Sapete che i nostri antenati nel Medioevo non dormivano, come facciamo oggi, le classiche 7-8 ore di sonno, ma il riposo notturno era diviso in due momenti distinti: il primo sonno e il secondo sonno?
E sì, si svegliavano durante la notte per svolgere alcune attività, per poi tornare a dormire.
Oggigiorno questo comportamento ci sembrerebbe strano, in quanto consideriamo otto ore ininterrotte di riposo il segno di uno stile di vita salutare. I nostri antenati, invece, avevano un rapporto diverso con il riposo, influenzato dalla luce solare, dai ritmi della comunità, dalle credenze religiose e dai bisogni pratici.
Alcune ricerche negli archivi nazionali del Regno Unito sulle abitudini notturne delle persone prima della Rivoluzione industriale, permisero allo storico americano, Roger Ekirch, nell’ambito degli studi sul sonno, di formulare la sua teoria del “sonno bifasico” e sostenere l’ipotesi, poi approvata da altri storici, che la pratica di dormire otto ore di fila sia sostanzialmente una convenzione moderna determinata dall’introduzione della luce artificiale.

Fino al XVIII secolo, in una giornata normale, s’iniziava con 3 o 4 ore di sonno, seguito da una fase in cui si stava svegli per 3 ore o giù di lì e poi si dormiva di nuovo fino al mattino. E il risveglio non era provocato da rumori o altri tipi di disturbi notturni, né tantomeno da una sveglia, invenzione di fine Settecento.
La fase di veglia intermedia era un intervallo di tempo caratterizzate da calma insolita, utile per molteplici scopi, in cui le persone potevano aggirarsi per casa sfruttando la luce fornita da candele o lampade a olio: si dedicavano all’assunzione di pillole curative e pozioni medicinali, alle attività contadine e lavori domestici come controllare gli animali nella fattoria, rattoppare, pettinare la lana o sistemare la legna da ardere nel camino, per esempio. Oppure alla preghiera e alla meditazione o anche alle riflessioni filosofiche, o a leggere, scrivere, conversare.

Poi si tornava a dormire, fino all’alba, dove il canto del gallo segnava l’inizio del giorno.
Per secoli fu così, fino al XVII secolo con l’introduzione dell’illuminazione artificiale. Le prime lampade a gas e le lanterne pubbliche cambiarono il modo in cui la gente viveva la notte, e con l’arrivo dell’elettricità, il sonno bifasico ha iniziato a sparire per sempre.
Poi è arrivata la Rivoluzione Industriale, con i suoi turni di lavoro standardizzati e fabbriche che imponevano ritmi fissi.
Dormire a frazioni non era più compatibile con la vita moderna. Così, il sonno si è compattato in un unico blocco notturno. E quel momento “sospeso” tra due mondi è scomparso dalla nostra quotidianità.



