Ignác Fülöp Semmelweis fu un medico ungherese che cambiò il volto della medicina intuendo che un gesto semplice come lavarsi le mani poteva salvare la vita di molte donne che morivano di sepsi puerperale. Una geniale intuizione che salvò moltissime puerpere ma gli causò l’ostracismo brutale dei colleghi. Come per tanti benefattori dell’umanità, la gloria e i riconoscimenti furono postumi.
Nasce nel 1818 a Buda, oggi Budapest, quinto di nove figli di un droghiere. Dopo aver ottenuto il dottorato in ostetricia all’Università di Vienna, divenne assistente professore nella clinica ostetrica dell’ Ospedale Generale di Vienna, una struttura pubblica, portata all’eccellenza medico-scientifica per volontà dell’Imperatore Giuseppe II, che offriva assistenza gratuita alle partorienti con lo scopo principale di ridurre l’infanticidio.

Quando Semmelweis prese servizio la situazione non era delle migliori nonostante il reparto fosse gestito alla perfezione e utilizzasse tutte le più avanzate tecniche mediche dell’epoca: la mortalità puerperale era molto alta, una vera e propria epidemia la cui causa era ignota. Tante erano le ipotesi formulate alcune decisamente fantasiose come ricercarne la causa nell’imbarazzo provato dalle madri per essere state visitate da medici maschi o che la causa risiedesse nei “cattivi odori” provenienti dall’obitorio poco distante.
La clinica era frequentata da studenti in medicina che dovevano eseguire quotidianamente numerose autopsie alle puerpere morte per capirne la causa e, contemporaneamente, dovevano anche assistere le partorienti.
In quell’ospedale c’era un altro reparto gestito non da medici ma solamente da infermiere ed ostetriche dove la mortalità era molto più bassa, 3-4%, rispetto a quello gestito dai medici,11%. L’unica differenza fra i due reparti consisteva solo nel fatto che infermiere e ostetriche non assistevano alle dissezioni dei cadaveri.
Sulle basi di questa osservazioni Semmelweis intuì, senza capire come, che forse erano i medici ad infettare le puerpere e introduce una cosa semplicissima, lavarsi le mani con il disinfettante dopo aver sezionato i cadaveri e prima di andare in sala parto. Dopo il periodo di sperimentazione, durato alcuni mesi, il numero delle morti puerperali diminuì vertiginosamente avvicinandosi alla percentuale rilevabile nel reparto delle ostetriche e questo gli valse l’appellativo di “Salvatore delle mamme”.

Semmelweis non poteva spiegare questo in termini scientifici perché ancora Pasteur non aveva mostrato l’esistenza di germi patogeni, cosa che avvenne più tardi, ma intuisce l’esistenza di “particelle cadaveriche” che attaccandosi alle dita potevano essere trasmesse.
Quando Semmelweis espose ai colleghi i risultati della sperimentazione ottenne una reazione inaspettata. Venne insultato dal mondo accademico e dai colleghi, nonostante l’evidenza statistica, perché offesi dalla sua teoria che fossero loro a far ammalare e morire le loro pazienti e che fosse ridicolo lavarsi le mani per qualcosa che “non si vede” anche perché le puerpere “venivano chiamate a lasciare questo mondo dal Buon Dio e non per colpa dei medici”.
Venne licenziato dall’ospedale e finì per cadere in rovina.
Semmelweis cercò di diffondere la sua scoperta scrivendo una serie di articoli e pubblicando un libro, “L’eziologia della febbre puerperale”, che poi diventò un vero e proprio compendio di lotta contro la febbre puerperale, ma la sua teoria fu ignorata dalla maggior parte dei medici dell’epoca.
Cadde in depressione e divenne violento. Venne rinchiuso in un istituto per malati mentali a Vienna dove morì, il 13 agosto 1865, a causa, ironia della sorte, di una setticemia sviluppatasi in seguito a ferite infette riportate durante il ricovero. Le ferite erano state provocate dalle percosse subite dalle guardie del manicomio, e la sua stessa scoperta sull’importanza dell’igiene, che avrebbe potuto prevenire la sua morte, non fu applicata nel suo caso.

Inevitabilmente nel reparto di maternità il tasso di mortalità risalì e ci vollero quarant’anni e i lavori di Louis Pasteur nel 1879 e di Joseph Lister nel 1883 sulla contaminazione batterica perché la geniale intuizione di Ignaz Semmelweis venisse accettata e applicata in modo generalizzato.
E solo allora, nel 1894, la città di Budapest mise fine a uno dei più grandi esempi di pregiudizio nei confronti di un uomo geniale: gli eresse un monumento tombale e poi, nel 1906, una statua, che successivamente sarebbe stata collocata davanti all’ospedale San Rocco.
Infine, gli intitolò la Clinica Ostetrica dell’Università.
La sua storia è diventata un simbolo della difficoltà di accettare nuove idee e scoperte, soprattutto quando queste mettono in discussione le pratiche consolidate. Il “riflesso di Semmelweis” è oggi un termine usato per descrivere la tendenza a rifiutare nuove prove o scoperte, anche quando sono supportate da evidenze.



