Viaggio nella storia

Simboli Animali: un viaggio affascinante attraverso culture, tradizioni e mitologie di epoche diverse – Parte prima

Articolo a cura di Laura Pitzalis

Nel corso della storia, gli animali hanno sempre avuto un ruolo di grande valore simbolico sia come oggetto di venerazione sia come fonte di ispirazione per storie, leggende e simboli, caratterizzando i rituali religiosi, le pratiche magiche e l’insieme dei miti dell’intero bagaglio culturale di ogni società.

Ancora oggi, infatti, tendiamo inconsciamente a paragonarci a loro, basti pensare a quante espressioni gergali come “essere furbo come una volpe, coraggioso come un leone, veloce come un giaguaro, forte come un toro”, siano derivate dal comportamento animale.

Esploriamo, quindi, questo affascinante mondo dei simboli animali, analizzando per alcuni di loro le origini, le diverse interpretazioni e il loro ruolo nella cultura e nella mitologia.

IL GATTO

Forse nessun culto animale è così ben documentato come la venerazione dei gatti nell’Antico Egitto, diventati così sacri che ucciderne uno, anche accidentalmente, era punibile con la morte. Quando un gatto di famiglia moriva, i membri della famiglia si radevano le sopracciglia in segno di lutto.

I gatti egiziani non erano semplici simboli, erano incarnazioni viventi del potere divino, coccolati durante la vita e onorati solennemente nella morte. Erano associati alla dea Bastet, inizialmente raffigurata come una feroce leonessa poi modificata con le sembianze di gatto. Simbolo di vita, maternità e prosperità era ampiamente rappresentata nei grandi templi anche come divinità guerriera: una venerazione, quindi, che celebrava da un lato la natura amorevole e protettrice della divinità, dall’altra la sua natura più feroce.

Una altro significato attribuito ai gatti nell’antico Egitto era quello di guide per l’Oltretomba, accompagnavano le anime dei defunti dopo la morte. Visto che in molte culture le anime, prima di arrivare alla luce ed eventualmente reincarnarsi in una nuova vita terrena, dovevano attraversare il buio, chi meglio dei gatti noti per la loro capacità di vedere attraverso le tenebre, potevanoassolvere questo compito?

Nella mitologia greca, per le sue doti di cacciatore astuto, era considerato un figlio di Artemide.

L’ avvento del cristianesimo fu per i gatti una vera calamità. Nella follia cristiana di peccato ed espiazione anche gli animali, senza alcun motivo, vennero divisi in “buoni” e “cattivi” e i gatti rientrarono tra questi ultimi, colpevoli forse di non essere manipolabili come i cani e gli umani, ma soprattutto di essere creature notturne e quindi demoniache.

In Europa, durante il Medioevo, i gatti neri erano spesso considerati compagni di streghe e praticanti di magia. Questo ha portato alla diffusione di superstizioni e credenze negative nei loro confronti. Tuttavia, in altre culture, i gatti neri portano fortuna e protezione.

IL SERPENTE

Il serpente rappresenta una delle forme più diffuse di venerazione animale, che si estende attraverso continenti e millenni. È un simbolo poliedrico che incarna concetti opposti: saggezza, immortalità, guarigione e rinascita, ma anche male, tradimento e pericolo.

In Mesoamerica, il Serpente piumato, per gli Aztechi Quetzalcoatl eperiMaya Kukulkan, era associato al simbolo di sapienza, potere e rigenerazione spirituale. Portatore di civiltà e saggezza ha un ruolo cruciale nelle storie della creazione e dell’ordine cosmico. Nella mitologia azteca, Quetzalcoatl è spesso visto come un innovatore che ha introdotto l’agricoltura e l’artigianato mentre Kukulkan nei racconti Maya è più frequentemente associato con il potere e l’ordine politico, essendo un simbolo di leadership e autorità.

In India, i Naga sono delle creature metà uomo e metà serpente hanno un ruolo di primo piano nella mitologia induista vedica. Sono considerati spiriti della natura, protettrici di fonti, pozzi, fiumi, esseri che, portando le piogge, davano sia prosperità ai terreni che terribili inondazioni. Le seconde però colpivano solo chi le contrariava danneggiando l’ambiente.

Nell’antica religione egiziana, il serpente assume una posizione di primo piano nella duplice forma di simbolo del bene e del male. Il simbolo del bene è impersonato dall’Ureo, il cobra eretto con la testa allargata, spesso indossato dal faraone sulla fronte come parte della sua corona, simbolo del potere, dell’autorità divina, della difesa e invulnerabilità del sovrano.

Il principio del male è impersonato, invece, dal dio Apophis, che personifica il caos e la distruzione. Si credeva fosse un serpente gigante che dimorava negli inferi e cercava di sconvolgere l’ordine e l’armonia del cosmo, uno dei più grandi avversari del dio del Sole Ra.

Nell’Antica Grecia il serpente era tenuto in grande considerazione per la sua vita misteriosa e sotterranea. Anche qui abbiamo una duplice simbologia: il Pitone di Delfi, principalmente simbolo negativo, rappresenta una forza oscura e primordiale, il caos che il dio Apollo sconfigge per stabilire l’ordine e il suo dominio sull’oracolo.

Simbolo positivo perché associato a concetti come la guarigione, la saggezza, la divinazione, l’immortalità e la fertilità per la sua capacità di cambiare pelle. Questo si riflette nel bastone di Asclepio, dio della medicina, raffigurato con un serpente intrecciato a un bastone, ancora oggi simbolo per eccellenza della medicina.

Nei testi sacri il serpente è l’incarnazione del male e del demonio, è il terribile tentatore di Adamo ed Eva, responsabile del peccato originale.

IL LUPO

Nei miti e nel folklore anche i lupi sono rappresentati in molti modi, positivi e negativi.

Nella mitologia norrena, il lupo Fenrir, animale gigante e mostruoso tra i più temuti e potenti, incarna il caos incontrollabile, la forza distruttiva della natura e il destino ineluttabile poiché destinato a giocare una parte fondamentale nel Ragnarök, la fine del mondo.

Nell’ Antico Egitto, il “lupo“, probabilmente il lupo dorato o lo sciacallo, non era un simbolo negativo ma era associato a divinità che custodivano i confini tra il mondo dei vivi e dei morti, come Anubi, il dio della mummificazione e dei morti e Wepwawet, il dio che “apre le strade“, associato alle conquiste militari e all’aldilà. Questi dei, raffigurati come uomini con la testa di lupo o sciacallo, erano protettori delle necropoli, guide nell’aldilà, e rappresentavano la connessione tra il regno fisico e quello spirituale.

Nella tradizione romana la lupa che ha nutrito Romolo e Remo è un simbolo di protezione e intervento divino. Questa lupa premurosa divenne un simbolo dell’identità romana, comparendo su monete, stendardi e monumenti pubblici. Durante la festa annuale dei Lupercali, i giovani si vestivano con pelli di lupo e colpivano le donne con strisce di pelle per favorirne la fertilità.

Molte tribù di nativi americani venerano il lupo come spirito guida, alleato, una fonte di saggezza e protezione. Ha un profondo significato spirituale ed è considerato un simbolo di lealtà e spiritualità.

Nel medioevo la pessima fama del lupo è così diffusa che contribuisce a darne un’immagine molto diversa: il predatore viene visto come una bestia che assalta città e case, aggredisce chi tarda dal lavoro nei campi e i vagabondi, divora gli uomini e i bambini: la più antica versione di Cappuccetto Rosso è stata rinvenuta dalle parti di Liegi attorno all’anno Mille!

Per questo, il lupo, diventa una delle grandi paure dell’uomo medioevale, acquisendo una valenza soprannaturale fino a diventare un simbolo assoluto del male.

In una visione molto impregnata di cristianesimo il lupo diventa l’immagine dell’eretico fino a incarnare l’equivalente animale del diavolo.

IL CAVALLO

I cavalli hanno un ruolo prominente e affascinante in molte mitologie e leggende del mondo, dove spesso simboleggiano forza, libertà, nobiltà e altre qualità elevate. Sicuramente uno degli esempi più celebri di cavallo nella mitologia è il Cavallo di Troia, un inganno astuto raccontato nell’Eneide di Virgilio e nelle opere di Omero.

Nella mitologia greca, i cavalli sono spesso associati agli dèi e agli eroi. Poseidone, il dio del mare, è anche il creatore dei cavalli, e spesso viene rappresentato su un carro trainato da cavalli marini. Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue di Medusa, è un simbolo di ispirazione poetica e artistica. I romani, eredi culturali dei greci, avevano le loro versioni dei miti equini. I cavalli erano sacri a Marte, il dio della guerra, e spesso raffigurati come animali possenti e invincibili.

Nella mitologia norrena, Sleipnir è forse il cavallo più famoso. Questo cavallo a otto zampe apparteneva al dio Odino ed era noto per la sua velocità e capacità di viaggiare attraverso i regni.

Nella mitologia indiana, i cavalli sono associati a Surya, il dio del sole, il cui carro è trainato da sette cavalli. I cavalli erano visti come rappresentazioni della vitalità e della forza regale.

Nelle culture dei nativi americani, i cavalli sono venerati come animali sacri e si ritiene che possiedano qualità spirituali.

Il cavallo, attraverso queste mitologie, emerge come un simbolo universale di virtù e potere. Sono spesso visti come messaggeri tra il regno terreno e quello spirituale. La loro bellezza ed eleganza continuano ad affascinarci, ricordandoci il legame indissolubile tra uomo e animale.

IL PESCE

Il pesce, un essere vivente che abita gli oceani e i fiumi di tutto il mondo, ha assunto significati profondi e simbolici in diverse culture ed epoche. Dalla fertilità e l’abbondanza alla rinascita e la connessione con il divino, il pesce ha rappresentato concetti fondamentali per l’umanità. 

Nella cultura egizia, il pesce era un simbolo ambivalente. Da un lato, rappresentava la tranquillità e il silenzio, mentre dall’altro era divinizzato da Neith, la dea della caccia e della guerra. Il culto del pesce era diffuso in diverse divinità e riti, spesso legato all’acqua e alla fertilità. Inoltre,  i veneratori di divinità come Onuris e Hathor consideravano il pesce sacro e non lo mangiavano.

Gli Etruschi e i Romani consideravano il pesce un simbolo di abbondanza, prosperità e buon auspicio. Il pesce veniva offerto agli dèi per scongiurare i fulmini e altre calamità naturali.

Nella cultura sudamericana, il pesce aveva una varietà di significati, a seconda della specifica cultura e regione. In alcune culture, il pesce era associato all’origine del mondo e alla creazione. In altre, era considerato un simbolo di abbondanza e prosperità. Il pesce era spesso collegato all’acqua, considerata fonte di vita e di purificazione.

Nel cristianesimo, il pesce (Ichthýs) è un potente acronimo di fede e un simbolo di riconoscimento tra i fedeli che significa “Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore” in greco. È stato usato dai primi cristiani come segno segreto di riconoscimento e come professione di fede, incidendolo nelle catacombe o sulle lapidi.

Il simbolo dell’Ichthýs era anche un riferimento alla santa Eucaristia, con la quale il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci aveva un legame così intimo sia nel tempo che nel significato.

GLI ANIMALI LEGATI AL SOVRANNATURALE

Gli animali sono strettamente legati anche al sovrannaturale: le tradizioni magico-esoteriche, quelle massoniche e quelle alchemiche ne hanno fatto grande uso, soprattutto come allegorie per esprimere concetti ben più profondi e celati. Lo stesso è avvenuto nella pratica magia nera (con tutte le sue sfumature) e in ambito demonologico.

D’altra parte, quando si pensa al diavolo s’ immagina un essere antropomorfo con fattezze caprine; quando un gatto nero ci attraversa la strada la prima reazione è quella di fermarsi; tutt’ora, soprattutto nella cultura agreste, si utilizzano amuleti e talismani derivati dagli animali, o a loro ispirati, contro il malocchio.

Gli animali, interpretati non solo come creature terrene ma come entità sacre e divine, diventano, quindi,  parte integrante delle strutture sociali e spirituali. Antiche credenze certo, che però ci offrono una prospettiva unica sulle nostre moderne interpretazioni del mondo naturale e sul nostro posto in esso.

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