Narrativa recensioni

Il fondatore – Mariangela Galatea Vaglio

“Alba Longa, 24 marzo 771 a. C.

«Ahhhh!»

Le grida della puerpera echeggiano nell’aria disperate. Faustulus, appoggiato allo stipite della porta della capanna, rabbrividisce. Nemmeno in battaglia, fra i soldati feriti, ha sentito urla così disperate.”

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

La leggenda della fondazione di Roma, inizia con la nascita di Romolo e Remo. Galatea Vaglio, nel suo libro “Il fondatore,” pubblicato da Giunti Editore, ne fa un racconto avvincente, armonizzando elementi mitologici con quelli storici, dai quali è nata la storia della città eterna.

L’autrice fa una ricostruzione attraverso il conflitto tra i due fratelli, facendoci dono di una interpretazione, in qualche modo, più veritiera, emozionante e coinvolgente.  Una “cronaca” lontanissima nel tempo che, inevitabilmente, sovrappone realtà e fantasia, soprattutto considerando ciò che Roma è stata e dell’eccellente lavoro di divulgazione svolto da storici e poeti.

La storia di Romolo e Remo, i gemelli più famosi della storia antica, appassiona e suscita sempre una forte curiosità e, se mi è permesso, ha riacceso in me ricordi scolastici: di scene fantastiche mentre l’insegnante ci raccontava di loro, arricchendo il tutto con spunti narrativi e simbolismi.

La loro vicenda parte da Alba Longa, dove Amulius, fratello di re Numitor, crudelmente ordina che i gemelli che ha partorito la nipote Rea Silvia vengano abbandonati nel Tevere.

Enea, il nostro progenitore, abbandonò la sua Patria in cerca di fortuna, unì il suo sangue e le sue usanze alle popolazioni locali, perché gli dei gli avevano predetto che la sua progenie sarebbe diventata padrona del mondo. La vicenda è nota a tutti, così come è noto l’antecedente.  Un’attrazione seducente che coinvolge e suscita emozioni profonde.

“Il sacerdote scuote la testa furiosamente: «Di la verità, Amulius: tuo padre ti conosceva bene e temeva che tu ti saresti ribellato a tuo fratello subito dopo la sua morte. Per questo ha cercato un metodo per evitarlo. Sappiamo tutti che vuoi il trono da sempre!» Amulius scrolla le spalle: «Quale sia stata la sua motivazione, ciò che ha detto ha detto, e voi dovete rispettare la sua volontà. Anche mio fratello concorda che sia io a fare le parti». Modius si volge verso Numitor, che è seduto alla sua destra, in silenzio: «Non puoi secondare questa follia!» dice.

La storica e scrittrice, Galatea Vaglio, ripercorre la leggenda con vivacità narrativa. Da studiosa e appassionata, ripercorre i rami della storia cercando le radici del mito.

È commovente il risvolto interiore e umano che dà al legame fraterno, quando Romolo tenta con tutte le sue forze di impedire il brutto auspicio che gli è stato fatto.

È unica l’impressione che suscita l’inventiva dell’autrice nei dialoghi tra i due fratelli nel mettere a nudo il loro carattere, la loro natura selvaggia, nel fantasticare chi possa essere il loro vero padre. Con lei diventa una vera e propria esperienza sensoriale.

Nell’immaginario collettivo è straordinaria la visione di una lupa che allatta due neonati che, salvati dalla furia del fiume, tra cospirazioni, intrighi politici e giochi di potere, essi sono destinati a portare a termine una grande missione.

Siamo ai confini tra mito e storia, ma è fantastico abbandonarsi al sogno che l’autrice, con la sua profonda conoscenza della materia, padroneggia con naturalezza. Con un tocco di classe riconsegna la vita a ciò che è sempre appartenuto al mito.

Fa un attento esame sui protagonisti, eroi ed eroine, da rigorosa storica quale è, non cade mai nella retorica, ma gli dà corpo con gli occhi e i criteri di chi vive nel terzo millennio: nessi e allusioni ai nostri giorni scorrono sul filo di una sottile ironia, mai critica.

“Sono passati due anni da quando lo zio e il padre si sono divisi ricchezza e potere. Due anni in cui Rea continua a vivere con addosso un senso di sciagura imminente che non sa spiegare, e che certo viene dagli dei. Per questo controlla spasmodicamente ogni mossa dello zio per cercare un suo fallo. Non si è mai fidata di lui.”

Pungente e concisa, brillante e ironica, ma anche interattiva e pedagogica, Galatea Vaglio, nel suo stile “irriverente,” ma sempre coinvolgente, equilibra le sue conoscenze di storica a quelle di insegnante: con quella cordialità giornalistica, con la spontaneità e la figura moderna di un blogger.

“L’impero romano è meglio di Beautiful”, assicura simpaticamente la scrittrice.

Ma il lettore sa che questo non è gossip per chiacchiere da salotto: qui è tutto documentato, tra un’intensa cronaca nera e rosa, dagli intrighi di palazzo alle storie d’amore dietro le quali c’è una ricerca di memoria certosina.

Questo romanzo ci porta verso le dinamiche legate al rapporto che si instaura tra fratelli sin dalla nascita. Dai tempi di Caino e Abele, i rapporti tra fratelli sono stati, quasi sempre, dominati dal disaccordo, soprattutto nelle grandi dinastie, quando ci sono in gioco eredità contese e questioni di potere. Anche la normalità sembra essere in ogni caso turbata, ma molto dipende dall’idea stessa di normalità che cambia a seconda delle epoche.

“Solo Romulus, mentre il nonno lo stringe debolmente in un abbraccio, sente quello che Numitor gli sussurra: «Non mi sono comportato in modo così spietato a caso, nipote. Anche a me i numi hanno parlato. Tu oggi hai mostrato un cuore nobile, proteggendo tuo fratello. Ma guardati da lui, in futuro, se vuoi compiere il fato che ti è stato assegnato dagli dei».”

La storia di Romolo e Remo è una storia di rivalità per eccellenza. Offre spunti interessanti per analizzare l’intesa tra fratelli, con particolare attenzione ai temi del potere e della complessità dei legami famigliari. La leggenda, rileva elementi drammatici e violenti dove aleggia anche la condizione femminile alla quale l’autrice dà una reinterpretazione quanto mai verosimile e attenta, con una documentazione minuziosa. La studiosa e la scrittrice si fondono, diventano complici, accompagnano il lettore in un percorso affascinante, in una terra primordiale, il Lazio: oscura, infangata, melmosa, misteriosa, in una esibizione, su un red carpet di dei che sfilano realmente tra uomini e donne, che fanno da guida attraverso le gesta, simboli, presenze e segnali, che la storia ci tramanda attraverso la penna degli storici, i quali interagiscono per noi con la Storia e ce la raccontano.

Pro

Roma. Una città che diviene ben presto la città che accetta, che offre asilo, per dare l’opportunità a tutti di rifarsi una nuova vita. Ed è quello che la storica, Galatea Vaglio, mette in risalto in questo romanzo.

Contro

Non ci sono contro specifici.

Trama

Alba Longa, 24 marzo 771 a. C.  Due gemelli neonati vengono abbandonati da due uomini di Amulius, fratello dell’ormai debole re Numitor e sovrano de facto degli Albani, vicino alla foce del Tevere, in una zona disabitata chiamata Ruma.

Sono figli della colpa: il padre è ignoto, mentre la madre, Rea Silvia, principessa di Alba Longa, era destinata a diventare una sacerdotessa della Dea prima che spezzasse i suoi voti di castità. Ora è condannata a morte, così come i figli che ha generato. Ma il fato ha un piano differente per loro e uno dei due soldati li porta in salvo. Lazio, 753 a. C. Romulus e Remus sono considerati dei briganti e vengono braccati per tutta la regione dagli uomini di Amulius. Quando Remus cade in una trappola e viene catturato, Romulus entra nella città e la rivelazione delle loro origini a re Numitor cambierà tutto. Ma di nuovo, il destino è più complicato di quanto sembri e ha previsto per loro qualcosa di più grande del governo sulla piccola Alba Longa: la fondazione di una città che diventerà il centro del mondo proprio nel luogo in cui furono abbandonati, la Ruma. Il progetto, tuttavia, metterà a dura prova il legame tra i due gemelli: Romulus sarà disposto anche all’impensabile pur di diventare il fondatore della nuova città. Mariangela Galatea Vaglio torna in libreria con un titolo che racconta in modo appassionante il mito della fondazione di Roma, una vicenda sospesa tra storia e leggenda. 

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