Quando qualcuno deve affrontare qualcosa d’importante o rischioso e avrebbe bisogno di un po’ di fortuna, l’espressione tipica che noi italiani usiamo, oltre “Buona fortuna”, è “In bocca al lupo”, espressione idiomatica utilizzata nel gergo della lingua italiana che serve a scongiurare gli influssi negativi. Per quanto all’apparenza potrebbe sembrare l’opposto, il fine scaramantico è l’esatto contrario di quanto viene affermato: non si augura di essere divorato da un lupo ma di superare qualsiasi difficoltà.

Tradizionalmente la risposta a questo modo di dire è “Crepi il lupo!” o semplicemente “Crepi!”, in riferimento al fatto che ci si auspica la morte del lupo e la fine della minaccia che rappresenta. Tuttavia, ultimamente si sta diffondendo anche la risposta “Grazie” o “Viva il lupo“, in segno di rispetto verso l’animale e riconoscendo che l’espressione originale non augura letteralmente qualcosa di negativo, ma è un modo per invocare protezione.
Ma scopriamo le motivazioni per cui si risponde in modi diversi.
La risposta “Crepi il lupo” potrebbe essere collegata all’immagine stessa di questo animale nella lingua, nell’ espressioni, nei modi di dire e nei proverbi che mette in risalto le sue caratteristiche di animale crudele, falso e insaziabile nella sua voracità. Animale causa di morte e terrore tra abitanti indifesi, pastori e cacciatori, che diventa protagonista di favole (da Esopo, Fedro e La Fontaine alle numerose versioni del Cappuccetto Rosso) nonché di numerose leggende e storie tramandate per generazioni. Sempre in veste di “cattivo”.
E naturalmente, per non trovarsi “in bocca al lupo” la risposta non può che essere “crepi”, che il lupo muoia per metterci al sicuro dal pericolo.
Per quanto riguarda la risposta, relativamente più recente, “ Evviva il lupo” o semplicemente “Grazie”, è da riportare a una più incisiva consapevolezza ambientalista del nostro tempo per cui siamo più rispettosi verso gli animali? Forse, ma non solo se andiamo a vedere l’origine del detto, in latino “in ora lupis”, che sembrerebbe risalire all’antica Roma e che ha un significato di protezione. Con questo si augurava la stessa fortuna che ebbero Romolo e Remo salvati dalle acque del Tevere da una lupa che li prese dolcemente in bocca come fa con i suoi lupacchiotti. Perché il lupo costruisce la sua tana nei luoghi più scuri e segreti, ma se si fiuta un pericolo la mamma per istinto prende i suoi cuccioli in bocca e li sposta da un’altra parte, proteggendoli.

In questo caso nessun “crepi il lupo” sarebbe adatto.
Otre queste due interpretazioni ce n’è una terza di tradizione marinaresca che si stacca completamente dall’animale. Qui la “bocca del lupo” è una lavagna dove i capitani che arrivavano a Venezia registravano il loro arrivo e procedevano ad un piccolo censimento della quantità di uomini e merci portati a casa. Anche qui “in bocca al lupo” assume una connotazione positiva, quella di una buona navigazione ma anche di buon ritorno per i membri dell’equipaggio: che i loro nomi siano scritti nella “bocca del lupo” e quindi salvi!



