Letture condivise

Lettura condivisa di settembre: è il momento del sondaggio

Per il nuovo corso della condivisa di TSD abbiamo scelto di proporvi una terna di romanzi dello stesso autore. Non un autore qualsiasi ma uno dei più grandi esponenti della letteratura italiana contemporanea: Andrea Camilleri!

Andrea Camilleri (1925-2019) è stato uno degli scrittori italiani contemporanei più amati, noto soprattutto per aver creato il celebre commissario Montalbano, protagonista di una lunga serie di romanzi gialli ambientati in Sicilia.

La sua produzione letteraria, tuttavia, va ben oltre il genere poliziesco: Camilleri ha scritto romanzi storici, saggi, racconti e opere teatrali, distinguendosi per uno stile unico che mescola il rigore narrativo alla parlata siciliana. Nei suoi romanzi storici, come quelli che vi proponiamo oggi, ricostruisce con grande attenzione il contesto sociale, politico e culturale della Sicilia tra Ottocento e Novecento, offrendo al lettore uno spaccato vivido e coinvolgente della vita e dei costumi dell’epoca. La capacità di unire intrigo, memoria storica e umorismo ha reso Camilleri una voce imprescindibile della letteratura italiana contemporanea.

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Quale libro scegli per la condivisa di settembre?

Una nuova terna tra cui scegliere! Partiamo da un autore molto famoso che non abbiamo letto molto nel nostro gruppo: Andrea Camilleri

la concessione del telefono

1891. Il telefono è arrivato in Sicilia, ma per ottenere l’allacciamento è necessaria una concessione governativa firmata dal ministro, previo pagamento di una onerosa tassa. Filippo Genuardi, commerciante di legnami, dovrà sudarsi la concessione dato che i pali necessari al collegamento telefonico sono 58 lungo una striscia di 3 chilometri che interessa ben 14 diversi proprietari; senza contare che la lettera che Genuardi ha indirizzato al prefetto di Montelusa contiene un imbarazzante errore proprio nel cognome… Non resta che rivolgersi all’uomo di rispetto locale, ma la vicenda si complica perché il commerciante viene sospettato di essere un sovversivo. Nella Vigàta di fine secolo Camilleri incanala la propria vena satirica in una sorprendente organizzazione del racconto: a una prima parte burocratica ufficiale – «cose scritte» – fanno seguito i gustosi dialoghi fra i protagonisti -«cose dette» -, nella terza e ultima parte i fili della vicenda si tingono di giallo… 

la mossa del cavallo

L’azione si svolge nel 1877 e trae spunto da un episodio raccontato nella famosa inchiesta sulla Sicilia da Leopoldo Franchetti. Giovanni Bovara, nato in Sicilia ma trasferitosi a soli tre mesi d’età a Genova, viene mandato nell’isola come ispettore ai mulini, dopo che i due che l’hanno preceduto sono morti ammazzati. A Vigàta rimane invischiato nei potentati locali, dal prete ai politici, agli uomini d’onore a infidi azzeccagarbugli che gli mandano messaggi in codice che Bovara, integerrimo funzionario, non può capire. Va dritto per la sua strada, che è quella della legge, e ragiona in dialetto genovese, ma è proprio questo che gli impedisce di cogliere la rete che lo va stritolando. Così quando viene ucciso il prete, donnaiolo e in fama d’usuraio, l’unica maniera per difendersi dalla paradossale situazione in cui si è venuto a trovare – quella di essere accusato del delitto che ha denunziato – è la mossa del cavallo. Giovanni Bovara dunque si mette non solo a parlare ma anche a pensare in siciliano, un dialetto che credeva d’aver perso, ma che sboccia spontaneo dalle sue labbra e si rivela la chiave per comprendere l’accaduto e soprattutto per dare scacco a chi controlla un paese intero. Insomma una autentica provocazione che rovescia la trappola fabbricata per lui. La connessione delle lingue: l’italiano postunitario, le parole della burocrazia, i dialetti genovese e siciliano; basta trovare il codice giusto per risolvere il corto circuito e accedere alla soluzione. Ed è questo che rende questo romanzo (che al racconto alterna verbali, documenti, corrispondenze e articoli fittizi) unico e uno dei più felici di Andrea Camilleri: per la scena animata e umoristica e il rovesciamento dei ruoli, per l’irrisione dei siciliani, fra cadaveri che appaiono e scompaiono, testimoni che si volatilizzano, parole sussurrate a mezza voce, una farsa tragica.

il re di girgenti

Il re di Girgenti è il libro per molti aspetti più rappresentativo dell’opera di Andrea Camilleri. In esso, più che in altri, si fondono il lavoro sul linguaggio e lo studio degli scenari storici e sociali, il tono giocoso si alterna a quello drammatico, si fa ricorso ai diversi generi tra cui il fantastico. Era il romanzo che più amava, quasi un manifesto della sua passione politica e libertaria. Esemplare dello stile di creazione che seguiva. A partire da un «grumo» di notizia riguardante la proclamazione di un proprio re, nel 1718, da parte del popolo di Agrigento in rivolta, lo scrittore inventa la biografia di Michele Zosimo, il Re contadino, e la sviluppa come un cuntu, sullo sfondo una quantità di storie fantasiose e di personaggi colorati. Questa edizione del Re di Girgenti, rispetto a quella originale del 2001, aggiunge al testo un’Introduzione di Salvatore Silvano Nigro e un’Appendice contenente i «documenti e le testimonianze» creati da Camilleri. Queste pagine all’inizio erano dentro al romanzo quali «autentici falsi d’autore» (Camilleri), «carte» inventate di sana pianta per dare sostanza di verità alle vicende. L’autore in seguito decise di escluderle. Pubblicarle oggi offre un panorama più vasto della sua narrazione: non solo come informazione, ma anche per l’inventiva, l’umorismo, la carnalità, il senso dello spettacolo.

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