Curiosità Viaggio nella storia

Conoscete il mistero della mappa di Piri Reis?

Se andate a visitare la Biblioteca del Palazzo di Topkapi, a Istanbul, potete ammirare la “Mappa di Piri Reis”, rivenuta nel 1929 dal teologo Gustav Adolf Deissman durante i lavori di rifacimento per trasformare il palazzo in museo.

Si tratta di due frammenti di un documento più ampio, una mappa degli inizi del XVI secolo disegnata su pergamena di pelle di gazzella, che raffigura il mondo conosciuto all’epoca, corredata da note esplicative sui margini che vennero tradotte nel 1935, per esplicita volontà di Atatürk, da Bay Hasan Fehmi e Yusuf Akcura, in turco moderno, tedesco, francese, inglese e italiano.

L’autore della mappa è Ahmed Muhiddin Piri, meglio noto come Piri Reisreis è una carica militare equivalente a quella di capitano navale, un marinaio e cartografo ottomano vissuto tra il 1465 e il 1553. Fu egli stesso, attraverso le note a margine, ad affermare di averla elaborata a partire da una delle mappe originali di Cristoforo Colombo, purtroppo andata persa, e completandola con informazioni ricavate dai portolani portoghesi che all’epoca erano fra i migliori del mondo. I portolani erano carte in cui si descrivevano porti, fondali e rotte di navigazione specifica.

L’uso di queste mappe ci fa capire quanto grande fosse la passione di Piri Reis per le nuove scoperte, in controtendenza con la corte ottomana di Costantinopoli che non nutriva alcun interesse nei nascenti traffici atlantici che avrebbero fatto la fortuna della Spagna e del Portogallo da lì a pochi decenni.

Iniziò a lavorarci nel 1513, e la offrì al sultano Solimano il Magnifico nel 1517.

Questa mappa divenne in seguito uno dei documenti cartografici più studiati, e con grande curiosità, da navigatori, scienziati e cartografi. Perché?

La risposta è nell’alone di mistero che si creò per una strana particolarità riscontrata nella mappa: a ovest della Penisola Iberica e dell’Africa si possono distinguere grandi porzioni di costa dell’ America meridionale che poi verso sud bruscamente si orientano verso est. Si tratta della costa della Patagonia e del continente antartico? Ma com’è possibile se la costa della Patagonia è stata esplorata dalla spedizione di Magellano qualche anno dopo, negli anni ’20 del 1500, mentre l’Antartide, per quanto la sua esistenza fosse stata ipotizzata fin dall’antichità, è stata scoperta solamente nel 1818?

Inoltre, non furono solo i dati geografici a richiamare l’attenzione e la curiosità. La mappa includeva disegni di animali, come uno somigliante a un alce, che chiaramente non potevano vivere in Antartide, avendo la scienza dimostrato che l’ultima volta in cui questa non presentava ghiacciai è da far risalire a circa 10 milioni anni di fa, molto tempo prima della comparsa dell’uomo sulla terra.

Da queste osservazioni, e dal riferimento fatto da Piri Reis ai portali portoghesi, all’epoca nacque un dibattito in merito alla possibilità che fossero esistite delle nozioni geografiche,recuperate dal cartografo ottomano o dalle sue fonti, andate poi perdute.

In realtà la conclusione a cui si è arrivati è molto semplice: la mappa di Piri Reis non rappresentava le coste dell’America e dell’Antartide, ma si basava vagamente sulle idee del tempo su ciò che doveva esserci oltre l’oceano.

Questo si deduce dalla grande differenza che c’ètrala precisissima cartografia delle coste spagnola, portoghese e africana che si vedono sulla destra e l’enorme inesattezza di quelle che dovrebbero essere le coste di Sud America e Antartide.

Le terre nell’estremità inferiore della mappa potrebbero essere, quindi, il prolungamento del continente sudamericano deformato e piegato a destra semplicemente per adattarsi alla forma della pergamena o per far rientrare quelle terre nei 180° assegnati al Portogallo dal trattato di Tordesillas del 1494, come avrebbe fatto comodo ai portoghesi.

Un’altra ipotesi potrebbe essere quella che induce a pensare che le coste riprodotte sul lato sinistro del disegno rappresentino in modo genericouna terra sconosciuta di cui si conosceva l’esistenza, ma che ancora non era stata esplorata.

Bisogna considerare, infatti, che le carte geografiche del Medioevo e del Rinascimento erano spesso costruite in modo simbolico, più che realistico. Per esempio, il nord poteva essere raffigurato a sinistra e il sud a destra, una nazione più importante poteva essere disegnata più grande delle altre solo per enfatizzarne la potenza, a prescindere dalle reali dimensioni. E, ad aumentare la confusione di un non esperto, nelle mappe venivano spesso riprodotti anche luoghi mitici come il Paradiso Terrestre o la Torre di Babele.
Solitamente questi territori si rappresentavano disegnandoci sopra creature fantastiche o attraverso la frase hic sunt leones, “qui ci sono i leoni”, che veniva utilizzata per indicare territori inesplorati, spesso regioni pericolose,  e mettere in guardia gli esploratori.

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