Personaggi Storici Viaggio nella storia

31 Luglio 1703, Daniel Defoe viene messo alla gogna.

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

Quando si parla di Daniel Defoe, quasi automaticamente, la mente approda su un’isola deserta abitata da un naufrago.

La storia di Daniel Defoe, nato Foe in seguito aggiunse, per capriccio, la particella “de” al suo cognome, per darsi un tono più aristocratico, ebbe inizio nell’anno 1660, ma ci sono discordanze sulla sua data di nascita.

Fu educato in un ambiente borghese, figlio di un mercante di candele.

La sua famiglia era presbiteriana, pertanto era contraria ai dogmi della Chiesa cattolica ragion per cui il giovane Daniel non poté frequentare né l’università di Oxford né di Cambridge.

Studiò presso la “Dissenters’ Academy, il seminario diretto dal reverendo Charles Morton: una scuola che accoglieva protestanti che non seguivano la Chiesa anglicana, dove ricevette un’istruzione inconsueta e molto liberale per l’epoca.

Terminati gli studi era incerto tra diventare sacerdote o seguire una sua passione: il commercio.  

Ma la mancanza di fede, infine, lo portò a vendere calze e articoli di lana per passare poi al commercio di tabacco e vino.

Verso la fine del 1680 Daniel Defoe aveva già percorso tutto il Paese, sposato Mary Tuffley, dalla quale ebbe otto figli e accumulato una ragguardevole fortuna. 

Però la sua passione per gli affari lo trasformò in uno speculatore nato e finì per contrarre molti debiti.

Nel 1685, Defoe supportò il duca di Mommouth nella rivolta contro il re cattolico Giacomo II, scrivendo opuscoli infuocati contro il monarca.

Nel 1692, dopo aver assicurato navi durante la guerra con la Francia per notevoli somme di denaro, (operazioni molto azzardate), accumulò un debito di diciassettemila sterline (una somma che oggi equivarrebbe a quasi mezzo milione di sterline).

Così dovette dichiarare bancarotta e andare in prigione.

Un uomo dall’esistenza tumultuosa, dalla personalità versatile profondamente legata allo sviluppo commerciale britannico, diviso tra impegno politico e ispirazione letteraria, Daniel Defoe scrisse  numerose opere di genere diversi.

Pubblicò numerosi pamphlet, libretti pungenti molto popolari all’epoca, che ebbero un’incredibile successo di pubblico: nei quali parlava in particolare di politica, economia, religione.

I Whig e i Tory: i principali partiti politici inglesi che si contesero il potere tra il XVII e il XIX secolo.

La contrapposizione tra i due partiti rifletteva le divisioni sociali e politiche dell’Inghilterra di quell’epoca.

La politica dei Whig supportava le grandi famiglie aristocratiche e i non anglicani o dissenzienti, come i presbiteriani, mentre i Tory sostenevano la Chiesa anglicana e la piccola nobiltà.

La morte del re Guglielmo III, fu l’occasione per perseguitare i puritani, all’epoca chiamati  Non-Conformisti, perché si erano rifiutati, nel 1661, di adempiere ai propri bisogni spirituali con il “Libro di Preghiere” approvato dalla chiesa anglicana.

31 luglio 1703. Il disonore della gogna

Il 31 luglio 1703 Daniel Defoe venne messo alla gogna e successivamente imprigionato, con l’accusa di diffamazione verso la Chiesa di Inghilterra, per la pubblicazione del pamphlet di satira politica, The Shortest-Way with the Dissenters, 1702, (“La via più breve per i dissenzienti”).

Il pamphlet venne pubblicato in forma anonima, ma non ci volle molto per scoprire chi fosse l’autore. Lo scrittore fu condannato a pagare una multa di duecento marchi e a restare in carcere fino al pagamento di tale somma il che voleva dire l’ergastolo, poiché non era in possesso di tale somma.

Il giudice Salathiel Lovell, che aveva la reputazione di essere un uomo tanto perverso quanto crudele, oltre alla multa e al carcere lo condannò anche a tre giorni di gogna.

Nella gogna il prigioniero, oltre a dover sopportare l’incomoda posizione e il dolore di avere capo, piedi e mani immobilizzati, per di più in un luogo pubblico, era oggetto di derisione da parte di persone che gli gettavano addosso fango, frutta marcia, animali morti o feci. Spesso succedeva che lanciassero anche pietre, ferendo il prigioniero e addirittura uccidendolo.

Mentre attendeva in carcere la sentenza, Defoe, scrisse, “A Hymn to the Pillory,” l’opera satirica che si traduce in italiano come “Inno alla gogna”, che diventò un’aspra critica al sistema giudiziario e politico inglese dell’epoca in cui la gogna diventò il simbolo dell’ingiustizia. Nel ritmo quasi di ballata, sviluppa un tema amato dalle satire di Defoe: il castigo degli innocenti, l’impunità dei malfattori, la barbarie dell’oltraggio della folla.

“L’Inno alla gogna” circolò in tutta Londra: la condanna si trasformò in trionfo, la gogna venne addobbata di fiori e si brindò con fiumi di birra in onore del condannato.

Liberato per diventare una spia

Lo scrittore fu coinvolto in attività di spionaggio per conto del governo inglese, in particolare durante il periodo di unione tra Inghilterra e Scozia. Questa esperienza influenzò la sua scrittura, che spesso rifletteva il suo interesse per la politica, per le cospirazioni e le dinamiche di potere.

Dopo la gogna entrò nella temuta prigione londinese di Newgate, la stessa dove erano già stati imprigionati Sir Thomas Mallory, William Kidd, Giacomo Casanova e Oscar Wilde. Infine Robert Harley, primo conte di Oxford e leader dei tories, riuscì a tirarlo fuori di prigione : si fece carico dei suoi debiti, ma in cambio lo scrittore dovette accettare di lavorare per lui come spia.

La grande tempesta del 1703, un ciclone che devastò il sud dell’Inghilterra, uccidendo migliaia di persone, gli ispirerà The Storm, l’opera viene considerata, ancora oggi, pioniera del giornalismo moderno.   

Le avventure di Robinson Crusoe

Quando il 25 aprile 1719 Defoe pubblicò il suo primo e più famoso romanzo, aveva già quasi sessant’anni. Le avventure di Robinson Crusoe, prese ispirazione da un fatto realmente accaduto a un marinaio scozzese che naufragò su un’isola deserta, dove trascorse quattro anni in solitudine, su una delle isole Juan  Fernàndez. Fu un successo entusiasmante, da molti considerato il primo romanzo moderno in lingua inglese che ispirò anche una seconda parte: “Le ulteriori avventure di Robinson Crusoe” (1719), oltre a tutta una serie di opere tra cui la famosa Moll Flanders (1722), in cui racconta una storia dai toni proto-femministi: un miraggio in una società patriarcale del XVIII secolo, nella quale c’era già un accenno a delle piccole richieste che nei decenni seguenti si riversarono in un femminismo più ribelle.

La sua origine puritana e dissenziente di convinto protestante, nei duri anni di lotta civile contro il cattolicesimo, da buon puritano ritrovò nella spiritualità, quella interiorità ricercata nella solitudine come motivo di pace, (e cosa c’è di più solitario di un uomo su un’isola deserta?)

Nell’inno alla gogna i versi più famosi recitano cosi: ” La giustizia impara ad adattarsi all’interesse /e ciò che ieri era merito, oggi è delitto : /le azioni dipendono dal colore dei tempi, e sono virtù o delitto a seconda del vento./ Tu, che sei l’insidia della legge e dello Stato,/ non poni fine al male né spaventi gli onesti;/ l’uno è indurito dall’offesa,/ l’altro è protetto dalla sua innocenza.”

Individualismo, spirito d’iniziativa, operosità e fede in un Dio a misura d’uomo che soccorre innanzitutto chi si aiuta. Sono i tratti tipicamente borghesi del solitario Robinson, amplificati e valorizzati dall’aura romantica del viaggio e dell’avventura. Una delle caratteristiche  che Defoe trasfonde ai suoi personaggi è la trasgressione: dai quali si evince che il successo sul piano economico e sociale si accompagna, inevitabilmente, al pentimento.

Sebbene fosse già avanti negli anni quando scrisse Robinson Crusoe, viene considerato uno dei padri del romanzo moderno: la sua penna ha fuso realtà e finzione, tra personaggi e storie avvincenti, ha nutrito l’immaginazione di ogni ragazzo/a di ogni generazione: con un forte interesse per la società e la politica del suo tempo. 

Consiglio di lettura

Ian Watt – Le origini del romanzo borghese

L’Inghilterra del XVIII secolo vide non solo la nascita e gli sviluppi del più fortunato tra i generi letterari, il romanzo, ma anche profondissimi sconvolgimenti di costume che portarono alla formazione di un diverso e inedito pubblico di lettori. Quest’opera ormai classica di Ian Watt, nello stilare un’analisi attenta a metà tra letteratura, sociologia e storia del costume, spiega come il nuovo pubblico influenzò l’evoluzione e la fortuna delle tecniche romanzesche. Il libro, efficacissimo ritratto della cultura e della società inglesi del Settecento, esplora la nascita del romanzo quale tipico prodotto della società borghese. Prendendo in considerazione tre dei principali esponenti e artefici della nuova forma narrativa (Daniel Defoe, Samuel Richardson e Henry Fielding), Watt ne segue da vicino gli albori, i fasti e la decadenza.

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