Curiosità

Conoscete la “Congrega degli arguti” di Roma?

A Roma, nel XVI secolo, ai tempi in cui il papa governava la città con il pugno di ferro, il malcontento del popolo nei confronti del loro mecenatismo artistico e della corruzione della vita mondana avevano dei portavoce d’eccezione: le statue parlanti, chiamate nel complesso la Congrega degli Arguti proprio a causa della pungente satira di cui erano depositari.

Sono sei statue, collocate in diverse aree di Roma, grazie alle quali era possibile criticare e ridicolizzare l’operato di chi era al potere con dei cartelli satirici posizionati di notte in forma del tutto anonima: Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia, l’Abate Luigi, er Babbuino, il Facchino.

PASQUINO

Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma. Molte ipotesi circolano intorno al nome: secondo la tradizione più diffusa, trarrebbe origine da quello di un barbiere o di un oste o sarto proveniente dal rione romano del Parione e dotato di particolare arguzia e irriverenza. Secondo altre fonti da un docente di grammatica latina che, secondo i suoi studenti, somigliava molto alla statua.

Simbolo della libertà romana, espressione del potere della parola del popolo,ai suoi piedi, ma più spesso al collo, venivano appesi cartelli contenenti versi satirici diretti a beffeggiare importanti personaggi pubblici.

Pasquino ben presto divenne quasi un’istituzione tanto che da lui presero nome i componimenti ironici noti come pasquinate. Una delle più celebri è quella dedicata a papa Urbano VIII, reo di aver fatto fondere nel 1625 le travature bronzee del Pantheon per la realizzazione del baldacchino nella Basilica di San Pietro e di 80 cannoni per Castel Sant’Angelo:

 “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini” quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini.

La Chiesa non poteva tollerare questa situazione e tentò in ogni modo di impedirla: Adriano VI pensò di gettare la statua nel Tevere, mentre Benedetto XIII emanò un editto condannando a morte i responsabili. Tuttavia, Pasquino continuava a parlaree, nel frattempo, non era più solo…

MARFORIO

Il rappresentante meglio conservato della nostra Congrega degli Arguti fu rinvenuto nel Cinquecento nel Foro di Augusto davanti al tempio di Marte Ultore e probabilmente da qui deriva lo strano nome, storpiatura di “Marte in foro” oppure, secondo altre versioni “mare in foro” visto che la statua rappresenta una divinità fluviale.

Marforio è considerato il “braccio destro” e “spalla” di Pasquino , con il quale dialogava in un pungente e singolare botta e risposta.

Sottili e sagaci le loro “chiacchierate a distanza”. Una celebre satira ebbe come bersaglio la sorella di papa Sisto V che, nonostante le sue umili origini contadine, si atteggiava a nobile e snob:

Marforio: “Ahimé Pasquino, perché sei così sporco? Hai la camicia nera come quella di un carbonaroPasquino: “Che vuoi farci? La mia lavandaia è stata fatta principessa!”.

Quando Roma venne occupata dai francesi tra 1808 e 1814 e Napoleone si dette alla razzia delle opere d’arte della città, le due statue più note non poterono non commentare così:

Marforio: “E’ vero che i francesi sono tutti ladri?”

Pasquino: “Tutti no, ma Bona Parte sì!”

MADAMA LUCREZIA

Unica donna della Congrega degli Arguti, Madama Lucrezia, è un possente mezzo busto di epoca romana con il volto sfigurato, alto circa 3 metri.

Il singolare nome probabilmente si riferisce a Lucrezia d’Alagno, la famosa amante del re di Napoli Alfonso V. Alla morte del re il figlio Ferrante la cacciò da Napoli costringendola a vivere nella capitale in un palazzetto adiacente alla statua che così prese il suo nome.

Come le altre statue parlanti, fu spesso la voce delle pasquinate. Durante la Repubblica Romana del 1799 la statua cadde dal suo piedistallo e il popolo romano, con allusione al governo vigente, scrisse sul dorso: “non ne posso veder più

ABATE LUIGI

Pur rappresentando, dato l’abbigliamento caratterizzato dalla toga praetexta, un ignoto magistrato o un oratore romano, la fantasia popolare romana pensò bene di dargli il nome del sacrestano della vicina chiesa del Sudario: Abate Luigi.

La statua è senza la testa, più volte trafugata e sostituita: nel 1888, nel 1966, nel 1970 e nel 2013.

Proprio in occasione del furto del 1966 la statua parlò per l’ultima volta:

O tu che m’arubbasti la capoccia vedi d’ariportalla immantinente sinnò, voi vede? come fusse gnente me manneno ar Governo. E ciò me scoccia

con evidente tono satirico nei confronti non solo del ladruncolo, ma soprattutto dei “potenti” del suo tempo.

IL BABUINO

Collocato accanto alla Chiesa di Sant’Attanasio dei Greci nell’omonima via che proprio da lui prende il nome, (precedentemente Via Paolina), il Babuino,o Babbuino inromanesco,  non ha niente a che fare con una scimmia. Si tratta di un anziano sileno, creatura mitologica abitatrice dei boschi, che  a causa della sua bruttezza venne soprannominato dal popolo romano Er Babbuino. 
Tanto singolare era il suo aspetto e tanto frequenti e incisivi gli attacchi di cui si faceva portatore che egli divenne presto un vero e proprio rivale di Pasquino, tanto che le sue più che pasquinate erano chiamate babbuinate.

IL FACCHINO

Il  Facchino è la statua parlante più recente, una piccola fontanella con una figura maschile ritratta mentre versa l’acqua da una botte. Fra tutte e sei, è la scultura più bella tanto che alcuni l’attribuirono a Michelangelo ma molto probabilmente opera di un suo allievo.

L’abito indossato è il costume tipico della Corporazione dei facchini, da cui deriva il nome del personaggio.

In realtà quello che ci troviamo di fronte non è un facchino ma un “acquarolo”: Jacopo Del Conte la realizzò su incarico della Corporazione degli Acquaroli, coloro che raccoglievano l’acqua dalle fontane pubbliche per rivenderla porta a porta.

Il Facchino subì più volte la deturpazione del viso poiché il popolo lo riteneva, per via del berretto e dell’abbigliamento,  somigliantea Lutero e si divertivano a colpirlo con dei sassi.  

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