Narrativa recensioni

I vestiti della domenica – Ludovica Elder

Recensione a cura di Valeria Lorusso

I vestiti della domenica sono quelli buoni, che si riservano per le occasioni speciali. Metaforicamente per Vittorio, Antonia e Giacomo è sempre domenica grazie alla loro posizione sociale.

Ambientato in un paese del Carso, ha per protagonisti tre giovani: Vittorio Stefancich, Antonia Pahor e Giacomo Ledri.

Vittorio è l’erede di una famiglia di proprietari terrieri che hanno deciso di intraprendere l’attività di  trasportatori riscuotendo un notevole successo. E’ reduce dalla Grande Guerra, da cui ha avuto la fortuna di poter ritornare, ma ciò che ha vissuto gli impedisce di riprendere il suo ruolo con serenità.

“I segni della guerra si cicatrizzarono sulla sua pelle, mentre le ferite profonde, quelle dell’anima, non fecero che portare Vittorio in uno stato di perenne allerta, anche dopo la fine del conflitto e ciò che di spigoloso c’era in lui, fin da ragazzo, divenne tagliente e quasi acuminato”.

Antonia, invece, pur affascinata dal bel mondo triestino comprende di essere legata alla sua terra e alle sue tradizioni.

Giacomo, che grazie alle intercessioni paterne, non ha fatto la guerra, vuole sottrarsi dal giogo dell’essere considerato un figlio inetto dal padre, così decide di scegliere il suo destino da solo, entrando a far parte del partito fascista.

“Per la prima volta, quel giorno, Giacomo si sentiva apprezzato per le sue scelte, per le sue imprese, a dir loro eroiche. E poco contava se quell’apprezzamento fosse sincero o il risultato di anni di vite spese a ricevere, costruendo perfettamente le buone maniere, in cui mai occorre far capire ciò che realmente si pensa e sempre è appropriato mostrarsi interessati.”

In occasione di una festa per la vendemmia Vittorio conosce Antonia e comprende che la ragazza è diversa dalle donne che è abituato a frequentare. Antonia è una ragazza buona, genuina, gentile ma anche pratica, lontana dalle donne della borghesia triestina. E’ affascinata da Vittorio ma non comprende perchè a momenti di evidente interesse si alternino altri in cui lui scompare e questo comportamento confonde la ragazza che non riesce a capirlo e non sa cosa aspettarsi da lui.

“Ora le aveva appena detto di tenere a lei, tuttavia non riusciva a trovare delle spiegazioni al suo comportamento. Perchè si era allontanato? Perchè aveva evitato di incontrarla in quelle settimane, anche dopo il ritorno di suo padre? Perchè non era mai venuto alle vigne approfittando degli autocarri degli Stefancich che salivano sul Carso per le commesse stabilite? Lo aveva aspettato, tutte le volte, sperando di vederlo scendere dai veicoli. Invece era rimasta sempre delusa.”

Suggestiva è l’ambientazione della storia, una terra di confine stimola le fantasie di chi legge e l’autrice, che conosce bene questi luoghi essendone originaria, li ha saputi ben descrivere.

Interessante è la scelta di aver collocato la vicenda dopo la fine della Grande Guerra e dell’annessione del Venezia Giulia all’Italia, una decisione che non fu accettata dal Regno dei Serbi, Croati e Sloveni che avrebbero voluto Trieste e il suo entroterra annessi al loro regno. Ciò comportò  una crisi economica dovuta alla perdita d’importanza del porto di Trieste che era stato il maggiore dell’impero austro-ungarico.

Grazie a Giacomo Ledri l’autrice inserisce nel romanzo un evento storico preciso: nel luglio del 1920 i fascisti organizzarono una manifestazione e la folla incitata dagli squadristi incendiò il Narodni dom che era il maggior centro culturale sloveno.

La storia quindi è ben rappresentata all’interno del romanzo, ma si può affermare che anche la componente romantica è ben presente, gli affari di cuore sono ben descritti seguendo il filo dei pensieri dei protagonisti.

L’introspezione psicologica è il plus valore di questo romanzo che ci permette di cogliere tutte le sfumature dei pensieri e dei sentimenti dei personaggi.

Il finale che ho apprezzato potrebbe far pensare a  un proseguo della storia, non so se ciò avverrà, in ogni caso sarei molto curiosa di scoprire cosa accadrà.

PRO

Prosa elegante e ricca.

CONTRO

Finale aperto.

Trama

La vigna vecchia dei Pàhor guarda Trieste dall’alto delle colline del Carso: tra i filari soffiano l’aria di mare e il sussurro impetuoso della Bora, mitigato dal passaggio verticale sulle rocce. È una sera di settembre e tutto è pronto per la festa di fine vendemmia. Vittorio Stefàncich ha combattuto la Grande Guerra come un eroe. Tornato alla vita comune, fatica a riprendere il suo ruolo nell’azienda di famiglia. Freddo e severo coi dipendenti, imbastisce trattative di mercato militaresche, spietate. Antonia Pàhor è diversa dalle dame che affollano le nobili vie della città: nata in un paese del Carso, ha un animo contadino, buono, e non ha niente in comune con la borghesia triestina che affronta la fine di un’epoca di sfarzo, quella imperiale. Quando s’incontrano alla festa, nel cuore di entrambi scatta qualcosa, come una silenziosa promessa. Ma la guerra è finita soltanto nelle trincee. Alla vigna vecchia c’è anche Giacomo Ledri, figlio dell’avvocato più in vista della città. Si è sentito dire per una vita intera che, a differenza del migliore amico, Vittorio, è un fallimento. Adesso, con l’ascesa del partito di Mussolini, Giacomo ha intuito che chi si schiererà coi fascisti avrà la strada spianata. Affamato di potere e gloria, decide di sfruttare l’amicizia che lo lega alle facoltose famiglie Pàhor e Stefàncich, che trascinerà con sé tra le fiamme di un secolo breve e violento.

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