Narrativa recensioni

L’alchimista della laguna – Paolo Lanzotti

Recensione a cura di Anna Cancellieri                               

Mi sono trovata a leggere il quarto romanzo della serie sulle indagini di Marco Leon senza conoscere i precedenti. Come prima osservazione a favore posso dire che mi ha fatto venire voglia di leggere anche gli altri.

Secondo punto a favore è l’ambientazione: non solo la Venezia opulenta e decadente del ‘700, ma anche la Riviera del Brenta, che ho scoperto di recente e a cui sono legata per motivi particolari.

Il teatro del primo orribile ritrovamento è infatti proprio una delle eleganti ville nell’incantevole oasi di terraferma in cui i nobili veneziani trascorrevano l’estate fra feste spensierate e giochi amorosi.

Durante una di queste feste viene consumato un atroce delitto (o suicidio?): la vittima è un giovane patrizio, la cui reale natura emerge a poco a poco dai racconti di chi lo conosceva.

“Enrico era un vanesio egocentrico, sin troppo pieno di sé. Un gaudente. Un libertino affamato di conquiste.”

“Era arrogante. Si credeva un irresistibile seduttore e infastidiva le signore al di là del buonsenso e della buona educazione.”

“Un ragazzo odioso. Il suo unico talento era rendersi molesto, curiosando nella vita degli altri e approfittando di ogni occasione per creare imbarazzo. Impossibile non detestarlo.”

Il numero di quanti hanno motivi di risentimento nei suoi confronti cresce a ogni pagina, ma nessuno sembra sufficiente a giustificare un omicidio. Il magistrato locale liquida la faccenda con uno sbrigativo verdetto di suicidio. Ma le circostanze del decesso sono quanto meno strane e c’è persino chi ipotizza l’intervento del Maligno durante un rito satanico. D’altra parte perché mai “un narciso innamorato di se stesso, nel pieno di una felice giovinezza” dovrebbe darsi la morte?

Marco Leon, spedito a indagare, si trova in una difficile posizione: deve tenere segreta la sua doppia identità di nobile spiantato e agente segreto dell’Inquisizione, fingendo di essere un semplice segretario, ruolo che mette a dura prova il suo orgoglio e la sua pazienza. Tutti lo trattano come un lacchè e non vedono l’ora di toglierselo dai piedi, ma in realtà ne temono lo sguardo di acuto osservatore e la capacità di cogliere da pochi indizi un intreccio oscuro di colpe e segreti.

Marco è un personaggio dalle molte sfaccettature, razionale nel considerare ogni elemento prima di avanzare ipotesi, ma anche sensibile all’atmosfera di una residenza quasi deserta, che con l’avanzare dell’autunno diventa sempre più cupa e ostile, nebbiosa, estranea. Soprattutto è insofferente nei confronti di un incarico che sembra non portare a nulla e lo tiene lontano dalla città, dagli Angeli Neri e da un’indagine che ritiene assai più importante.

A complicare le cose, si aggiunge una storia d’amore contrastato, che fa da sottofondo alle solitarie indagini del protagonista.

“Il pensiero della giovane inglese era come un’eco, un ronzio senza interruzioni ai margini della coscienza. Avrebbe voluto fermarla quella eco. Tacitarla almeno finché il suo soggiorno a villa Zulian non si fosse concluso. Non era possibile.”

L’azione si alterna fra la villa e Venezia, con i suoi traffici caotici e le feste di piazza. Nella città, sulla stessa pista che Marco Leon ha dovuto abbandonare, si muovono gli Angeli Neri, silenziosi e inafferrabili.

Ma può capitare anche di fare incontri sorprendenti. Come il Canaletto, “pittore straordinario nella cura dei dettagli”, tornato per breve tempo da una lunga permanenza in Inghilterra.

I suoi occhi non si erano mai stancati d’inseguire, con avidità, qualunque immagine gli evocasse delle emozioni. Una trifora sbilenca. Una barca carica di botti. Un gabbiano, posato su un barbacane, che scrutava i passanti col suo sguardo altero.”

Oppure assistere in una taverna a una sfida fra gondolieri.

“In piedi sul tavolo, si fronteggiavano in un acceso duello letterario. A voce spiegata e sottolineando le parole con enfatici gesti delle mani, stavano declamando alcuni versi della Divina Commedia, sfidandosi vicendevolmente a completare le terzine”

.Mentre, a un tavolo poco distante, si fa notare un distinto signore di mezza età, che ogni tanto balza in piedi battendo le mani.

“Era il signor Goldoni, che si stava godendo quel duello verbale con lo sguardo trasognato, quasi stesse ricreando nella mente la scena di una prossima commedia.”

Nel raccontarci la Venezia del ‘700 l’autore mette la stessa amorevole minuzia che Canaletto mette nei suoi dipinti. Insieme a lui ascoltiamo le voci che si rincorrono nelle calli, respiriamo l’aria salmastra dei canali, ci ripariamo dalla pioggia nei pesanti mantelli. Come i suoi Angeli ci muoviamo nel buio con il volto coperto dalla larva, la spettrale maschera bianca da sempre associata a una città piena di misteri e segreti.

Pro

Con una scrittura sapiente l’autore ci offre una storia intricata che solo nel finale troverà un’inattesa spiegazione. Bella e umana la figura di Marco Leon, con le sue contraddizioni e i suoi conflitti interiori

Contro

Capisco che l’ultimo delitto ha una sua necessità narrativa, ma che peccato…

TRAMA

Venezia, 1753. In una villa lungo la Riviera del Brenta muore il giovane nobiluomo Enrico Albrizi. Sembrerebbe trattarsi di suicidio, ma alcune circostanze inquietanti, come la posizione del cadavere, il volto ustionato e la presenza di simboli esoterici sulla scena del delitto fanno pensare che il giovane sia stato coinvolto in una cerimonia satanica. Alvise Geminiani, capo dell’Inquisizione, convoca Marco Leon per esaminare il caso. A Venezia intanto, Marco sta indagando su una serie di strani disegni erotici, e la chiamata di Geminiani lo costringe a lasciare il caso nelle mani dei suoi Angeli Neri. Giunto a villa Zulian, Leon si rende conto che molto probabilmente Enrico Albrizi è stato ucciso. Del resto un po’ tutti, in quella casa, avevano motivi di rancore nei suoi confronti. Quando avviene un secondo omicidio, però, Marco sospetta che la pista da seguire vada ben oltre le mura della villa. E mentre, a Venezia, gli Angeli Neri continuano a indagare sui disegni erotici, Marco inizia a pensare che le due vicende possano essere collegate. La cerchia dei sospetti, a questo punto, si allarga enormemente. Tuttavia, se la ragione gli impedisce di dare credito alla pista satanica, come spiegare le strane circostanze legate al ritrovamento dei cadaveri? Per trovare l’assassino, a Marco non resta che scoprire il movente…
Dalla nebbia dei canali di Venezia alle ville patrizie sulla riviera del Brenta, tra esperimenti di alchimia e pericolosi complotti, Paolo Lanzotti compone un nuovo, splendido affresco che ci riporta, nella Repubblica  Serenissima all’epoca della sua inesorabile ma affascinante decadenza.

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