare.
“Sono note rivoluzionarie che fanno emergere il pieno potenziale dell’anima, una forza primordiale che probabilmente è il motivo per cui proprio questa danza, nel corso dei secoli, è stata vietata dalla classe dominante”.
L’ho adorato, perché è incredibilmente ben scritto. L’ho adorato, perché nel suo mondo ogni aspetto della vita conta davvero. L’ho adorato, perché mi ha fatto sentire, vedere, gustare. Ma, soprattutto, l’ho adorato per l’arguzia e il calore, generatori di sensazioni appena avvertibili, che mi hanno migliorato l’umore e indotto sensazioni di felicità.
PRO
Un contesto confortevole che mi ha dato una sensazione piacevole, come quando guardi un film che ti piace e vorresti rimanere nella sua atmosfera per un po’.
CONTRO
In questa storia tutto è più bello, più teatrale ed esagerato… una versione migliore del nostro mondo. Per me questo lo rende più umano e garbato, ma deluderà chi ama i libri realistici.

Il cinema itinerante di Mr. Saito -Edizione ebook
SINOSSI
Upper Puffin è un’isoletta sperduta al largo del Canada, in cui la vita è dura e grigia. È una comunità chiusa di pescatori, i cui ritmi sono scanditi dalla furia dell’oceano e dal gelo dei lunghi inverni del Nord. Ed è proprio a causa di un capriccio dell’oceano tempestoso se, un giorno del 1937, una nave perde la via per l’Europa e sull’isola sbarcano Fabiola e la figlioletta Lita. Fabiola viene dall’Argentina, è esuberante e anticonformista; ama le gonne colorate, il tango e soprattutto le scarpe. Sarà perché lei stessa, neonata, è stata abbandonata davanti a un convento proprio dentro una scatola di scarpe, Fabiola possiede il dono di trovare la scarpa giusta per ogni persona. La scarpa che le cambierà la vita. Persino nell’emporio scalcinato in cui inizia a lavorare, dove si vendono quasi solo stivali da pesca, Fabiola riesce ad aiutare a modo suo chi è in difficoltà: dalla figlia del sindaco che grazie a un paio di scarpette da ballo trova la forza di liberarsi dal giogo di una madre opprimente al giovane cui un paio di Oxford color sabbia danno il coraggio di confessare il suo amore, piano piano tutti verranno investiti da quella rivoluzione gentile. Tutti tranne Lita, la figlia di Fabiola, che a confronto della madre si sente ordinaria e scialba. Almeno finché non arriva il cinema itinerante di Mr. Saito, il vecchio signore giapponese che, ogni estate, porta con sé la magia delle immagini in movimento. E allora anche Lita scoprirà il proprio dono, qualcosa che stravolgerà per sempre il suo destino e quello dell’intera isola…
Una trascinante saga familiare tutta al femminile, che attraversa i decenni più oscuri del Novecento con incrollabile speranza e un tocco di realismo magico; una storia luminosa e toccante che celebra la forza dell’immaginazione e il coraggio di trasformare il dolore in possibilità. Un viaggio indimenticabile attraverso il mare della vita, dove ogni onda porta con sé frammenti di storie e speranze per il futuro.



