Accadde oggi Viaggio nella storia

6 e 9 agosto 1945. Il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki: il mondo non fu più lo stesso (Prima parte)

Articolo a cura di Laura Pitzalis

Ragazzino” e “Grassone”, sembrano due innocui soprannomi giovanili che ci richiamano un’ allegra gioventù e invece è l’origine che ottant’anni fa cambiò il corso della storia in modo irreversibile.

Little Boy” e “Fat Man” si chiamavano così le due bombe che il 6 e il 9 agosto 1945 distrussero Hiroshima e Nagasaki, due attacchi atomici fra gli episodi bellici più rilevanti dell’intera storia dell’umanità sia per la gravità dei danni causati sia per il fatto che fu il primo e unico utilizzo in guerra.

In quest’epoca dove le guerre persistono ancora, le armi nucleari sono lo spauracchio sempre più rilevante nelle politiche e nei protocolli di sicurezza degli Stati e le minacce di un loro potenziale utilizzo aumentano, risulta più che mai doveroso commemorare l’anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki e gli effetti catastrofici che questo evento produsse.

contesto storico

Durante la Seconda guerra mondiale grazie al “Progetto Manhattan”, che raccolse numerose eminenze scientifiche come Robert Oppenheimer, Niels Bohr ed Enrico Fermi, gli americani realizzarono una nuova terribile arma finalizzata alla distruzione di massa: la bomba atomica.

Il primo test nucleare, nome in codice “Trinity“, si svolse il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nel Nuovo Messico: una bomba di prova, denominata “The Gadget” fu fatta esplodere con successo.

L’uso di questa micidiale arma non fu solo un esperimento in quanto sarebbe stata usata per porre definitivamente fine alle aspirazioni giapponesi nel Pacifico e nel continente asiatico.

Il Giappone, infatti, dopo l’atto di resa incondizionata della Germania nazionalsocialista alle forze alleate, firmata il 7 maggio 1945, era ancora in guerra contro gli angloamericani. Il Paese era ormai accerchiato, ma il potere politico-militare, animato da un nazionalismo fanatico, non aveva intenzione di arrendersi,  ritenendo che, piuttosto che arrendersi, si dovesse combattere fino alla distruzione completa del Paese. Anche l’imperatore, che per i giapponesi era una figura semidivina, era sostanzialmente favorevole a proseguire la guerra.

Per questo, Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, unica persona a cui spettava la decisione sull’uso delle bombe atomiche, decise di usarle non solo per indurre il Giappone alla resa, ma anche per mostrare la forza degli Stati Uniti all’URSS, con la quale già si profilava la rivalità che avrebbe dato luogo alla Guerra Fredda.

L’atroce decisione di usare la bomba su una città e non su un’installazione militare, non fu casuale ma voluta per massimizzare l’impatto psicologico e furono prese in considerazione quattro obiettivi. in ordine di priorità Hiroshima, Kokura, Nagasaki e Niigata.

E così, tre settimane dopo il primo test, alle 8.15 del 6 agosto 1945, una bomba nucleare carica di uranio-235 battezzata Little Boy colpì la città di Hiroshima. Tre giorni dopo Fat Man, questa volta carico di plutonio-239, avrebbe fatto lo stesso con Nagasaki.

il bombardamento di hiroshima

La scelta della data del 6 agosto si basò sul fatto che nei giorni precedenti diverse nubi stratificate coprivano la città, mentre il giorno dell’attacco il tempo era variabile. Circa un’ora prima del bombardamento la rete radar giapponese lanciò un allarme aereo immediato, rilevando l’avvicinamento di un gran numero di velivoli americani diretti nella zona meridionale del Giappone.

Poco prima delle 08:00, la stazione radar di Hiroshima stabilì che il numero di velivoli entrati nello spazio aereo giapponese era basso, probabilmente non più di tre, perciò, l’allarme aereo venne ridimensionato.

I tre aeroplani americani erano i bombardieri Enola Gay, che conteneva la bomba, The Great Artiste e un altro aereo, in seguito chiamato Necessary Evil, cioè “Male necessario“, le cui funzioni erano di supporto e di documentare, attraverso una serie di fotografie, gli effetti dell’impiego dell’ atomica.

Il normale allarme aereo, quindi, non venne azionato e alle 08:15 l’Enola Gay lanciò “Little Boy” sul centro di Hiroshima. L’esplosione si verificò a 580 metri dal suolo, con uno scoppio equivalente a 13 chilotoni, uccidendo sul colpo tra le 70.000 e le 80.000 persone e radendo al suolo circa il 90% degli edifici.

Testimone oculare del bombardamento di Hiroshima fu il padre gesuita e futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe:

« Ero nella mia stanza con un altro prete alle 8.15, quando improvvisamente vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio. Non appena aprii la porta che si affacciava sulla città, sentimmo un’esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano. Allo stesso tempo porte, finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina per avere una migliore vista. Da lì potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c’era una Hiroshima decimata. Poiché ciò accadde mentre in tutte le cucine si stava preparando il primo pasto, le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un’enorme vampa.”

il bombardamento di nagasaki

Per il Giappone la situazione era ormai insostenibile e il 9 agosto gli americani decisero di dargli il colpo di grazia con un nuovo bombardamento atomico.

La mattina del 9 agosto 1945 l’equipaggio del Boeing B-29, Superfortress, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata “Fat Man“, alla volta di Kokura, l’obiettivo iniziale della missione. Le nubi, però, non permisero di individuare esattamente l’obiettivo, e dopo tre passaggi sopra la città l’aereo venne dirottato sull’obiettivo secondario, Nagasaki.

Ci fu un  primo allarme areo che poi cessò  perché il comando giapponese ritenne che si trattasse solamente di aerei da ricognizione.

Alle 11:02, alcuni minuti dopo aver iniziato a sorvolare Nagasaki  il comandante della missione si accorse che l’obbiettivo, ancora una volta, era nascosto dalle nubi. Dato che non era pensabile tornare indietro e rischiare un ammaraggio a causa della mancanza di carburante con un’arma atomica a bordo, decise d’ individuarlo, anche attraverso le nubi, accendendo il radar. 

Così “Fat Man” venne sganciato a quattro chilometri a nord-ovest da dove era previsto e questo “sbaglio” salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba cadde nella Valle di Urakami.

Le distruzioni, pur essendo inferiori a quelle di Hiroshima, furono comunque spaventose. Persero la vita circa 35-40.000 persone su 240.000 abitanti totali e quasi il 90% degli edifici fu abbattuto.

Dopo Nagasaki le autorità politico-militari del Giappone decisero finalmente di arrendersi. Il 15 agosto l’imperatore comunicò con un messaggio radio che accettava la resa e il successivo 2 settembre i rappresentanti del governo firmarono l’armistizio.

La conseguenza più duratura dei bombardamenti atomici fu l’inizio della corsa agli armamenti: i sovietici accelerarono i programmi per dotarsi di ordigni nucleari e nel 1949 effettuarono con successo il loro primo test atomico. Da allora, il pericolo della guerra nucleare non è mai venuto meno.

conseguenze psicologiche e sociali

Le esplosioni atomiche causarono devastazioni immediate e a lungo termine. Oltre alle vittime iniziali, migliaia di persone morirono nei mesi e anni successivi a causa delle radiazioni. Un aumento significativo dei casi di leucemia fu osservato tra i sopravvissuti, in particolare tra i bambini, con un picco tra il secondo e il sesto anno dopo i bombardamenti.

Non ci furono però  solo devastazioni fisiche ma anche una vasta gamma di conseguenze psicologiche a lungo termine che interessò i sopravvissuti ai bombardamenti, gli “hibakusha”, letteralmente “persona colpita dall’esplosione”.

In uno studio condotto da Robert Jay Lifton, psichiatra statunitense, fu coniato il termine “morte in vita” per descrivere lo stato psicologico di molti sopravvissuti, caratterizzato da un senso persistente di colpa per essere sopravvissuti, associato a una profonda angoscia esistenziale.

Oltre a questo, un aspetto cruciale che ha profondamente influenzato il loro benessere psicologico fu la discriminazione sociale che hanno dovuto affrontare, alimentata da una combinazione di paura, ignoranza e pregiudizi radicati.

Difficoltà nel trovare impiego, con datori di lavoro riluttanti ad assumere persone che avrebbero potuto necessitare di cure mediche frequenti o essere percepite come “contaminate”; ostracismo sociale e difficoltà nel formare legami intimi. La paura di trasmettere effetti genetici ai figli ha portato molti a evitare il matrimonio o la procreazione o a nascondere il proprio status di hibakusha ai potenziali partner.

Un aspetto particolarmente doloroso della discriminazione riguarda i bambini nati da genitori hibakusha. Nonostante l’assenza di prove scientifiche di effetti genetici trasmissibili, questi bambini sono stati spesso stigmatizzati, subendo bullismo a scuola e discriminazioni nella vita adulta.

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